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Bronzo

Guerra, il Dna del bomber «Sono una punta da spalle alla porta. E ho il piede giusto per imbucare»

di Andrea Marchiori
Alessandro Guerra del Venera
Alessandro Guerra del Venera
Alessandro Guerra del Venera
Alessandro Guerra del Venera

Alessandro Guerra è cresciuto con il gol nel sangue. Attaccante, classe 1994, veste i colori del Venera calcio, formazione militante nel girone C di Seconda categoria. Sono 16 finora i centri in campionato.

Un’abitudine, quella del centravanti, che si porta dietro dalla giovane età.

«Oggi sono la classica prima punta, mi piace giocare spalle alla porta, anche se in passato ho spesso giocato seconda punta, mi sono sempre trovato bene, ho il piede anche per imbucare. Sono al Venera da 3 anni» racconta Alessandro, «quest’anno ho trovato continuità, e voglio rimanere in Seconda».

La trafila calcistica dell’attaccante, infatti, è di tutto rispetto: «Ho giocato al Legnago, in Serie D, ho fatto anche 8 presenze da fuori quota, poi, la testa, soprattutto a quell’età, sai com’è, non aiuta. Sono poi andato alla Provese, in Promozione, per poi tornare in ritiro in Serie D con il Legnago. Da lì sono passato al Casaleone, dove sono rimasto ben 8 anni». Di mezzo l’ostica rottura del crociato, prima di passare un anno «al Bevilacqua, dove mi voleva Andreetto che ho conosciuto al Legnago. Poi sono andato al Venera perché hanno creduto in me. Rimasto qua perché quando ti trovi bene in una società ci resti».

Le tre operazioni subite al ginocchio nel corso degli anni non hanno spezzato l’amore per il calcio di Alessandro «Continuare? Sì, anche se ho appena avuto una bambina, ed ora è la mia priorità assoluta».

Aldilà delle soddisfazioni personali in termini realizzativi, Alessandro pretende di più da sé stesso e dalla squadra: «Non siamo soddisfatti della stagione. Però giovedì abbiamo il recupero, se vinciamo con Cà degli Oppi andiamo a -2 dalla zona playoff. Abbiamo perso tanti punti per partite sbagliate da noi, più che bravura degli altri. Ci sono squadre attrezzate», prosegue, «ma nessuno mi ha impressionato. Ci sono squadre valide, come Villabartolomea, gioca bene, molto bene, a volte meglio anche di noi, poco ma sicuro, ma guardando i nomi del Venera e di altre squadre, sono in linea».

La nomination al Pallone di bronzo segno di affetto da parte della dirigenza. «Ringrazio molto la società, sono e sarò sempre molto grato al Venera, nel momento del bisogno mi hanno accettato». 

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