NUOVE PROFESSIONI

Unfluencer, quando i social diventano lavoro

Le storie di tre giovani «Il web resta un canale di comunicazione enorme, da sfruttare al meglio»
Sul web Gli Unfluencer, ospiti dell'evento Athesis
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I social non sono solo trash. I più giovani non si rivolgono solamente alla generazione Z, anzi. Sfruttare il web, Tik Tok o Instagram che sia (Facebook non è nemmeno nominato) è la vera sfida. Tutti argomenti che sono stati trattati dagli influencer - ma non chiamateli così, loro sono Unfluencer - Andrea Nuzzo, Valentina Pano e Giacomo Panozzo. Il racconto dei social fatto da chi lì sopra ci vive e ci lavora è un racconto che potrebbe spiazzare. È una storia diversa da quella che si potrebbe pensare. Così l'ha spiegato Andrea Nuzzo, 291mila follower su Tik Tok e altri cinquantaseimila su Instagram: «Dopo il liceo mi sono iscritto ad una facoltà universitaria ma subito ho capito che non faceva per me. Ho invece capito, smanettando sul web, che lì c'era tanto potenziale. Ho cambiato e mi sono laureato in comunicazione». Ha creato un progetto in cui si parla di cultura, ma sui canali dove, solitamente, questa non arriva. Ecco quindi la rivoluzione. «Ho chiuso la partita iva, aperto una società con altri cinque ragazzi. Ognuno di noi si occupa di una materia in specifica», aggiunge. E poi, parlando a nome del gruppo di lavori, sottolinea: «Ci piace essere chiamati Unfluencer perché non sono siamo influencer nel vero senso della parola. Siamo qualcosa di diverso. Spieghiamo concetti che solitamente non trovano spazio su questi social». Valentina Pano, invece, anche lei è una Unfluencer con 72mila follower su Tik Tok e ventiduemila su Instagram, sottolinea: «I social sono un enorme canale di comunione e deve essere sfruttato nel migliore dei modi. Ma la cosa importante è che non devono essere demonizzati. Io, ad esempio, amo scrivere e condivido i miei testi, arrivo a tantissime persone. Per questo dico che i social non sono il male assoluto, ma bisogna fare attenzione e non farli passare neanche come il bene assoluto. Serve capirli prima di tutto». Giacomo Panozzo - 272mila su Tik Tok e diecimila su Instagram - ha lo stesso approccio degli altri compagni di viaggio: «Ti devi approcciare in un mondo dove ci sono tanti pregiudizi. I social sono una piazza sconfinata che chiunque può riempire. Si può fare qualsiasi cosa. La difficoltà sta nell'andare in quella piazza e raccontare qualcosa che abbia davvero un senso. Io parlo di storia, ma non è facile: chi apre Tik Tok non vuole sentir parlare di storia, generalmente. E invece con noi è diverso, ci siamo inventati questa cosa. A volte», conclude Giacomo Panozzo, «il lavoro va anche inventato e portato avanti perché può scaturire da quello che ti piace. Noi giovani dobbiamo trasformare queste passioni in lavoro, questo è il compito che dobbiamo portare avanti». .

Nicolò Vincenzi