05 luglio 2020

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28.10.2019

Silvia Nicolis: «Il vento contro ti fa venire voglia di volare»

Silvia Nicolis alla Mille Miglia in auto con il fratello Thomas, salutata da papà Luciano
Silvia Nicolis alla Mille Miglia in auto con il fratello Thomas, salutata da papà Luciano

Entrare in questo luogo è come varcare la soglia del tempo per ritrovarsi in un’epoca passata che t’immagini in un set cinematografico. E ti avvolge il fascino di automobili leggendarie, luccicanti come l’entusiasmo di Silvia Nicolis, presidente del Museo di famiglia, pronta a raccontare la sua mentalità sportiva, tra valori, ricordi ed esempi virtuosi. Lo sport nella tua vita? Quando ero ragazzina praticare sport significava giocare a pallavolo, in palestra, oppure sciare sulle piste più vicine assieme ai compagni di scuola. Ricordo quando salivamo sul pulmino: l’elettrizzante entusiasmo di partire con i maestri, allontanandoci dalla famiglia ci faceva sentire già grandi. In seguito conobbi l’equitazione, ma, all’età di diciotto anni, subito dopo aver preso la patente, mio padre mi affidò una piccola macchina d’epoca, che allora non andava di moda, per cui mi sentivo quasi in imbarazzo. Lui invece mi disse che, per imparare a guidare un’automobile, bisognava provare quel tipo di meccanica. Mi appassionai e iniziai a partecipare alle gare di regolarità: ero temeraria, ma non percepivo il rischio. Da lì in avanti, nel tempo libero, iniziai a prendere parte ai raduni fino a sostenere gare più impegnative, come la Mille Miglia, un giusto mix tra sfida e gioco di squadra. Campioni si nasce o si diventa? Si nasce. Chi ha in sé una dote, spesso, ne è inconsapevole, e la sfida appare come un naturale ostacolo da superare. Anche chi non ha un talento particolare, deve coltivare il suo sogno, con passione e impegno, sfruttando al massimo le proprie possibilità. Lo sport come abbattimento di barriere, culturali, sociali, fisiche, è possibile? Assolutamente sì. Il libro dell’atleta Daniele Cassioli, «Il vento contro» è un esempio molto toccante di un ragazzo cieco che ha affrontato e superato il suo limite, grazie allo sport. Scoprire che, a volte, avere il vento contro è proprio quella condizione ideale che ti fa venire voglia di volare è il suo insegnamento più eloquente e ci ricorda che siamo tutti alunni della vita. Trovi similitudini tra sport e impresa, in termini di spirito di squadra, allenamento, concentrazione, resilienza? L’azienda è una palestra quotidiana per i collaboratori e per il titolare, coinvolti in una realtà così imprevedibile come quella attuale. Rimanere flessibili ai mutamenti e saperli gestire significa maturare una certa resilienza. È vero che sopravvive chi sa meglio adattarsi al cambiamento e, aggiungo, chi sviluppa la capacità di mettersi in discussione, trovando soluzioni per il benessere della squadra. Le emozioni giocano un ruolo importante. Contano di più del risultato finale? Sono fondamentali in tutto, ma bisogna imparare a gestirle. Nello sport contano ancora di più, sia in negativo sia in positivo, poiché un’emozione tanto può stimolare per lo sprint finale, tanto può bloccare e mandare nel panico: è un’arma a doppio taglio. Qual è il ruolo della sconfitta nella crescita di uno sportivo sia nella disciplina sia nella vita? Essenziale. A volte gli sportivi si arrendono davanti a un risultato mancato, che viene definito sconfitta, ma io credo non si tratti mai di un fallimento, bensì di un momento di crescita da vivere come occasione di rilancio. Qual è il ruolo dei genitori nell’educazione sportiva dei figli? Importante, a patto che le famiglie non ripongano sui figli le proprie aspettative mancate, ma ascoltino le loro reali aspirazioni. I giovani devono mantenere la spensieratezza nell’inseguire un obiettivo, con la voglia di cimentarsi ogni volta in una nuova prova, sfidando se stessi nel superare il record personale. Quale il ruolo dell’allenatore? Quello di essere un bravo comunicatore, oggi più che mai, di fronte a una multiculturalità che sottende un diverso modo di interpretare un messaggio, che va assecondata in un’ottica di squadra. Pensando allo sport, quale messaggio vuoi lanciare? Lo sport è lo specchio della vita: fa bene alla salute e all’equilibrio psicofisico, come ci dice la scienza medica. Non importa quale sia la disciplina scelta: l’importante è essere costanti, anche godendosi una passeggiata e i benefici che ne derivano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Cristina Caccia
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