28 maggio 2020

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28.03.2020

«Un grande in tutti i sensi Attacca la palla di testa in un modo speciale»

Alberto GilardinoSimone Pepe
Alberto GilardinoSimone Pepe

Un attimo lunghissimo. Simone Pepe ricorda tutto. «Scesi sulla fascia, quindi rientrai verso l’interno e crossai. Prima ancora che colpisse la palla ero sicuro che avrebbe fatto gol. Lo conoscevo troppo bene», racconta Pepe, fermando quell’istante di Podgorica e tornando indietro nel tempo. «All’Under 21 eravamo compagni di stanza, ancora oggi ci sentiamo. Ragazzo d’oro, giocatore fantastico. Che vuoi dire ad uno che ha segnato 115 gol in A?», si chiede Pepe, a lungo a fianco di Pazzini, fin dalle prime nazionali giovanili. In quella Fiorentina c’era fra gli altri Alberto Gilardino, campione del mondo con l’Italia e d’Europa col Milan. «Appena lo vidi da vicino mi colpì la sua capacità nell’attaccare la palla di testa. Aveva un tempo straordinario. In quel movimento è stato uno dei più forti di tutto il calcio italiano», il ritratto di Gilardino, nono con 188 gol, insieme a Del Piero, nella classifica cannonieri di tutti i tempi di Serie A. Un libro su Pazzini potrebbe scriverlo Dario Dainelli, alla Fiorentina dal 2004 al 2010 ed ora supervisore dell’area tecnica della Viola. «Rese quel gruppo ancora più forte, anche se era solo un ragazzo. Un predestinato, bello a vedersi nelle sue movenze. Anche con un senso di menefreghismo a volte, di apparente irriverenza. Quella non fu per lui una stagione memorabile, ma quando a gennaio andò alla Samp fu una notevole perdita per noi», l’affresco di Dainelli, 446 presenze in A, sul finire della carriera suo avversario nei derby col Chievo. A Firenze andava di moda anche la fantasia di Mario Santana, pure lui transitato da Veronello ed ora al Palermo. «Spesso era Pazzini a rendere efficace un cross, non chi lo eseguiva. Sapeva liberarsi come nessuno. E migliorava a vista d’occhio», la carezza di Santana, anche nazionale argentino coi vari Messi, Crespo e Tevez. Alla Samp, da gennaio in poi, Pazzini alzò il volume. «Ci mise un secondo ad ambientarsi. E poi trovò Cassano. Bellissimo vederli insieme. Erano due fuoriclasse che si compensavano. Uno più stoccatore, l’altro più fantasista, il flash di Paolo Sammarco, oggi alla Virtus e nel 2009 alla Doria di Walter Mazzarri.Un mare di aneddoti li conserva Alessandro Gamberini, storica colonna della Fiorentina di Prandelli e quel giorno a Podgorica in panchina vicino a Pazzini. «Per capirlo bisogna tornare ai suoi valori, alla famiglia vecchio stampo, alle serate che io, lui e Montolivo trascorrevamo a Montecatini a casa dei suoi genitori. A quel misto di potenza e tecnica», il fermo immagine di Gamberini, «che aveva pochi eguali fra i centravanti di allora. E poi la ritualità di caricarsi, dopo la rifinitura, ascoltando col suo ipod l’inno della squadra nostra avversaria il giorno dopo. Serissimo ma anche con la battuta pronta. Semplicemente un grande, in tutti i sensi».

A.D.P.
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
63
Lazio
62
Inter
54
Atalanta
48
Roma
45
Napoli
39
Milan
36
Hellas Verona
35
Parma
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Udinese
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Sampdoria
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Genoa
25
Lecce
25
Spal
18
Brescia
16
Cagliari - Roma
3-4
Juventus - Inter
2-0
Lazio - Bologna
2-0
Lecce - Atalanta
2-7
Milan - Genoa
1-2
Napoli - Torino
2-1
Parma - Spal
0-1
Sampdoria - Hellas Verona
2-1
Sassuolo - Brescia
3-0
Udinese - Fiorentina
0-0