28 marzo 2020

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26.02.2020

Hellas, incubo porte chiuse La storia rischia di ripetersi

Il 28 maggio 2005 è festa muta per la rete di Rosina in Verona-Salernitana 1-1 FOTOEXPRESSComunale vuoto il 6 novembre 1985 in Juve-Verona 2-0Babù al tiro al Via del Mare in Lecce-Verona 2-0 del 10 febbraio ’07Maurizio Sarri
Il 28 maggio 2005 è festa muta per la rete di Rosina in Verona-Salernitana 1-1 FOTOEXPRESSComunale vuoto il 6 novembre 1985 in Juve-Verona 2-0Babù al tiro al Via del Mare in Lecce-Verona 2-0 del 10 febbraio ’07Maurizio Sarri

Non c’è ancora la certezza. Stadio con o senza tifosi lunedì sera per Sampdoria-Verona? I pensieri di chi decide viaggiano ancora al condizionale. «Se i dati non ci danno indicazioni diverse potrebbe anche darsi che dal due marzo non prolungheremo lo stop agli eventi sportivi. Monitoriamo l'evoluzione nei prossimi giorni». Così parlò il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Il dado non è ancora tratto. E l’incubo “porte chiuse“ non è ancora scongiurato del tutto. Quando lo stadio si svuota, il Verona si sgonfia. Lo dice la storia. Sette partite a “porte chiuse“. Sette partite senza tifosi. A partire da quell’infausto 6 novembre 1985 quando al Comunale di Torino l’Hellas scudettato di Osvaldo Bagnoli si arrese alla Juve e alle discutibilissime scelte arbitrali del famigerato arbitro francese Robert Wurtz. Si giocava nel silenzio, visto che il Comunale era stato chiuso per due turni dopo la tragica notte dell’Heysel (finale di Coppa Campioni vinta dai bianconeri contro il Liverpool), nella quale perirono 39 tifosi. Solo un centinaio di addetti ai lavori tra campo e tribune per assistere al delitto perfetto consumato nei confronti del Verona. Ma questa è storia tristemente nota. Il salto carpiato nel tempo ci porta direttamente al 28 maggio 2005. Stavolta a rimanere vuoto è il Bentegodi (e da qui in avanti capiterà spesso). L’Hellas di Massimo Ficcadenti, in serie B, arriva alla quarantesima giornata con intatte speranze di potersi giocare un posto per la A. Ma nel giorno della sfida con la Salernitana, il Bentegodi chiude le porte in seguito alla squalifica comminata per insulti a sfondo razziale rivolti al senegalese del Perugia Coly. A Rosina, allora gialloblù, risponde il granata Rubino. Il pari spegne il Verona. Silenzio ancora più irreale a fine partita. Occasione ghiottissima buttata al vento senza il sostegno del popolo gialloblù. Capita anche l’anno successivo, sempre al Bentegodi, sempre campionato cadetto. Il 26 settembre arriva a Verona la Triestina. Stadio vuoto per punire i cori, anche qui a sfondo razziale, indirizzati in precedenza all’attaccante ghanese del Modena Asamoah. Il vuoto svuota ancora il Verona. E l’Alabarda passa con le reti di Eliakwu e Borgobello. Due a zero pesante. E festa austera per i giuliani. Il Verona prende la via dello spogliatoio a testa bassa. Senza fischi, senza applausi, senza niente. Il 2007 è anno infausto per il calcio italiano, colpito da un’altra tragedia. Filippo Raciti, ispettore capo della Polizia di Stato, muore in servizio durante gli incidenti scatenati da una frangia di ultras catanesi contro la Polizia, intervenuta per sedare i disordini alla fine del derby siciliano di calcio Catania-Palermo. Il calcio si ferma e si interroga. Vengono chiusi gli stadi per trovare una nuova normativa di contenimento della violenza dentro e fuori i teatri del calcio. La fase di assestamento produce, per il Verona, tre partite a porte chiuse. Una in casa, due in trasferta. La prima è datata 10 febbraio 2007. I gialloblù allenati da Giampiero Ventura cadono al Via del Mare sotto i colpi del Lecce. Segnano Tulli e Tiribocchi e l’effetto “stadio vuoto“ lascia ancora il segno negativo sul destino del Verona. Sette giorni dopo, al Bentegodi, arriva lo Spezia. Uno a uno il finale. In rete Biasi e Colombo. Gli spezzini, a fine stagione, spareggeranno con l’Hellas per la permanenza in B. E proprio a Verona strapperanno la salvezza. Stavolta in uno stadio stracolmo di lacrime (e applausi). L’ultima a porte chiuse del 2007 cade il 24 febbraio. Pari senza reti al Rigamonti contro il Brescia. E siamo all’ultima sfida a porte chiuse. È il 20 gennaio 2008, campionato di Lega Pro. Il Verona è nelle mani, da una partita, di Maurizio Sarri. Al suo debutto, sul campo della Pro Sesto, l’allenatore toscano ha strappato il pari. Ma il Bentegodi viene chiuso il turno successivo per i cori (non a sfondo razziale) rivolti nella gara di Sesto dai tifosi veronesi all’attaccante avversario Konè. Situazione assurda e paradossale. Ma va così. E Sarri, alla sua prima veronese, cade sotto i colpi del Sassuolo. Senza i suoi tifosi è davvero un altro Verona. Solo e vuoto. •

Simone Antolini
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
63
Lazio
62
Inter
54
Atalanta
48
Roma
45
Napoli
39
Milan
36
Hellas Verona
35
Parma
35
Bologna
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Sassuolo
32
Cagliari
32
Fiorentina
30
Udinese
28
Torino
27
Sampdoria
26
Genoa
25
Lecce
25
Spal
18
Brescia
16
Cagliari - Roma
3-4
Juventus - Inter
2-0
Lazio - Bologna
2-0
Lecce - Atalanta
2-7
Milan - Genoa
1-2
Napoli - Torino
2-1
Parma - Spal
0-1
Sampdoria - Hellas Verona
2-1
Sassuolo - Brescia
3-0
Udinese - Fiorentina
0-0