13 luglio 2020

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15.09.2019

La Tezenis all’esame degli ex Ramagli, è sfida al passato

Alessandro Ramagli, oggi capo allenatore di Udine FOTOEXPRESS
Alessandro Ramagli, oggi capo allenatore di Udine FOTOEXPRESS

A volte ritornano. Forse troppo presto. E ritorneranno a breve. La Tezenis torna in campo oggi. Inedita la sede di gioco: il palasport di Villafranca, con palla a due fissata alle 18. Di fronte ex di ieri e dell’altro ieri. C’è l’Apu Udine dall’altra parte del campo. Avversario non solo di oggi ma per tutta la stagione. Perché i friulani sono accreditati come principali antagonisti di Verona nella corsa alla promozione. Oggi, però, sarà sfida di coppa, anzi di Supercoppa. Non vale per la stagione. Vale per il morale, per il blasone, per capire a che punto è la Scaligera del suo viaggio in costruzione. Vale per affermarsi, vale per il gusto di vincere. Vale perché la Tezenis deve abituarsi al successo. Porta con sé talento infinito e pure rotazioni lunghe. Perché il general manager Alessandro Giuliani ha consegnato in queste ore a coach Dalmonte anche Roberto Prandin. E così, aspettando il rientro che appare ormai imminente di Giovanni Tomassini, il numero di senior arriva a nove. Ve li ricordiamo volentieri: Love, Hasbrouck, Rosselli, Poletti, Severini, Udom, Candussi, Tomassini e Prandin. Bella Verona. Completa. Ambiziosa perché non potrebbe essere altrimenti. Ora si passa all’assemblaggio definitivo. E toccherà a Dalmonte mettere in moto e instradare la Ferrari Testarossa consegnatagli da Gianluigi e Giorgio Pedrollo. Ma è degli ex che oggi si vuole parlare. Torna da avversario, per la prima volta dopo l’addio, Andrea Amato. Croce e delizia negli anni veronesi. Capace di giocate fantascientifiche Andrea. Ma allo stesso tempo giocatore che doveva fare i conti con black out improvvisi. Che, comunque, non hanno mai annacquato il suo talento. Le strade si sono divise. Udine, che punta al top, ha scelto Andrea per mettersi in seria competizione con Verona. E oggi sarà partita molto stimolante. Per Andrea, per tutti. Poi c’è Riccardo Cortese. Storia che si ripete. Un bombardiere impenitente nei momenti di massima ispirazione. Alla Scaligera non è riuscito a lasciare il segno. Di passaggio, come tanti. A Udine cercherà di lasciare il segno nell’anno delle mille verità. E poi c’è Alessandro Ramagli, l’ultimo allenatore - prima di Dalmonte - con il quale la famiglia Pedrollo aveva dato seguito ad un progetto pluriennale. Inutile tornarci sopra per la centesima volta. Ad Agrigento, dopo una stagione super, la Scaligera si disintegrò nel primo turno di play off. Ma Ramagli resta, comunque, tecnico che ha lasciato il segno nella storia di Verona. E quest’anno si pone come serio concorrente di Dalmonte nella sfida tra allenatori “condannati“ a vincere. Il bello di essere grandi. Il bello (ma non per chi non sopporta le pressioni della vigilia) di essere accreditati come favoriti per la conquista del campionato. Verona dovrà abituarsi a pressioni più elevate rispetto al passato recente. Perché questo, per tutti, è l’anno della verità. Pedrollo ha speso tutto quello che c’era da spendere, e magari si è tenuto pure una piccola riserva aurea per la stagione, per consegnare a Dalmonte la squadra destinata a completare il viaggio della felicità. La partita di oggi con Udine diventa antipasto della Sfida. Le big che si incontrano a poca distanza dall’inizio della stagione. Il calendario, tra l’altro, ha messo Verona e Udine di fronte già alla seconda di campionato. Oggi è diverso. Ma per favore, vincere aiuta a vincere. •

Simone Antolini
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