24 settembre 2020

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05.08.2020

Hellas grande con le piccole E polmoni da maratoneta

Lo strepitoso gol segnato da Davide Faraoni, a luglio, alla Fiorentina FOTOEXPRESSL’abbraccio fra Ivan Juric e Sofyan Amrabat I gialloblù esultano dopo la partita vinta con la Juventus
Lo strepitoso gol segnato da Davide Faraoni, a luglio, alla Fiorentina FOTOEXPRESSL’abbraccio fra Ivan Juric e Sofyan Amrabat I gialloblù esultano dopo la partita vinta con la Juventus

Cemento armato nelle fondamenta. Il Verona ha raccolto 41 dei suoi 49 punti, 1.86 di media, contro le nove squadre che ha preceduto in classifica più le altre due, Parma e Fiorentina, con cui ha condiviso il nono posto. Se tre indizi fanno una prova allora 22 partite diventano una verità assoluta. Quasi legge. E magari un’assicurazione per il futuro. Per di più se le tre perse sono quelle di Marassi a casa della Samp nel surreale pomeriggio immediatamente prima del lockdown, a Brescia nella classica giornata storta e col Genoa che domenica si giocava il futuro. Una più anomala dell’altra, eccezioni che confermano le regole di una squadra che per intensità e organizzazione in una sola stagione ha saputo creare distanze profondissime dalla zona di pericolo da cui Juric s’è ben presto tenuto parecchio lontano. Mai battuto da Fiorentina, Torino, Bologna e Cagliari che certo partivano da un livello molto superiore. E facendo addirittura bottino pieno col Parma già parecchio rodato e con un progetto avviatissimo. Sfiancando tutti alla distanza, perché solo l’Inter cifre alla mano ha corso più del Verona. Mostrandosi consapevole dei suoi mezzi ai limiti della sfacciataggine, pur tenendo i piedi sempre ben ancorati a terra. La mentalità però va oltre ogni limite. MARCIA TRIONFALE. Quindici su 18 i punti presi alle tre retrocesse, percorso netto con Spal e Lecce macchiato solo dal Brescia. L’unica l’Hellas a salvarsi fra le neopromosse, con un divario spaventoso rispetto ai tempi della B. Quinto allora il Verona, a 15 punti dal Brescia e 14 dal Lecce. Ora, al piano di sopra, staccati rispettivamente di 24 e 14 punti. Numero magico il 49, perché solo nell’anno dello scudetto e nel 2014 era andato oltre l’Hellas. Con 58 e 54 fra Bagnoli e Mandorlini. Poi viene Juric, il modo migliore per entrare nella leggenda. Il Verona ha perso due posizioni dopo la ripresa del campionato, scivolando dal settimo al nono gradino e passando da una media punti di 1.46 nelle prime 26 giornate, senza contare il paradossale scenario di Genova con la Samp, allo 0.91 delle ultime 12 in cui l’Hellas ha incassato due gol a partita contro appena l’1.03 dei primi due terzi di stagione. Conservando la media punti toccata fino a marzo il Verona avrebbe chiuso la Serie A con quasi 56 punti, a sei dal Napoli settimo che la qualificazione ai gironi di Europa League l’aveva già blindata per aver vinto la Coppa Italia. Difficile pretendere di più. OPERE D’ARTE. Un capolavoro partito da lontano. Dalle idee di Maurizio Setti e dalla mano di Tony D’Amico, particolarmente atteso alla verifica della Serie A in un tragitto partito alla grande quando vinse il duello con Celtic e Standard Liegi nella corsa a Rrahmani, cartellino lievitato ora da due a 14 milioni. Nessuno fra i suoi colleghi ha recuperato più palloni, ben presto quel muro che tutti vorrebbero avere. Il primo tassello è stato uno dei più preziosi. Se la bravura di un direttore sportivo è quella di pescare giocatori bravi ma coperti da troppa polvere o solo a metà strada allora D’Amico diventerà uno di prima fascia. Ed una miniera almeno quanto lo è adesso Juric. Grande coppia. Perché Veloso non giocava 29 partite in un campionato dal 2012, poco prima di andare col Portogallo agli Europei fino alla semifinale davanti alla Spagna di Xavi e Iniesta. Al Bentegodi ha disegnato calcio ogni volta che il pallone passava dai suoi piedi. Spesso un professore in mezzo a tanti scolaretti. Perché Pessina prima delle 35 presenze col Verona in A ne aveva totalizzate appena 12 ed una sola da titolare. Sistemato in ogni angolo di campo, come il più versatile dei jolly. Senza contare i sette gol, bottino da mezzapunta pura. Come gli otto di Di Carmine, gli stessi dello scorso campionato ma in B. PENNELLATE D’AUTORE. Addizioni strepitose, una dopo l’altra. Con la catena di montaggio sempre al massimo della velocità. Con una produzione straordinaria. Perché Kumbulla, preso dai Pulcini del Cavalcaselle e con piedi neanche così dritti, ora è il difensore più caldo del mercato e non vale meno di 28 milioni. Perché Lazovic è tornato quello della Stella Rossa e sette assist per un terzino sono un’infinità, perché Gunter 27 partite quasi di fila non le aveva mai inanellate in tutta la sua carriera, perché Faraoni è stato uno dei migliori laterali di destra della Serie A ma era finito al Crotone, perché Zaccagni questa continuità non l’aveva mai avuta, perché prima del Verona nessuno aveva mai dato tanta fiducia a Silvestri. Anche merito suo se il Verona non ha subito gol per dieci partite, poco meno delle 13 dell’edizione di Prandelli del Duemila. Un film bellissimo. Da vedere e rivedere. Con tanti attori protagonisti. E numeri potentissimi ormai scolpiti nella pietra. Punto di arrivo, ma soprattutto di partenza. Con l’auspicio che Juric possa aprire un ciclo. •

Alessandro De Pietro
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Genoa
3
Juventus
3
Napoli
3
Milan
3
Fiorentina
3
Cagliari
1
Sassuolo
1
Roma
1
Hellas Verona
1
Atalanta
0
Benevento
0
Inter
0
Lazio
0
Spezia
0
Udinese
0
Torino
0
Bologna
0
Parma
0
Crotone
0
Sampdoria
0
Fiorentina - Torino
1-0
Genoa - Crotone
4-1
Juventus - Sampdoria
3-0
Milan - Bologna
2-0
Parma - Napoli
0-2
Sassuolo - Cagliari
1-1
Hellas Verona - Roma
0-0
Benevento - Inter
Udinese - Spezia
Lazio - Atalanta