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GIURIA TECNICA

«Il mio ora va a Campobello Biroli e Ghirigato sono top»

di Riccardo Perandini
«Le basi del mio calcio? Deve esserci divertimento Barnaba dell'Oppeano mi piace: non molla mai nulla Begnoni e Cinquetti cult: lo dicono le loro carriere»

Mai così in alto. Quattro parole bastano per l'estrema sintesi della felicità. Storie di picchi e mesi ricchi. Michele Cherobin ed il Montorio toccano con un dito il punto più alto delle rispettive parabole: mai avevano raggiunto quota 48 punti in Eccellenza. Una dolcissima primavera montoriese. Il risultato di oggi è l'apice di una scalata: entrambi, Cherobin come tecnico, il Montorio come società, sono stati protagonisti di una brillante cavalcata dal basso. Col naso sempre rivolto all'insù, con ambizione senza presunzione. Consapevoli del valore di ogni passo. Ciascuno a suo modo, con il proprio stile. Fino allo scoprirsi finalmente adatti per incontrarsi. Cherobin ed il Montorio: binomio vincente verso il doppio apice delle rispettive parabole.

C'è una sintesi comune nel doppio risultato?
«Il piacere d'averlo raggiunto insieme. Personalmente devo un ringraziamento all’intero ambiente Montorio per la condivisione ed il sostegno dimostrato nei miei confronti in questi mesi. Quella di quest'anno è l'Eccellenza più dura e qualitativa di sempre: ottenere un risultato in questo contesto ha valore doppio».

È il suo terzo subentro dagli esiti felici: Belfiorese, Oppeano, Montorio. Qual è l'ingrediente che non può mancare per un tecnico chiamato ad incidere subito?
«Rimanere sè stessi mentre si valuta una squadra trasformarla. Ognuno deve poter trovare il punto d'incontro tra ciò che ha a disposizione e il contributo che intende portare. Equilibrio rimane la parola d'ordine».

Il principio del calcio cherobiniano?
«Divertimento, l'ho detto, lo ridico e lo ripeterò sempre. Il calciatore dilettante deve divertirsi. Solo se si diverte può trovare la voglia di essere serio nella preparazione delle partite. Chi agisce con piacere rende di più».

Il punto di svolta nell'anno montoriese?
«Le prime tre partite per fare quadrato, il cambio di modulo per riconoscersi nel modo di stare in campo. Il 3-5-2, all'occorrenza 5-3-2, ha dato certezze. Il resto è stata una conseguenza».

Lunga è la sua esperienza di allenatore: iniziamo la giuria tecnica. I tre prescelti per la zona oro?
«Io giudico sempre chi conosco bene. Per cui nomino tutti i miei ragazzi candidati: Campobello in testa, poi Hrabar e Meneghelli».

La ragione dell'oro a Campobello?
«Intelligenza umana e calcistica, grande senso tattico. Ottimo come laterale, può avere un futuro da difensore centrale: un calciatore pensante, che merita attenzione. Ricordiamoci che è un 2003».

A chi assegnerebbe la Panchina d'oro?
«Io ho due nomi: Matteo Biroli dell'Audace e Alessandro Ghirigato del Team».

Il podio della zona argento?
«In testa un inossidabile: Mattia Barnaba dell'Oppeano, uno che non molla mai. Poi Arduini del Team, una delle ultime bandiere del calcio veronese; infine uno che dà del tu alla palla: Herber dell'Audace».

Il trio per il bronzo?
«Due nomi cult: Cinquetti del Cisano e Begnoni del Parona. Poi Nicolò Beltrame dell'Atletico Squarà»