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PALLONE D’ARGENTO

È una sfida tra i pali Leso vola in alto «L’idolo? Sorrentino»

di Luca Sguazzardo
Il portiere dell'Isolarizza promette «Siamo retrocessi, ma ci rifaremo»

È l’anno dei portieri nel Pallone d’argento. Non ci sono dubbi. I voti arrivano alla nostra redazione e le classifiche dicono che i nomi favoriti alla vittoria finale nel Pallone d’argento sono i numeri uno. Dopo Andrea Fumanelli, Francesco Bonato e Mirko Adami, stavolta è il turno di Pietro Leso, aitante estremo difensore dell’Isolarizza che purtroppo è retrocessa in Prima categoria, «e questo mi dà un enorme fastidio. Primo perché abbiamo lottato fino alla fine. E poi perché la società proprio non lo merita, visto l’impegno e la voglia di fare bene. Ma ci riproveremo nel prossimo torneo», assicura Pietro. Ha le idee chiare il ragazzo di San Giovanni Lupatoto, visto che è al secondo anno di architettura a Milano, «è una facoltà che sento mia. E ho già dei progetti per il futuro…», che ovviamente Pietro non rivela. La domando per i primi della classe del Pallone d’argento è sempre quella: perché si diventa portiere? Stavolta è la risposta che sorprende. «A dieci anni giocavo in attacco, ma prendevamo sempre un sacco di gol. Ci voleva una svolta e così ho deciso di andare in porta e prendermi quella responsabilità. Una responsabilità pesante». Altroché. Più chiaro di così… Nel suo curriculum ci sono Mozzecane, Virtus, Sona, Cavalponica e Isolarizza in questa stagione. «I voti li raccolgono i nonni, mio papà Simone e la mamma Michela tra una foto e l’altra su tutti i campi della provincia», racconta. Una mano la dà anche Rafaela la mia ragazza. È nonno Paolo, in ogni caso, che controlla e coordina il tutto». Ci sarà stato un portiere che ti ha acceso la curiosità e la voglia di indossare i guantoni e la maglia numero uno… «Stefano Sorrentino, il portiere del Chievo. Andavo a vedere gli allenamenti e la sua maniera di stare in porta è quella che mi ha ispirato», rivela il portiere. «Soprattutto per come comandava la difesa e per l’attenzione per i particolari che metteva sia in allenamento che in gara». Se ci fosse una chiamata da una squadra di categoria superiore nella prossima stagione? «Ascolterò e poi deciderò. Ho sempre fatto così», risponde. «Come dico il calcio è un bel passatempo e ti aiuta a stare in forma me lo pratico sempre con tantissima passione», conclude. •.