ASSESSORI REGIONALI

«Più ore di laboratorio e alternanza sistematica. Così attraiamo i giovani»

Le responsabili di lavoro e formazione chiedono una riforma che porti i ragazzi verso le professioni che siano consone alle loro aspirazioni
Colleghe Melania De Nichilo Rizzoli ed Elena Donazzan ieri a Verona
Colleghe Melania De Nichilo Rizzoli ed Elena Donazzan ieri a Verona
Colleghe Melania De Nichilo Rizzoli ed Elena Donazzan ieri a Verona
Colleghe Melania De Nichilo Rizzoli ed Elena Donazzan ieri a Verona

Veneto e Lombardia sono le locomotive industriali d'Italia, le loro politiche del lavoro diventano spesso modelli a livello nazionale. Possono cercare insieme la soluzione al grande problema, far sì che le aziende trovino il personale di cui hanno bisogno e che cercano? Marino Smiderle, direttore de Il Giornale di Vicenza, ieri ha posto la domanda a Elena Donazzan e Melania De Nichilo Rizzoli, assessori al lavoro e alla formazione rispettivamente del Veneto e della Lombardia. Parlare di lavoro, ha puntualizzato Smiderle, significa confrontarsi con inattese e profonde contraddizioni: mentre da un lato le aziende sono disposte ad assumere, come evidenziato dalla ricerca illustrata da Luca Romano, dall'altro i dati Istat parlano di un calo delle persone che cercano occupazione, e di un aumento degli inattivi.«Si dice che ai giovani vada insegnata la bellezza del lavoro. Ma anche in Veneto, con la tradizione che abbiamo?». «Sì - è la risposta di Elena Donazza - perché fino a non molto tempo fa in Veneto davamo per scontata la cultura del lavoro, anzi, era disdicevole non lavorare in azienda con i propri familiari. Negli ultimi anni è prevalso un altro imperativo: studia, altrimenti ti mando a lavorare. Ma il paradigma deve essere il lavoro come realizzazione di sé. Sono le competenze a dover essere date per scontate». Nel 2005, ha ricordato Donazzan, la Regione avviò un percorso con le associazioni datoriali per fare orientamento verso la formazione tecnica e professionale. «La discrasia è quando raccontiamo storie ma rimaniamo sui luoghi comuni. Si parla dei Neet: con "Garanzia giovani" abbiamo dato a 116 mila giovani l'opportunità di fare esperienza di lavoro. Le imprese corrono dietro ai ragazzi, la disponibilità deve diventare un fatto di sistema». Melania De Nichilo Rizzoli ha citato l'iniziativa "Formare per assumere": «Durante il lockdown molte imprese richiedevano personale specializzato, abbiamo ideato questa misura che ci ha dato molte soddisfazioni. Lo scopo era aumentare l'occupazione, attraverso un voucher formativo da 3 mila euro per la formazione di ogni dipendente. Abbiamo aggiunto un bonus occupazionale, da 3 a 4 mila euro, altri mille euro di extra bonus per le imprese sotto 50 dipendenti. La misura ha avuto successo, è stata finanziata due volte in pochi mesi, tanto che il presidente Draghi la sta studiando per farla diventare nazionale. Quanto ai Neet, con la collega Donazzan abbiamo avviato un confronto continuo con il ministro Orlando e il ministro Bianchi. Volevamo i nomi di chi abbandona la scuola, ma ci sono problemi di privacy».«Che tipo di riforma serve - ha chiesto quindi il direttore Smiderle - per la formazione professionale?». «Bisogna intanto rendersi conto - ha risposto Donazzan - che c'è stata un'eccessiva licealizzazione. Bisogna aumentare il numero di percorsi legati a mondo del lavoro, fare come con gli Its, dove i docenti sono esperti che vengono appunto dal lavoro. Ciò che ci aspettiamo dalla riforma è che aumentino le ore di laboratorio e di alternanza scuola-lavoro, così da avere più attrattività verso i giovani». «Dato che le professioni cambiano sempre più rapidamente - ancora Smiderle - come si fa a organizzare l'orientamento?». «È la formazione continua - osserva De Nichilo Rizzoli - la strategia per orientare i giovani verso le professioni più consone alle loro aspirazioni. Prendiamo il caso Its: in Lombardia abbiamo 25 fondazioni, 199 corsi, 5 mila iscritti. Non ci stanchiamo mai di comunicare questa alternativa al percorso universitario, attraverso politiche attive per l'orientamento. C'è il programma Gol del ministero del Lavoro, se tutte le Regioni lo portassero a termine, potremmo aspettarsi un grande risultato». Dal pubblico Martina Grinello, laureata in filosofia e semiotica, ha chiesto se l'ibridazione tra lavoro e formazione non finisca per favorire un certo tipo di percorsi: «Che ne è dei licei classici, come favorirne l'operativizzazione?» «I licei vanno integrati nel sistema economico - ha risposto Donazzan - La cultura classica apre la mente come poche, ma va resa contemporanea il più possibile. Quali altre competenze servono nei licei, senza snaturarli? Ad esempio, noi abbiamo fatto alternanza scuola-lavoro con gli studenti di liceo negli studi legali, nelle biblioteche, in tribunale».. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gianmaria Pitton