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Estate e stagionali: dai negozi ai ristoranti è crisi di manodopera

Lavoratori stagionali durante la raccolta delle fragoleManodopera, manca anche personale di cassa
Lavoratori stagionali durante la raccolta delle fragoleManodopera, manca anche personale di cassa
Lavoratori stagionali durante la raccolta delle fragoleManodopera, manca anche personale di cassa
Lavoratori stagionali durante la raccolta delle fragoleManodopera, manca anche personale di cassa

La primavera oramai è alle spalle e la stagione turistica affronta i due mesi clou dell’estate. Eppure non è raro, in città, ma soprattutto sul Lago di Garda, trovare ancora affissi alle vetrine dei negozi cartelli di ricerca di personale. Mancano tanti profili nel sistema dei pubblici esercizi, soprattutto camerieri e personale di sala. Tuttavia, non sono soltanto ristoranti, trattorie, pizzerie, gelaterie e bar a essere in affanno nel far fronte alla richiesta di chi sul territorio vive e di chi sceglie il Veronese per le proprie vacanze. Anche i negozi no food cominciano a soffrire, in particolare le catene che applicano l’orario continuato e gli store nei centri commerciali.
Il comparto della moda, in aggiunta, da sabato dovrà misurarsi con i saldi e gli organici in diversi casi sono carenti. «Il primo grosso punto di domanda per i prossimi due mesi di vendite a prezzi ribassati riguarderà la capacità di acquisto delle famiglie. Quando riusciranno a spendere, vista l’ondata di rincari cui hanno dovuto far fronte?», si chiede Mariano Lievore, presidente della Federazione Moda di Confcommercio Verona e componente del Consiglio nazionale della federazione, «La questione che però si sta facendo strada anche nelle nostre imprese è la mancanza di commessi e addetti alla vendita in diverse tipologie di esercizi». Tendenza confermata da Alessandro Torluccio, direttore di Confesercenti, che certifica la carenza di personale nel retail.
«Il problema riguarda soprattutto i negozi che non fanno pausa durante il giorno e le catene, presenti nelle cittadelle dello shopping, che necessitano, proprio per l’apertura prolungata, di diversi turni di addetti alle vendite e di cassieri», riprende Lievore. In questi mesi comunque, i buchi in organico più pesanti restano nei pubblici esercizi e nella ricettività. Già a marzo risultava dalle previsioni dell’indagine Unioncamere - Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), che le imprese avrebbero effettuato 7mila assunzioni a tempo determinato, nell’alloggio e ristorazione, più del 2019. Numero molto lontano dalle candidature disponibili. Il problema non riguarda solamente Verona e il Veneto, ma è molto sentito in tutta la Penisola, proprio nell’anno in cui il turismo sta riprendendo quota a pieno regime dopo la parentesi degli anni scorsi per le lemitazioni legate alla pandemia.
Le iniziative messe in campo dalle imprese locali, anche con l’aiuto della Camera di commercio, hanno aiutato, non risolto. «In futuro occorrerà attivare tavoli permanenti di lavoro per affrontare i nodi del settore che restano da sciogliere, anche in vista delle prossime stagioni», ragiona Paolo Artelio, componente della Giunta camerale, vicepresidente di Confcommercio scaligera e al vertice regionale e provinciale di Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi. Confcommercio Verona ha già le idee chiare su cosa occorrerebbe fare per migliorare la situazione. «Serve un patto per rafforzare la partecipazione al mercato del lavoro, che preveda misure snelle per gli inserimenti e una riduzione decisa del cuneo fiscale», suggerisce Paolo Arena, presidente della Confederazione del terziario scaligero. «Inoltre, bisogna ragionare in termini di flessibilità governata e concertata, puntare sulle competenze e la formazione come condizioni di buona occupazione», prosegue il direttore Nicola Dal Dosso, che insiste su detassazione, aumenti contrattuali, valorizzazione del Ccnl (Contratto collettivo nazionale di lavoro), contrastando il dumping dei contratti pirata. Infine, la Confederazione chiede di rivedere il reddito di cittadinanza. Solo il turismo, a livello nazionale ha bisogno di 350mila occupati (220mila richiesti dalla sola ristorazione, ndr). «Inevitabile ragionare anche in termini di revisione dei contratti stagionali con decontribuzione per garantirne continuità e progettare un maggior utilizzo dell’apprendistato», sottolineaDal Dosso.
«Da settembre-ottobre cercheremo anche di approcciare, di concerto con le altre associazioni di categoria e con la Camera di commercio, studenti e genitori in uscita dalle scuole medie per varare iniziative di orientamento e informazione. Obiettivo, portare i giovani a frequentare le scuole superiori che offrono più sbocchi sul territorio», annuncia Torluccio.