Wine&Food

10.12.2019

Amarone, storico confronto
tra i vini Masi e Dal Forno

Sandro Boscaini e Marco Dal Forno con le annate degustate
Sandro Boscaini e Marco Dal Forno con le annate degustate

Due sensibilità enologiche completamente differenti, due cifre stilistiche di Amarone unite solamente dalla massima qualità espressiva di un vino iconico. In un momento delicato per la Valpolicella del vino mettere assieme, in una serata di degustazione due «mostri sacri» come Masi e Dal Forno è stato un gesto coraggioso, a cui va reso merito al sommelier Enrico Fiorini e al ristorante Tenuta San Martino di Legnago. Sandro Boscaini (Masi Agricola) e Marco Dal Forno, figlio di Romano, hanno accettato il confronto, non facile per la radicale diversità dei vini, mettendo in tavola bottiglie importanti, in alcuni casi uniche.

 

Per Dal Forno un Valpolicella Superiore Monte Lodoletta 2011, un Amarone della Valpolicella Monte Lodoletta 2010, un Recioto Vigne Serè 2003 e infine un Recioto Magnum Monte Lodoletta 1988. Masi ha risposto con un Valpolicella Classico Superiore Monte Piazzo del 2015, un Amarone Classico della Valpolicella Mazzano 2009, un Recioto Amandorlato Mezzanella 2013 e infine una rarità, un Recioto Amandorlato Mezzanella del 1969. Le nubi si sono addensate al momento della chiacchierata: «Valpolicella classica e allargata sono due territori concettualmente differenti», ha confermato Dal Forno; «noi ci siamo caratterizzati per una estremizzazione e un’estrazione esasperata del frutto».

 

E Sandro Boscaini ha concordato: «Un territorio deve essere riconoscibile in quanto tale, non per una cantina, ma per una coralità di produttori. Questo è più facile nella zona classica, grazie ad alcuni produttori storici come Bolla, Masi, Bertani, Allegrini e altri. Manca ancora una amalgama e dunque prevale la voglia di esasperare nella Valpolicella allargata, dove è più facile trovare l'individualità di singoli produttori. Io ammiro i vini di Dal Forno, anche se non c'è dubbio che siano vocati a far emergere una potenza estrema piuttosto che il territorio». Sul problema del clima e dell’innalzamento delle temperature, i protagonisti non si sono detti allarmati; se da un lato Boscaini ha indicato in un ritorno alla pergola una soluzione possibile per riparare i grappoli, dall’altro Dal Forno si è limitato a registrare un dato: «Non è la prima volta che ci si trova di fronte a un ciclo di annate calde, è un fattore meteo che va accompagnato con qualche correttivo».

 

Entrambi si sono poi detti d’accordo sul rischio grave che corre l’Amarone se non si contrasta il trend imposto da alcune cantine che giocano su una discesa dei prezzi. «La parola d’ordine», ha detto Boscaini, «è vocazionalità del territorio, non tutte le cantine possono produrre tutto. Ci sono territori di collina vocati all’Amarone, al Recioto, al Superiore e territori di pianura vocati al Classico. La massificazione ci danneggia». «Non ha senso vendere l’Amarone a 12 euro», ha risposto Dal Forno, «finendo per risparmiare su tutto, non è così che si fa qualità. Il Consorzio dovrebbe imporre un prezzo minimo».

 

Sul futuro della Valpolicella entrambi sono pessimisti: «Se prevalgono certe logiche la Valpolicella non ha un futuro, sta andando incontro al declino, che per certi aspetti è già in atto. Servirebbe una inversione di rotta netta, regole rigide non fondate soltanto sul business imposto da chi produce grandi volumi».

Alberto Tonello
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