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PALLONE D'ORO

Il difensore sta vivendo la terza stagione a Montorio

Il rammarico c’è. «Dovevamo fare molto di più considerato l’organico a nostra disposizione». Va dritto alla questione Corrado Campobello, giocatore del Montorio. Il diciannove difensore non cerca attenuanti e ammette che lui e i suoi compagni avrebbero dovuto mirare ai play-off anziché ad un campionato di media classifica. «A dir il vero ci manca ancora un punto per la matematica salvezza», allarga le braccia il giocatore alla terza stagione con la casacca neroverde. «Ho iniziato nei Pulcini dell’Intrepida per poi approdare alle giovanili del Verona. Prima del passaggio alla Primavera gialloblù la chiamata al Montorio dove ormai mi sento parte della famiglia. Faccio fatica a pensarmi con un’altra maglia. Qui mi trovo benissimo soprattutto con i miei amici per la pelle Michele Zocca, Leonardo Meneghelli, e Fabio Giacomi. Ci hanno ribattezzato i quattro moschettieri per via del nostro profondo legame. Stiamo quasi sempre insieme anche fuori dal rettangolo di calcio», continua Corrado di Madonna di Campagna. Ci tiene a sottolineare la sua provenienza perché sente l’affetto delle tante persone che per lui si sono messi in gioco per lanciarlo nell’iniziativa del Pallone d’Oro. «È incredibile. Con mio padre Ernesto ci siamo detti, proviamo a partecipare così senza tanto assillo. La voce si è sparsa in zona e sono tante le persone, soprattutto anziane, che vanno da mio papà, ora pensionato, per portargli i coupon del L’Arena. Mi sento di ringraziarli di cuore», afferma Campobello che quando stacca dal lavoro (è impiegato presso la Carma di San Martino Buon Albergo) e gli allenamenti con il Montorio si diletta ad allenare i Pulcini dell’Intrepida. «Mi rilassa, mi piace e mi sento utile», riprende il ragazzo che ha quasi sempre giocato in questa stagione. «Sono un naturale terzino destro ma molte partite le ho disputate come quinto di centrocampo. Sono stato fuori per infortunio circa un mesetto. A gennaio, alla ripresa, nella sfida con l’Eurocassola durate uno scontro di gioco mi sono rotto lo zigomo e ho quasi perso i sensi. Sono stato trasportato all’ospedale di Padova e per fortuna la sera già dimesso. Il mio avversario mi è venuto addosso come una furia e poi nemmeno si è degnato di sapere come stessi. Nemmeno la società patavina ha chiesto notizie ai miei dirigenti. Bella sportività», racconta Campobello tifoso del Napoli. «Lo so è un pochino strano per un veronese ma papà è di origini campane. È diventato naturale tifare per gli azzurri e in particolare per Di Lorenzo, un giocatore straordinario», continua Corrado il più piccolo di quattro fratelli. «Marco, il maggiore, ha giocato anche nelle giovanili del Mantova. Era un buon attaccante ma un infortunio lo ha fatto smettere. La serie D? Certo mi piacerebbe, ma con la maglia del Montorio. Il mio futuro lo vedo qui insieme agli altri moschettieri e al gruppo storico fatto di giocatori di valore come N’Zè, Michele Vesentini e Lavagnoli. Tutti ragazzi che hanno già giocato in categorie superiori e che hanno i numeri e le qualità per portare il Montorio in alto».