Wine&Food

23.12.2019

I vini di Damiano Tommasi:
Ripasso e «Anima candida»

Damiano Tommasi
Damiano Tommasi

Un piccolo vigneto a Fumane, affidato all’esperienza del viticoltore Pietro Zardini, e due nomi del cuore: così nascono l’Amarone «Anima candida» e il «Ripasso 17» di Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori e consigliere della Figc che, dopo la carriera sportiva, ha deciso di dedicarsi alla produzione vinicola con le vigne di proprietà a San Micheletto di Fumane, dove la famiglia abita. Sul piccolo colle del fumanese che vanta la chiesetta del 1200 dedicata al santo, ristrutturata e affrescata, Tommasi produce Corvina, Rondinella e Molinara per l’Amarone e il Ripasso: per quest’ultima tipologia, al nome ha aggiunto quello che è stato per anni il numero della sua maglia, che è anche il giorno della data di nascita (17 maggio 1974).

 

«Anima candida» era invece il soprannome che gli dava Carlo Zampa, speaker dell’Olimpico nel periodo della sua avventura con la Roma. «Battezzare questi prodotti con nomi evocativi della mia esperienza calcistica», spiega, «l’ho ritenuto il miglior modo di unire la mia piccola storia personale con la grande tradizione di San Micheletto e della Valpolicella. Si tratta di una produzione di nicchia, meno di 8.000 bottiglie annue, di cui circa 2.000 di Amarone; le vendite avvengono attraverso la rete commerciale dell’azienda Zardini di San Pietro In Cariano. Mi sono affidato a Pietro per produrre, perché ognuno ha un ambito in cui sa e può eccellere: entrambi siamo soddisfatti della qualità del prodotto. Forse mi dedicherò di più a valorizzarlo».

 

Un’alleanza dunque tra due rappresentanti della Valpolicella, «una terra che va conosciuta attraverso il vino, valore aggiunto che è indispensabile promuovere insieme, in rete». Interpellato sulla mancanza di unità tra produttori, il campione commenta: «La voglia di identità, che ha fatto eccellere nel tempo il prodotto italiano, rischia di diventare un boomerang e far disperdere energie nel momento in cui dobbiamo presentarci a mercati vasti come quello cinese. Se si corre da soli, se si racconta esclusivamente il proprio prodotto anziché il territorio, si dimostra miopia», chiarisce Tommasi, che è stato il primo calciatore italiano ad essere andato a giocare in Cina. «Difendere la qualità non è semplice», aggiunge sul rischio di svalutazione del prezzo dell’Amarone; «anche su questo bisognerebbe fare rete. Ma ci sono cantine che hanno sempre e solo bisogno di vendere. Dobbiamo invece conservare la capacità di proporre questo grande vino in fascia alta». Per il futuro, il campione sta pensando anche al progetto della produzione di olio. •

Laura Zanoni
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