17.02.2020

Meduse, i «cyborg» degli abissi

Una ricostruzione grafica delle meduse «attrezzate» con un piccolo sensore azzurro
Una ricostruzione grafica delle meduse «attrezzate» con un piccolo sensore azzurro

Nonostante gli sforzi della scienza per esplorare l’oceano, la maggior parte delle sue profondità resta invisibile. Nemmeno strumenti costosi come sottomarini che sfidano la profondità e droni nuotatori riescono a coprire questa enorme superficie. Ma creature viventi come le meduse che pervadono già gli oceani, possono rappresentare una soluzione: i ricercatori del California Institute of Technology e della Stanford University stanno cercando di trasformare questi fragili organismi in cyborg controllabili. Hanno quindi creato una sorta di pacemaker, un dispositivo a impulsi elettrici che, attaccato sui capelli delle meduse permette loro di muoversi tre volte più velocemente: una protesi, «per nulla invasiva perché di soli due centimetri di diametro», assicurano i ricercatori. Quanto basta, tuttavia, per far correre la medusa a una velocità compresa tra i 4 e i 6 centimetri al secondo, rispetto alla sua che si ferma a 2 centimetri. Gli scienziati hanno testato questo dispositivo, controllabile via wireless, su sei meduse all’interno di una vasca e hanno scoperto anche che non provoca stress negli animali. Le meduse non hanno cervello né recettori del dolore, ma quando sono sotto pressione producono un muco che nel corso degli esperimenti non è stato secreto. Inoltre, l’installazione della protesi non provoca conseguenze perché, una volta tolta, le meduse possono continuare a nuotare come se niente fosse. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances. Ci sono tuttavia ancora dei limiti, che i ricercatori dell’università stanno cercando di superare. Per ora, infatti, il dispositivo non consente di controllare la direzione del moto, che è decisa dall’animale. In futuro, meduse munite di protesi potrebbero scandagliare i mari misurandone acidità, livelli di ossigeno e temperatura. Inoltre la velocità potenziata permetterebbe di esplorare diverse profondità e di non farsi condizionare dalle correnti marine. «Con alcune modifiche relativamente semplici, pensiamo che sia possibile guidare questi animali, dicendo loro ad esempio 'Fai una svolta a sinistra qui, fai una svolta di 30 gradi lì, fai una inversione a U in quest'altro luogo», spiega il coautore John Dabiri, ingegnere meccanico. Aggiungendo ulteriori sensori, sottolinea Dabiri, «le meduse potrebbero registrare la temperatura dell'oceano, la salinità, il ph». Con diversi vantaggi rispetto ai robot marini. In primo luogo, possono sopravvivere per anni, alimentandosi mangiando. La protesi richiede una batteria, ma poiché il suo compito è semplicemente quello di stimolare gli elettrodi e non alimentare un motore, le versioni future potrebbero essere minuscole: i ricercatori affermano che una medusa «potenziata» nell’esperimento si è dimostrata da 10 a mille volte più efficiente dal punto di vista energetico rispetto a un robot. La raccolta di questi dati potrebbe rivelarsi fondamentale. La comprensione dei modelli nell’oceano può aiutare a migliorare la capacità di prevedere il tempo. Ma possono diventare utili in futuro anche per dirigere le attività marine, indirizzando ad esempio i pescatori verso aree nelle quali hanno probabilità di incontrare determinate specie.

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