Pallone d'oro

06.03.2020

Antenucci Bros, quando
il gol abita in famiglia

Il gol è il suo pane. Andrea Antenucci, 31 anni, molisano da due stagioni al Vigasio, sorride quando sente parlare del Pallone d’oro. «La prima volta per me. Non conoscevo questa iniziativa che ritengo molto bella e giusta per valorizzare il calcio dilettantistico. Ho girato in parecchie parti d’Italia, ma non mi sono mai imbattuto in un concorso simile. Forse sarebbe giusto, ma è una mia opinione personale, abbinare alla raccolta dei tagliandi anche dei voti deliberati da addetti ai lavori: penso ad allenatori, direttori sportivi. Di certo rimane una finestra molto importante sul nostro mondo calcistico». Che per forza maggiore sta subendo tutte le limitazioni imposte dal Coronavirus. «È una situazione strana perché continuiamo ad allenarci tutti i giorni pur sapendo che la domenica non si scende in campo. Abbiamo voglia di giocare, di rivivere le tensioni, l’adrenalina che sprigiona una partita». Una sosta forzata che vi ha penalizzato? «Senza dubbio. Eravamo in serie positiva da tre turni, io venivo da due reti consecutive. Insomma la squadra c’era. Ovvio non è colpa di nessuno e sono sicuro che alla ripresa continueremo nel percorso positivo verso lidi sicuri». Ci credete alla salvezza diretta? «Eccome. A Natale eravamo a 13 punti dalla zona tranquilla. Ora siamo solo a meno quattro. Sentiamo che l’aria è cambiata dopo un avvio di campionato davvero sotto tono, con molti punti persi in malo modo. Certo a dicembre la serie di nuovi arrivi ci ha permesso di cambiare marcia. Il difensore più ostico che ho incontrato? Il capitano del Mestre (Gritti ndr). È stato nell’ultima di campionato dove, in Laguna, meritavamo molto di più di un punto», racconta Antenucci mentre calpesta il terreno di gioco del centro sportivo Antares di Villafranca. «Ogni tanto veniamo qui ad allenarci, anche per salvaguardare il comunale di Vigasio. A Mirco, il suo fratello più celebre già capitano della Spal in serie A e attuale bomber dell’ambizioso Bari di Aurelio De Laurentiis, l’avvicina il ruolo di centravanti. Ma non solo. «Abbiamo in comune più di un colpo. Ce lo diciamo spesso ma è chiaro che vorrei tanto avere molte più somiglianze tecniche», s’illumina Andrea che non fa nulla per nascondere il grande feeling con i suoi fratelli, oltre ai genitori. «Sono il più piccolo dei tre e vivo qui da solo ma appena possiamo ci riuniamo. Al telefono il contatto è quotidiano: ci confrontiamo su tutto, ci diamo consigli. Mio fratello maggiore possiede un’azienda di giochi per bambini che lavora per i parchi divertimenti e io faccio da commerciale per lui. Certo ho nostalgia di casa ma il calcio rimane ancora la mia prima attività e per questo non ho avuto remore a lasciare il Brindisi e salire a Vigasio per continuare ad inseguire i miei sogni e coltivare la mia passione». •

Stefano Joppi
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