20 novembre 2019

Veneto

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10.02.2017

«Pfas, bonificare
la falda. Ecoreato
per la Miteni»

Un flashmob contro i Pfas a Cologna Veneta
Un flashmob contro i Pfas a Cologna Veneta

Quattro anni dopo la scoperta dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche delle acque potabili nelle province di Vicenza, Verona e Padova, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato una relazione dettagliata, ribadendo la gravità della situazione, che permane ancora oggi, e la necessità di applicare interventi risolutivi per la tutela della salute dei cittadini coinvolti, e paventando l’applicazione della nuova norma sugli ecoreati per punire i responsabili dell’inquinamento.

 

Dal marzo 2013 - data della pubblicazione da parte del Cnr dello studio sull’inquinamento del bacino dell’Agno Fratta Gorzone con concentrazioni di PFAS spesso superiori a 1000ng/litro, con preoccupante contaminazione delle acque potabili campionate da punti di erogazione pubblica e privata - tutti i controlli hanno confermato la gravità della situazione sia dal punto di vista ambientale che sanitario. La dettagliata relazione della Commissione ribadisce l’urgenza di applicare interventi efficaci e risolutivi in Veneto, sia sul fronte della tutela sanitaria che ambientale.

 

Ad oggi tali sostanze continuano ad essere sversate nell’ambiente: il collettore Arica, nel fiume Fratta, che riceve gli scarichi di diversi depuratori consortili con i reflui industriali, secondo le stime dei tecnici riversa infatti nel fiume, circa 200 kg/anno di queste sostanze. La relazione della Commissione afferma anche che “va rilevato che anche il monitoraggio dei corsi d’acqua dei bacini idrografici del Veneto conferma che la fonte dell’inquinamento parte dall’area occupata dalla società Miteni e che il barrieramento in atto dentro e fuori lo stabilimento industriale è tuttora insufficiente a bloccare la diffusione delle sostanze perfluoroalchiliche nei bacini idrografici direttamente collegati alla fonte della contaminazione”, e per questo la Commissione propone di applicare la recente legge sugli ecoreati (68/2015), per i reati di inquinamento ambientale e omessa bonifica nei confronti della Miteni stessa. 

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