Book week

Rizzo: «Quei cento magistrati che decidono pure i politici»

Sergio Rizzo a Book Week
Sergio Rizzo a Book Week
Book week - Rizzo

«Questo libro non ha cambiato nulla per chi davvero esercita il potere in Italia: si continua a esercitarlo come prima e come nulla fosse. Anche se so per certo che questa inchiesta ha dato e dà fastidio». Con queste parole, gravi ma anche sostanzialmente rassegnate, Sergio Rizzo ha presentato sul Molo De' Paoli a Torri il suo volume dal titolo: «Potere Assoluto. I cento magistrati che comandano in Italia».

Puntuale, alle 18.30, nella splendida cornice gardesana del porto di Torri, il noto giornalista ha lasciato non solo con la bocca aperta ma ha fatto fare anche il pieno di amarezza al pubblico che ha seguito, con molta attenzione, la presentazione durante la prima edizione del Festival del Libro Book Week organizzata dal gruppo Athesis e da Italypost. Rizzo ha spiegato con esempi concreti la sua ultima fatica letteraria: «ci sono magistrati, un centinaio circa e quasi tutti sconosciuti, che scrivono le leggi che regolano le nostre vite, e decretano come applicarle. Sono al vertice dei ministeri dove, a volte, contano più degli stessi ministri». «Anzi», ha aggiunto, «gira voce che siano loro stessi a scegliere i ministri. Le loro sentenze possono cambiare i destini di interi settori dell’economia nazionale, invalidare i risultati di un concorso pubblico, far decadere un presidente di Regione, cancellare la nomina di un procuratore della Repubblica. Governano anche il calcio: amministrano infatti la giustizia sportiva, decidono le squalifiche e le vittorie a tavolino, stabiliscono se una squadra si può iscrivere a un campionato. Presiedono i comitati delle grandi aziende commissariate. E sono arbitri nelle liti fra enti pubblici e imprese private, con parcelle a parte». Ma non è tutto. La analisi di Rizzo sui mali della giustizia amministrativa italiana è stata impietosa: «questi magistrati hanno in mano le vere leve del potere in Italia e contano più dei politici».

«Lo scandalo», ha detto, «è che occupano posti politici senza essere stati eletti ma semplicemente distaccandosi dentro ai vari ministeri, come capi di gabinetto dei ministri, come capo legislativo di Palazzo Chigi, ad esempio. Sono gli stessi che hanno emanato i famigerati Dpcm che, durante il Covid, tanto hanno fatto arrabbiare gli italiani. E poi cosa fanno? Tornano a fare i magistrati. Ma quale credibilità può avere questo sistema giustizia?». «Il nostro, in teoria, sarebbe un Paese democratico ma, in pratica, è governato da queste figure che non sono imparziali e non sempre sono oneste e perbene. Quale terzietà quindi può avere la giustizia se anche i politici sono, di fatto, sotto scacco di queste figure?», ha chiesto Rizzo. Il giornalista ha citato poi il caso di Franco Frattini, attuale capo del Consiglio di Stato organo che, assieme al Tar, è quello che fornisce la maggior parte di questi magistrati. «Frattini è stato un magistrato, poi ha fatto quattro mandati da parlamentare in cui ha fatto il viceministro della Funzione Pubblica, poi il ministro della Funzione Pubblica, poi il ministro degli Esteri e, quando era ministro, nonostante non lavorasse come magistrato, l'organo indipendente che valuta i magistrati lo ha promosso a presidente di Sezione. Cosa che gli ha consentito poi di diventare capo del Consiglio di Stato. Una magistratura che giudica e promuove se stessa anche se non lavora quale credibilità può avere?», è tornato a chiedere Rizzo. Dal pubblico è stato chiesto quale sia la terapia possibile per questa situazione. «Ci devono pensare i politici», ha detto il giornalista e scrittore, «ma non è facile perchè la classe politica è totalmente impreparata. C'è una carente formazione della classe dirigente che è quindi debole. Che tutti possano fare tutto è una bestialità, è falso. Questo fa sì che un ministro "leggero" non abbia neanche le capacità per capire cosa faccia il suo capo di gabinetto. E questa è gente scafata, preparata, che sa fare le leggi». «Bisognerebbe anzitutto abolire l'organo di autogoverno dei magistrati amministrativi lasciando solo il Csm, previsto dalla Costituzione», ha chiuso Rizzo, «e poi lasciare fuori dalla giustizia i magistrati che hanno rivestito ruoli politici. E' scandalosa una situazione come questa che, di fatto, impedisce che ci sia una reale democrazia. La politica è sottomessa al potere di questi giudici amministrativi che sono dentro i gangli della politica stessa». Infine l’incontro con Roberto Siagri, autore di «La servitizzazione. Dal prodotto al servizio» è stato condotto da Filiberto Zovico presidente di Italypost.

Gerardo Musuraca