15 agosto 2020

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27.04.2020

Rosselli, messaggi d’amore «Il mio futuro è a Verona»

Guido Rosselli, 36 anni, leader carismatico della Tezenis FOTOEXPRESSLuca DalmonteAndrea Diana
Guido Rosselli, 36 anni, leader carismatico della Tezenis FOTOEXPRESSLuca DalmonteAndrea Diana

Il Mago ha deciso. «Voglio continuare con Verona. Proprio da dove abbiamo lasciato. Con gli stessi obiettivi. Con più adrenalina. L’età? Non la sento. Mi diverto ancora ogni volta che mi allaccio le scarpe». Guido Rosselli, 36 anni, è una delle anime della Tezenis di coach Andrea Diana. Pensieri chiari dentro ad un futuro di incertezze. Stagione finita in anticipo per la Tezenis. Campionati congelati. Nessuna promozione, nessuna retrocessione. Si ripartirà da zero. Ma non si sa ancora quando si ripartirà. E come, soprattutto. Guido ha staccato la spina. Non del tutto. «Stiamo bene qui in Toscana, a casa mia. Viviamo in campagna, abbastanza isolati. Passeggiamo intorno a casa. La vita è corsa via serena». Il mondo, tutto intorno, è cambiato. «Ci siamo dovuti adeguare a norme giuste. Purtroppo la stagione è finita come è finita. Fa strano non essere arrivati ad una conclusione che poteva essere di gioia o comunque sia, ad un finale che ci consegnasse qualcosa di definitivo. Viviamo una situazione particolare. Ci è rimasta dentro una carica extra da sfogare sul campo. Già adesso, a due mesi dall’ultimo allenamento, c’è la voglia di riprendere il pallone in mano e giocare». Un passo indietro per analizzare quanto fatto dalla Tezenis sul campo. «Abbiamo vissuto una stagione non semplice, fin dall’inizio, a causa di tutti gli infortuni che abbiamo avuto. E a causa proprio degli infortuni ha pagato Luca Dalmonte. L’ho sempre detto anche a lui: non era colpa sua. Gli infortuni che ci sono capitati, non ci hanno permesso di lavorare nella maniera giusta. E finché siamo stati al completo, i risultati dimostravano che stavamo lavorando nel modo migliore. Nelle prime sei gare di campionato, ne avevamo vinte cinque». Riflessi personali di una stagione che verrà comunque ricordata a lungo: «La mia stagione? Tutti gli anni, alla mia età, c’è sempre l’incognita del tempo: reggerò? Il fisico terrà botta? La carica sarà sempre la stessa dei primi anni? Arrivato a 36 anni ci sono sempre questi pensieri. Detto questo, reputo positiva la mia stagione. La squadra si era rialzata alla grande ad organico completo. E il roster che era stato creato, ai playoff, poteva rappresentare per noi un vantaggio». Incompiuto, incompiuti. «Sì, mi è rimasta una stagione a metà. Con l’adrenalina e la carica che mi accompagnano, vorrei ripartire dal progetto iniziato a Verona quest’anno. E ripartire con lo stesso obiettivo di quest’anno». Altra certezza: «Non si può giocare a porte chiuse. Incassi e abbonamenti, nella nostra pallacanestro, rappresentano una voce fondamentale. Tantissime società, oltre all’apporto degli sponsor, per fare girare l’ingranaggio della squadra, hanno bisogno degli introiti derivanti da abbonamenti e incassi. Pensare di giocare a porte chiuse, tenuto conto che anche i diritti televisivi non sono di aiuto alla pallacanestro italiana, non è pensabile». L’avvento del virus potrebbe rappresentare un punto di svolta per il sistema basket. «Questa dovrebbe essere un’occasione da parte di tutto il movimento per interrogarsi e fare chiarezza su determinate situazioni che tutti gli anni si creano in tante società e a qualsiasi livello, dalla serie A alla B e scendendo. Situazioni destinate a trascinarsi negli anni per poi creare…casini. Il movimento ha bisogno di solidità». Come si immagina Rosselli il ritorno in campo? «Spero che sia una partita come quelle giocate fino ad adesso, non con tante differenze». Chiusura con conferma: Guido è monolite. Si piega, non si spezza. «Quando arriverà l’estate in cui penserò “mi pesa iniziare una nuova preparazione“, allora quello potrebbe essere il momento in cui decidere di smettere. Tutti i giorni mi allaccio le scarpe e mi diverto. La stessa sensazione la vivo quando ho il pallone tra le mani. Mi diverto come quando ero ad Empoli e giocavo con gli amici. Io l’allenamento lo vivo ancora in quella maniera lì. Poi, oltre alle arrabbiature quotidiane – ma fa parte del mio carattere - mi diverto, scherzo con i compagni durante l’allenamento. C’è la battuta, c’è la presa in giro. Quando non avrò più voglia di tutto questo, allora penserò al ritiro. Convivo quotidianamente con gli acciacchi. Dolori a spalla, mano, schiena, ma poi allenarmi non mi pesa. Quando capiterà, sarà il momento di chiudere». •

Simone Antolini
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