24.10.2019

Weart, il tatto che si trasmette e non ha più confini

L'anello WeArt
L'anello WeArt

Non siamo alla telepatia del tatto. Perché a permettere la condivisione delle percezioni tattili non è il pensiero, ma un oggetto innovativo «made in Italy». Stiamo parlando, per dirlo con un acronimo, di Weart (Wearable Robotics Technology): un anello che trasmette la sensazione del tatto da una persona all’altra, anche a distanza, o la ricrea – associata a un film, a una musica, a un videogioco, all’e-commerce o alla realtà aumentata – amplificando così le percezioni sensoriali. Innovazione tutta italiana, dicevamo, sviluppata sull’asse Siena-Milano.

 

La tecnologia è nata infatti nel cuore della Toscana, all’interno di SIRSLab (Siena Robotics and Systems Lab), laboratorio di ricerca dell’Università di Siena che si occupa di robotica e tecnologie legate alla manipolazione e al senso del tatto. È stata poi sviluppata in collaborazione con e-Novia – la Fabbrica di Imprese con sede a Milano – attraverso l’omonima società che vede tra i fondatori oltre alla stessa e-Novia, Guido Gioioso, Giovanni Spagnoletti e il professor Domenico Pratichizzo.

 

Ma come funziona Weart? Trasmette e ricrea la sensazione del tatto da una persona all’altra con l’ausilio di musica, immagini o realtà aumentata per amplificare le percezioni sensoriali. «I device che stiamo sviluppando - spiega Guido Gioioso, co-fondatore della start up - possono essere visti come l'equivalente di microfoni e speaker per il senso del tatto. Da un lato permetteranno di registrare le interazioni tattili di un utente mentre esplora o afferra oggetti che lo circondano, in termini di forze, vibrazioni e cambiamenti di temperatura. Dall'altro potranno riprodurre, "mettere in play", queste sensazioni, realizzando per il senso del tatto quel processo di digitalizzazione che è già avvenuto per la vista e l'udito». Due utenti distanti tra loro potranno così, per esempio, grazie a questi dispositivi, scambiarsi e condividere sensazioni tattili (anche in tempo reale durante una videochiamata) che si andranno ad aggiungere a quelle audio e video, comunicando attraverso un canale, quello del tatto appunto, che è fortemente legato alla nostra sfera emotiva. Il “microfono” tattile è fatto da sensori tattili: il dispositivo registra segnali fisici quali pressioni, vibrazioni e temperatura. Lo “speaker” ha a bordo degli attuatori, componenti che riproducono sulla pelle ruvidezza, consistenza e le sensazioni di calore e freddo. Per il tatto, così, non ci sono più confini.

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