Pallone d'oro

28.02.2020

«Sono un mediano alla
Marchisio. Ma mi adatto»

«Difensore centrale? No, sono un centrocampista». Mette subito le mani avanti Lorenzo Lonardi, ventun anni compiuti il 10 febbraio. I colori rossoneri sono la sua seconda casa, dopo la breve parentesi nel settore giovanile dell’Hellas Verona. «Sto concludendo la quarta stagione con l’Ambrosiana, la squadra del mio paese dove ho mosso i primi passi. Qui ho vinto un campionato di Eccellenza e ora siamo terzi in classifica in serie D. Il futuro? Al momento penso solo a chiudere il girone più in alto possibile. Agganciare la capolista Campodarsego sembra difficile ma noi ci proviamo e non lasceremo nulla d’intentato per arrivare almeno a giocarci i play-off», spiega con parlantina sciolta il granatiere (è alto un metro e 90, ndr) della Valpolicella. Si percepisce, nel corso della lunga chiacchierata a bordo campo poco prima dell’allenamento, il sogno di Lorenzo d’approdare nei professionisti. L’età gioca a favore cosi come le prestazioni agli ordini di mister Chiecchi. «È un allenatore che sa motivare, e si tiene continuamente aggiornato», riprende il centrocampista, impiegato a volte al centro della difesa. «Ovvio mi adeguo, per necessità, ad un ruolo diverso ma da sempre amo giostrare in mediana, pronto a “far legna”, ma non solo. Mi è sempre piaciuto un giocatore come Marchisio, non solo per ciò che mostrava in campo ma anche per l’umiltà. No. Non sono un tifoso juventino. Simpatizzo per la Roma: mi attira l’ambiente, i tifosi, e De Rossi quando giocava», continua Lonardi che ha tra i primi tifosi i genitori. «Papà mi segue dappertutto, in casa e fuori, mentre mamma c’è sempre sugli spalti al Montindon». Come tutti è sommerso da parole e avvertimenti collegati al coronavirus. «Mi sembra che ci sia troppo allarmismo. Noi continueremo comunque con gli allenamenti per farci trovare pronti alla ripresa del campionato nel tentativo di arrivare più in alto possibile», sorride Lorenzo secondo di due fratelli. Nella testa del ventunenne di Sant’Ambrogio scorrono le immagini di una delle sue migliori prestazioni: «La stagione scorsa in casa della Virtus Bergamo dove ottenemmo una vittoria basilare sulla strada della salvezza». Ma ricorda anche gli scherzi con i compagni di squadra. «Siamo un gruppo affiatato, tra noi c’è intesa. Diciamo che con Nicolò Pangrazio ho un feeling ancora più consolidato dato che siamo insieme da quattro stagioni. Un ragazzo eccezionale che ha saputo ritornare a giocare a buoni livelli dopo l’operazione all’anca». E il Pallone d’Oro? «È una iniziativa molto bella perché dà l’opportunità a molti di noi di avere una vetrina importante. Una cosa però è certa: mi darò da fare per raccogliere i tagliandi a favore di Gianmarco Scalera, il nostro portiere. E tu? Penso sia giusto puntare sui giovani». •

Stefano Joppi
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