13 agosto 2020

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24.06.2009

Garzon, cuore e anima da Tommasi


 Stefano Garzon: adesso è un giocatore del Verona al 100 per cento
Stefano Garzon: adesso è un giocatore del Verona al 100 per cento

Veronese, come lui. Faticatore della mediana, come lui. Stefano Garzon ha scelto il suo campione per la vita: Damiano Tommasi. Lottava in silenzio. E per molti è stato la faccia d'angelo di una grande Roma. Oggi Garzon può essere la faccia pulita del Verona della rinascita. L'Hellas ha acquisito tutto il suo cartellino del Chievo. Una scelta importante, che fa di Stefano un giocatore simbolo nell'anno della rivoluzione «martinelliana». L'uomo giusto per fare la cosa giusta.
Garzon, oggi è tutto dell'Hellas.
«È un grande onore, è una grande responsabilità Nell'anno della rinascita mi ritrovo dentro a questo grande progetto. Contento di esserci».
Se cerca un esempio da seguire?
«Ho sempre ammirato Tommasi. Un campione silenzioso. Che ha sempre detto tutto senza bisogno di parlare troppo. Un veronese che ha fatto strada grazie alla sua umanità e al suo valore».
L'Hellas oggi ha bisogno di gente così, vero?
«Verona ha bisogno di gente che sappia cosa vuol dire sacrificarsi».
Per questo Bonato ha detto: chi firma ci sposa. Chi ha dubbi si faccia da parte.
«Il concetto è giusto: in C non esistono fenomeni. In campo devi avere sette-otto giocatori pronti a sacrificarsi per la causa. Il resto viene da solo».
Lei è rimasto, tanti sono partiti. Diciamolo pure: il Verona verrà rivoluzionato.
«Dispiace per i tanti amici che non troverò più nello spogliatoio. A livello umano perderò tanta bella gente. Detto questo, il calcio è fatto anche di queste cose. Posso solo dire che ho avuto modo di lavorare con un gruppo di ragazzi che due anni fa ha ottenuto con il cuore una salvezza miracolosa».
Non ci sarà più Corrent.
«Nicola ha vissuto il Verona da veronese. Ha sempre dato l'anima. E ha sofferto le pene dell'inferno quando la squadra era in crisi. È stato un grande professionista, un esempio per tutti».
Bellavista?
«Non si è mai tirato indietro. È stato un leader, ha messo il suo cuore al servizio del Verona. Dispiace per lui. Dispiace per tutti quelli che sono andati. Oggi, però, voltiamo pagina e ci prepariamo a vivere una stagione che per l'Hellas dovrà essere molto importante».
Lei pensa di essere scelto come capitano?
«Oggi no. Penso solo che il tempo passa e nemmeno te ne accorgi. Di sicuro sono un po' più vecchio. E spero di mettere la mia esperienza al servizio dei più giovani. Per la fascia c'è tempo».
Dal Chievo arriva Burato. Il ragazzo ha una storia simile alla sua.
«Lo conosco, ho avuto modo di incrociarlo quand'ero al Chievo e lui in Primavera. Avevo colto qualcosa di interessante in lui. Era determinato, sicuro di se stesso. Speriamo possa aiutare il Verona».
Garzon, ha visto il Padova? Alla fine hanno avuto ragione loro.
«Sono arrivati ai play off nella condizione migliore. Ricordo che contro di noi non riuscivano a mettere in fila nemmeno due passaggi. Evidentemente sono riusciti a rinascere al momento giusto. E questo mi fa pensare che se anche noi fossimo stati capaci di cambiare faccia a qualche partita, ora magari la storia sarebbe diversa».
Potesse scegliere lei il criterio di composizione dei gironi?
«Mi va bene quello della passata stagione. Le sfide al Sud sono sempre un'incognita».
La partita che le è rimasta nel cuore?
«Quella di Busto, la salvezza all'ultimo secondo contro la Pro Patria».
Prima di iniziare la nuova stagione a chi andrà il suo pensiero?
«Arvedi, Previdi, Prisciantelli e Pellegrini. Persone importantissime per la mia storia a Verona».

Simone Antolini

Simone Antolini
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