28 settembre 2020

Veneto

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07.08.2020

Treviso.Nuovo screening al centro d'accoglienza: 244 positivi, 11 operatori

La caserma Serena a Casier (Treviso) dove sono ospitati i profughi (foto google street view)
La caserma Serena a Casier (Treviso) dove sono ospitati i profughi (foto google street view)

Positivi in 244, tra cui 11 operatori: è l’esito del terzo tampone su migranti e operatori del Centro di accoglienza situato all’interno dell’ex Caserma Serena di Casier effettuato dall’Aulss 2 Trevigiana. I negativi sono 47 (18 tamponi sono da riprocessare). Complessivamente ieri erano state sottoposte a test 309 persone, delle quali 284 ospiti e 25 operatori. I risultati del nuovo screening, fa sapere l’Aulss 2, « non comporteranno alcuna modifica all’interno della struttura, dove tutti i migranti resteranno in quarantena». Due positività sono emerse, ad ora, tra i contatti in ambito lavorativo dei migranti dell’ex Serena: complessivamente circa 130 le persone che sono state sottoposte a tampone.

 

«Queste strutture sono ormai anacronistiche, sono fuori dalla storia, e lo sono ancora di più da un punto di vista sanitario». Lo ha affermato stamani il presidente del veneto, Luca Zaia, a proposito dei focolai di Coronavirus registrati in due centri per migranti, a Treviso e Jesolo. «Questi assembramenti - ha proseguito - si trasformano in focolai. Sono circoscritti, li stiamo controllando, a Treviso facciamo i tamponi ogni settimana e anche lì ne usciremo, però è pur vero che se questa strutture non le avessimo avute non avremmo il problema. È un dato di fatto: questo tipo di aggregazioni non dà garanzie dal punto di vista sanitario. lo dicevamo quando parlavamo di tubercolosi, quando parlavamo di scabbia o della recrudescenza di altre malattie. Noi diciamo solo che dobbiamo evitare questi assembramenti, soprattutto - ha precisato Zaia - quando non sono vigilati dal punto di vista sanitario, perchè questo è ormai chiaro a tutti».

 

Riguardo al centro di Jesolo, secondo Zaia «è anche incomprensibile, perché la gestione da parte della Croce Rossa doveva essere una garanzia. L’area della Cri è per noi extraterritoriale, pensare che lì abbiamo scoperto un focolaio semplicemente perché uno degli ospiti doveva subire un’operazione chirurgica, poi abbiamo trovato tutti gli altri positivi dà la dimensione che la gestione non è stata fatta in maniera ottimale», ha concluso.

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