21 agosto 2019

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10.08.2019

Sullivan, questione di feeling Il Verona resta nei pensieri

Maurizio Setti contattato da David Sullivan FOTOEXPRESSSullivan (a destra) con la moglie Eve e David Gold del West Ham
Maurizio Setti contattato da David Sullivan FOTOEXPRESSSullivan (a destra) con la moglie Eve e David Gold del West Ham

Nessuna conferma ma neppure nessuna smentita. Eccola qui la storiella, c'è molto di vero, dell’estate da abbinare alla telenovela Balotelli-non è ancora finita- oppure ai mal di pancia di Ivan Juric. Si, l’allenatore scelto dopo Verona-Pescara, gara di andata terminata 0-0 al Bentegodi. In quel momento in pochi avrebbero scommesso alla vittoria nei playoff con il Benevento, vincitore a Cittadella in gara 1 ma soprattutto con i gialloblù costretti ad espugnare l’Adriatico. Juric adesso si ritrova in A con il Verona. D’altronde, lui stesso, in sede di presentazione ufficiale disse: «Ho chiamato direttore e presidente dopo promozione Hellas, dicendo loro: “Non è che adesso non mi volete più?”». E allora per un attimo lasciamo da parte Balotelli, l’infortunio di Di Carmine ed una squadra che deve ancora essere completata e facciamo un passo indietro. Lo stadio del Tottenham, esempio modernissimo di impianto polivalente. Dall’altra parte di Londra il nuovo impianto del West Ham, che a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 era un club vincente come gli Spurs. Un comproprietario degli Hammers, David Sullivan, che ora costruisce pure. Fin qui storie londinesi, fino a quando Verona e l’Hellas, molto più attivo del Chievo, spingono sull’acceleratore per l’Arena Stadium che dovrebbe sorgere dalla ceneri del Bentegodi. «Verona è una bella città ed i tifosi dell’Hellas sono caldi e appassionati come quelli inglesi», avrebbe detto mister David Sullivan, 70anni ben portati, a chi l’ha accompagnato nel suo blitz veronese. Una due giorni che si sarebbe consumata subito dopo la vittoria dei playoff da parte dei gialloblù. Alla faccia di chi, da anni, sostiene che nessun imprenditore veronese possa rilevare il Verona a causa della tifoseria turbolenta. Situazioni che risalgono all’epoca di Mazzi o Pastorello, quando sì, in un altro calcio e con altre leggi, qualche problema poteva pur esistere. Ma oggi non è più cosi. Il Verona, con buona pace dei tifosi, dev’essere visto come un marchio da rilevare. Ma sì, come una birra o una maison di borse pregiate per le signore. È la nuova frontiera. A meno che non si trovi, merce rara, l’appassionato e il tifoso. Un’offerta di svariati milioni per avere un buon numero di quote del club. Ecco perché Sullivan è stato a Verona. Quali garanzie avrebbe chiesto a Setti? Valori immobiliari e la certezza di recitare un ruolo preciso nel torneo di serie A. Insomma restarci senza patemi d’animo. Ecco che il nuovo stadio, anche più di Balotelli, avrebbe la sua grande importanza. •

Gianluca Tavellin
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Serie C - Girone B

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0
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