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23.02.2017

Papalia rilegge il fascicolo
«Il bilancio era falsato»

L’ex magistrato Guido Papalia, sostituto procuratore nel ’91
L’ex magistrato Guido Papalia, sostituto procuratore nel ’91

Tutto scaturì dall’ingresso della Invest, invischiata da subito in azioni giudiziarie. All’Intendenza di Finanza era arrivato un corposo e dettagliato verbale riferito alle azioni della società milanese nel 1990. Ben tre miliardi di ritenute maturate e mai versate, oltre a cinquecento milioni pagati in ritardo. «È passato molto tempo» racconta Guido Papalia, l’allora Sostituto Procuratore della Repubblica e ospite della trasmissione di Telearena “Verona Noir“, «però ricordo bene che le indagini seguirono vari filoni a cominciare da quello relativo ai procuratori Aloisio e Caliendo. Entrambi avevano chiuso le operazioni Balbo e Simeone in Argentina. Il guadagno di questi acquisti era sul miliardo e 100 milioni circa. I giocatori erano stati ingaggiati dal Verona ed invece uno si ritrovò al Pisa e l’altro all’Udinese. Il ricavo fu nascosto al Verona e non vennero versati i contributi. Per la vicenda passarono dei guai anche Pozzo e Anconetani. L’altro filone era quello che raccontavate voi. Nato dalle precedenti pendenze della Invest. Comunque i capi di imputazione furono bancarotta fraudolenta e fatturazioni false per operazioni inesistenti». Papalia rincara la dose e ricorda: «questi soldi con gli agenti ed altri personaggi che girano attorno all’Hellas finirono in conti correnti svizzeri. La proprietà del Verona aveva difficoltà enormi. Vennero fatte supervalutazioni di atleti per consentire il pagamento di alcuni debiti. Pensate che il settore giovanile venne rivalutato di un miliardo e 200 milioni quando era chiara a tutti la situazione patrimoniale e agonistica del club. Ricordo inoltre che i dirigenti del Verona parlavano di oltre 3 miliardi di lire a disposizione in una Banca di Desio. Non trovammo nulla, quel denaro che non era mai esistito. Noi perseguivamo i reati di falso». Ma a distanza di anni, in una vicenda che ha portato un lutto, Ambrogio Ferrario consigliere della Invest si suicidò in casa e varie condanne, Papalia cosa ne pensa? «Difficile dirlo. È chiaro che allora sul Verona calcio si erano concentrate tante situazioni negative. Il dottor Chiampan in alcuni casi fu ingenuo, però i bilanci parlavano chiaro. Furono falsificati per pregiudicare i creditori che alla fine risultarono 170. Il Verona rilevato dalla Invest presentava un crack di quasi 30 miliardi fra debiti e soldi non versati al Fisco». In tv Papalia ha dovuto «duellare» ancora con l’avvocato Bisagno, all’epoca legale di Eraldo Polato, ma soprattutto consigliere del Verona. «Ho fatto solo il mio dovere. Lui subì un procedimento in quanto faceva parte della società». G.T.

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