30 settembre 2020

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29.03.2020 Tags: Storie di sport

Jo Herrera prevede sereno «Tokyo? Sarò prontissima»

Johanelis Herrera Abreu, 24 anni, segno zodiacale leoneJo sorride: via le stampelle
Johanelis Herrera Abreu, 24 anni, segno zodiacale leoneJo sorride: via le stampelle

Paola Colaprisco Le stampelle appoggiate al tavolo sono la risposta alle sue domande. «Meglio così», dice. «Avrò il tempo necessario per rimettermi in forma e prepararmi con le compagne. Siamo cariche. Vogliamo regalare all’Italia emozioni forti»: Johanelis Herrera Abreu, Jo per gli amici, segno zodiacale leone (è nata l’11 agosto 1995) è una delle quattro ragazze azzurre della staffetta 4x100 che lo scorso ottobre, ai Mondiali nel caldo soffocante e appiccicoso di Doha, ha segnato la storia. Jo in prima frazione, Gloria Hooper in terza, Anna Bongiorni in terza e Irene Siragusa in quarta. Cambi veloci, un giro di pista da favola. Il tempo è da sogno: 42”90. Nuovo record italiano, che migliora il 43”04 datato addirittura 2008. «La gara perfetta. Eravamo pronte, caricate a molla. Avremmo spostato una montagna quel giorno. Volevamo la finale e la qualificazione per Tokyo 2020. Siamo arrivate settime in finale, facendo il nuovo record nazionale e soprattutto ottenendo il pass per le Olimpiadi. Che resta valido. Nel 2021 saremo ancora più pronte». Originaria della Repubblica Dominicana, Jo è arrivata a Verona nel 2006. Non ce la faceva più a stare lontana dalla mamma, che già da qualche tempo si era trasferita nella nostra città. L’incrocio con l’atletica a 13 anni, mentre frequentava la terza media. A scoprirla Ernesto Paiola, tecnico dei velocisti per l’Atletica Pindemonte. Prime gare, prime soddisfazioni. Nel 2014 il debutto con la maglia azzurra, come riserva della staffetta veloce, per gli Europei a squadre di Braunschweig e gli Europei di Zurigo. All’inizio del 2017 la scelta di trasferirsi a Vicenza e di affidarsi al tecnico Umberto Pegoraro. Una decisione di vita che determina il salto di qualità nella stagione indoor 2018: abbassa il personale sui 60 di due decimi. Quindi l’esplosione di Doha, l’anno dopo, all’aperto. La pandemia di coronavirus ha interrotto il sogno. Ma come dice il proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere, come Jo ha scritto sul profilo Facebook: «Nonostante l’infortunio che mi ha messa ai box da inizio febbraio, il mio obbiettivo su Tokyo 2020 era ben chiaro; avrei sputato sangue fino al giorno della conferma della convocazione alla mia prima Olimpiade. Ma, vista la situazione, prima la salute. Quindi rimaniamo a casa a preservare la nostra salute perché per metterci in forma abbiamo tutto il tempo». Al telefono, dalla sua casa a Vicenza, Jo conferma il pensiero fatto a caldo. «La situazione è davvero preoccupante. Per fortuna in famiglia e tra i miei amici nessuno si è ammalato ma se ne leggono e sentono talmente tante che stare rinchiusi in casa è la soluzione migliore». In questo momento, tra l’altro, Jo non potrebbe fare diversamente. «A inizio febbraio», ricorda, «ho subìto il distacco di un muscolo del polpaccio e sono stata operata a Pavia. Sto facendo la riabilitazione per cui alla fine il rinvio delle Olimpiadi gioca a mio vantaggio». La ragazza dominicana che ama Rihanna e porta Verona nel cuore («Ci sono arrivata a 11 anni, è la mia città e appena posso torno») è convinta che le quattro ragazze della staffetta saranno una piacevole sorpresa. «Ci piace stupire», confessa. «In verità siamo consapevoli dei nostri mezzi. A Doha non eravamo tutte al cento per cento, in tre eravamo reduci da acciacchi vari. Soltanto Gloria stava benino. E abbiamo fatto il record italiano. Siamo competitive. A Tokyo ce la giocheremo. Sentiamo su di noi una grossa responsabilità: dimostrare che l’atletica leggera italiana, femminile in particolare, non è morta». Le quattro sprinter sono amiche anche lontano dalle piste. «Gloria vive in Gran Bretagna, Anna e Irene a Pisa e Colle Val d’Elsa, io a Vicenza», spiega la Herrera. «Ci vediamo ai collegiali ma ci sentiamo spesso al telefono. L’affiatamento è fondamentale in una staffetta». Fra un esercizio e l’altro per rimettersi in forma, l’impiegata commerciale Herrera Abreu guarda comunque al futuro con un po’ di preoccupazione: «Il 3 aprile scade la malattia, dovrei tornare in ufficio. Ma avrò ancora un lavoro?», si domanda. «Questa pandemia sta mettendo in ginocchio un sacco di persone e famiglie. Ma dobbiamo avere fiducia. Forza, Italia. Ce la faremo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Parma
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Cagliari - Lazio
0-2
Crotone - Milan
0-2
Inter - Fiorentina
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2-2
Sampdoria - Benevento
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1-4
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