LA STORIA

«Sognavo di fare l’ingegnere. Ora ho trovato la mia felicità»

Lavoro e dignità - Mattia Boarin alla fine di una giornata alla Zanini & Melchiori (FOTO MARCHIORI)
Lavoro e dignità - Mattia Boarin alla fine di una giornata alla Zanini & Melchiori (FOTO MARCHIORI)
Lavoro e dignità - Mattia Boarin alla fine di una giornata alla Zanini & Melchiori (FOTO MARCHIORI)
Lavoro e dignità - Mattia Boarin alla fine di una giornata alla Zanini & Melchiori (FOTO MARCHIORI)

Cosa sognavi di fare da piccolo? «L’ingegnere nucleare. Tutti i miei amici volevano diventare astronauti o calciatori. Ma io avevo deciso per quella strada». Mattia Boarin ora ha 25 anni e da Cerea, dove è nato, si è trasferito in città, passando per Foligno e Parma. E tra un’esperienza all’altra, lavorando come magazziniere, commerciale, militare, i suoi sogni sono si sono trasformati, sono cambiati. Come tanti ragazzi della sua generazione, Boarini cerca l’indipendenza ma anche equilibro tra lavoro e vita privata: «Voglio avere tempo libero per me, per la mia fidanzata e, in futuro, per la mia famiglia». Ci sta riuscendo, grazie a un contratto firmato con un’azienda di Bussolengo che gli sta garantendo proprio questo: «Gratificazione e serenità». Gli ultimi sei anni, da quando ne aveva 19, è bene ricordarlo, sono stati per lui un percorso a ostacoli che, un po’ alla volta, lo ha portato a vedere chiaramente l’obiettivo. «Dopo il liceo scientifico mi sono iscritto all’Università di Ferrara, Biotecnologie. Mi piaceva e andavo meglio di quanto pensassi», ricorda. Ma quel capitolo della sua vita era destinato a finire presto. «Successero dei fatti nella mia famiglia che costrinsero me, primo di quattro figli, ad andare a lavorare. Serviva una persona in più che portasse a casa lo stipendio». Chiusi i libri, si aprirono le porte del supermercato Tosano di Cerea: Mattia venne assunto come magazziniere, «un lavoro estenuante fisicamente. Mi era stato proposto un apprendistato ma sapevo che non potevo durare a lungo lì. Ci rimasi un anno, poi cercai dell’altro». Prese il treno e scese a Foligno, deciso a iniziare la carriera nell’Esercito. E qui, «una chiacchierata con un tenente colonnello fece chiarezza su quel presente e, soprattutto sul mio futuro: lui era originario dell’Aquila e riusciva a vedere pochissimo la moglie e i suoi figli. Non era quello che volevo io per la mia vita: certo, dovevo lavorare, essere gratificato professionalmente ma anche avere la possibilità di costruirmi una famiglia».
La persona con cui realizzare questo progetto di vita già ce l’aveva, Rachele, la sua fidanzata. L’aveva conosciuta a Verona, dove era tornato dopo aver chiuso l’esperienza militare. E dove si rimise subito alla ricerca di un lavoro. Lo trovò su Facebook: rispose a un annuncio e iniziò a fare il commerciale per un’azienda, call center al mattino e visite a domicilio al pomeriggio per vendere contratti di fornitura di gas e luce. Prima a Verona, poi a Parma, dove era stato trasferito con la promessa di avere un ufficio tutto suo. «Vivevo una situazione di frustrazione, sotto una continua pressione, mentre Rachele, che aveva lasciato il lavoro a Verona per seguirmi, passava le giornate a fare le pulizie nelle case. Dovevamo sbarcare il lunario».
Non durò molto: tornarono a Verona e la svolta arrivò grazie a un’agenzia interinale, InJob: In soli due giorni arrivò la prima proposta di lavoro, un contratto estivo alla Volkswagen Group Italia. «Una parentesi, al termine della quale capii che non devo accontentarmi, che dovevo cercare il meglio per me. In sole due settimane arrivò la proposta dall’azienda in cui mi trovo ora, la Zanini&Melchiori che si occupa di porte e serramenti». Boarin a ottobre festeggerà un anno dall’inizio del contratto: per ora ha un apprendistato che, a scadenza dovrebbe, diventare contratto a tempo indeterminato. «Faccio l’autista, gestisco il magazzino, mi vengono date molte responsabilità: è impegnativo e gratificante perché sento che i miei capi si fidano di me. Quello che faccio ogni giorno è importante per l’azienda. E quando esco dall’azienda, alle 17, ho il tempo per me e per Rachele». Fra due anni, nell’aprile del 2024, hanno deciso che si sposeranno, la data è già fissata. «Poi compreremo casa. Non faccio l’ingegnere nucleare o l’astronauta, ma ho trovato la mia felicità».

Francesca Lorandi