31 maggio 2020

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24.02.2020

«I giocatori si scelgono anche dal loro sorriso A cena? Con Datome»

Immancabile la foto ricordo con l’Arena alle spalleGigi Datome con Danilo Gallinari all’Agsm Forum
Immancabile la foto ricordo con l’Arena alle spalleGigi Datome con Danilo Gallinari all’Agsm Forum

L’altro Diana. Quello che riflette di Verona facendosi ombra con Dante, in piazza dei Signori. O resta in silenzio nel contemplare l’Arena, i suoi sguardi, le sue voci. Andrea Diana si è preso Verona. Non da turista. Ma da coltivatore di sogni. Lui e la Tezenis, stessa destinazione: Paradiso. Occasione buona per raccontarsi. In maniera diversa. Senza parlare di time out, difese solide e avversari cattivi. Diana, senza basket oggi dove sarebbe? «Senza Basket sarei rimasto sicuramente nel mondo dello sport, perché sono sempre stato affascinato dalla competizione. Fin da piccolo con gli amici nel cortile di casa passavamo le giornate a sfidarci a qualsiasi sport. E prima di diventare un allenatore professionista di basket ho lavorato per dieci anni in una palestra come istruttore e personal trainer». La sua frase per la vita? «Metti tutto te stesso in ogni cosa che fai e non avrai rimpianti», Il campione del basket con il quale vorrebbe uscire a cena? «Ho sempre ritenuto fondamentale per la mia crescita come allenatore, oltre all’aggiornamento tecnico, ascoltare le persone vicino a me. Non solo capi allenatori o assistenti, ma anche i giocatori, perché a volte ti danno dei feedback che solo loro vivendo le svariate situazioni sul campo possono “leggere”. Per questo motivo mi piacerebbe uscire a cena con Gigi Datome. Un campione che si è formato anno dopo anno e che adesso si porta dietro un bagaglio di esperienza tale da poter insegnare a chiunque. Avrei tantissime domande da fargli». Sport preferito, oltre al basket... «Come sport preferito dopo il basket ne metto uno individuale, il tennis. Mi piace molto giocarlo, più in singolo che in doppio e non mi perdo le grandi sfide in tv. Il mio campione preferito è Roger Federer. Un fuoriclasse, un esempio sportivo per tutti. Rimango sempre ammaliato dalla sua eleganza, dalla gestione delle vittorie e delle sconfitte. Mai una frase fuori posto e sempre rispettoso verso gli avversari. E poi per tutto quello che fa fuori dal campo, impegnato nel sociale con la sua importante fondazione». Attori, cantanti, artisti, pittori, scrittori. I top per la vita? «Come attrice mi piace molto Julia Roberts, Whitney Houston la mia cantante preferita fin da quando ero piccolo, una delle più belle voci di sempre. Scrittore Ernest Hemingway, «Il vecchio e il mare» è il primo libro che ho letto. Il pittore Caravaggio, sono sempre stato amante dell’arte che nel tempo è diventata una vera passione grazie a mia moglie, laureata in storia dell’arte. La “Vocazione di Matteo“ è sicuramente la sua opera preferita. La cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi è tappa obbligata ogni volta che passo per Roma». Come sceglie un giocatore per le sue squadre? «Scelgo un giocatore non solo in base alle sue capacità tecniche, ma anche per l’energia che mette in campo e per la disponibilità e capacità di condivisione con la squadra. Altra caratteristica fondamentale è il sorriso. Uno dei miei maestri, Mario De Sisti, mi diceva sempre di non prendere in squadra un giocatore che non sorride mai. L’atmosfera positiva che si deve respirare in spogliatoio è fondamentale per vincere». Un giocatore del passato che avrebbe voluto allenare? «Mi sarebbe piaciuto molto allenare Manuel Ginobili. Incarna il mio prototipo di giocatore preferito. Tecnicamente perfetto, in grado di prendersi vantaggi in campo con la palla e senza palla e poi con una caratteristica speciale che lo ha reso tra i più forti al mondo, sempre al servizio della squadra». Mai stato in Arena per un concerto? «Sono stato in Arena insieme a mia moglie a vedere Jesus Christ Superstar ed ho appena comprato i biglietti per Zucchero. L’atmosfera che si respira lì dentro è unica». Chi è oggi il futuro del basket italiano e Mondiale? «Ci sono giovani italiani in rampa di lancio, ne cito due, Nico Mannion e Matteo Spagnolo. A livello mondiale sicuramente il futuro è nelle mani di Luka Doncic. Ma penso che nel futuro di questo sport anche noi allenatori abbiamo un ruolo di grande responsabilità, cioè quello di formare giocatori. La capacità che un istruttore minibasket deve avere nel trasmettere tutta la sua passione nei bambini così come un allenatore di settore giovanile alle sue squadre sono doti essenziali per poter alzare il livello del nostro basket. Spero che i Club inizino a investire prima di tutto sulle persone per alzare le qualità dei propri istruttori/allenatori». La cosa che le fa più paura? «Mi ritengo una persona molto serena, non ho grandi paure. Mi fanno un po’ effetto gli insetti, e se me ne trovo uno davanti posso anche urlare». Hobby fuori dal basket? «Mi piace molto viaggiare e appena ho un po’ di tempo libero, organizzo una bella vacanza con la mia famiglia. Amiamo il mare, la montagna, le belle città». Un personaggio del passato che le è...rimasto dentro? «Storia era una delle mie materie preferite a scuola. Come personaggio mi ha sempre affascinato Annibale, per la sua strategia, che spesso lo portava a vincere battaglie che sembravano già perse in partenza». Dovesse lasciare l’Italia, dove vorrebbe vivere? «Londra è una città che amo. Ma non mi dispiacerebbero nemmeno l'Irlanda o un paese del nord Europa». •

Simone Antolini
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