22 settembre 2019

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09.02.2019

Tre volte Roma Il Chievo cade e perde i pezzi

La reclamata attenzione? Beata utopia. La altrettanto auspicata ricerca della perfezione? Un’idea o poco più. Il Chievo sbaglia tanto, diserta così malamente il diktat del suo timoniere, Mimmo Di Carlo, finisce presto in balia della Roma. E si arrende inesorabilmente alla straordinaria qualità degli avversari, scontando sviste individuali e di squadra. Cade insomma, vittima anche e soprattutto dei limiti strutturali del suo organico, drammaticamente aggravati dai soliti infortuni, dalla mancanza di lucidità nei frangenti chiave, dalla pressione figlia di quell’ultimo posto che, giornata dopo giornata, assomiglia sempre di più a una sentenza di condanna. Se la gode in sostanza la squadra di Di Francesco, abbassa suo malgrado il capo quella di Di Carlo, sovrastata in maniera netta dal nemico dopo le prove, per tanti aspetti confortanti, contro Fiorentina ed Empoli. E la prima riflessione, dopo il secondo anticipo della quarta di A, è fin troppo ovvio: enorme la differenza tra vincitori e vinti. Solo scommettendo sulla Roma svagata, così spesso tradita quest’anno dalle proprie fragilità mentali - capitò anche all’andata, all’Olimpico, proprio col Chievo - sarebbe stato possibile immaginare un risultato positivo. Malauguratamente ieri sera le cose sono andate secondo logica. Con i giallorossi presto padroni della scena, sospinti dalla vena creativa di El Shaarawy, Schick, Zaniolo; avvantaggiati dalla ritrovata brillantezza di Dzeko; agevolati pure dagli sbandamenti di Rossettini e soci, finiti non a caso sott’acqua dopo appena otto minuti su una giocata quasi di alleggerimento di Nzonzi diventata l’assist perfetto proprio per lo strappo di «ElSha». Poi, a stretto giro, il secondo schiaffo, piazzato da Dzeko, libero di folleggiare nell’area di Sorrentino prima di metterlo in croce col suo diagonale affilato. In sintesi: è trascorso poco più di un quarto d’ora e i gialloblù sono già al buio, costretti a risalire una china praticamente verticale. Il Bentegodi in realtà non lascia la presa, neppure la squadra della Diga lo fa, viva nonostante tutto, aggrappata alla buona volontà dei suoi due attaccanti, Stepinski e Djordjevic. Ma lo sforzo, apprezzabile, si fa grottesco quando Di Carlo comincia a perdere, non solo metaforicamente, i pezzi. Out Frey, restituito a una maglia da titolare dopo una vita, e dentro Depaoli, che sconterà a sua volta nella ripresa la sua precaria condizione abbandonando a sua volta anzitempo la contesa. Quindi dentro due nuovi - Piazòn e Schelotto - nella fase calante del match, mentre la Roma, infilato il tris, sfiora in almeno altre due, tre occasioni un ulteriore sgarbo. Per chiudere serena, contro avversari piegati e depressi. Il dato più doloroso, al di là dello 0-3 e, quindi, della terza sconfitta nelle prime quattro gare del girone di ritorno, riguarda la difficoltà a segnare accompagnata ai limiti della fase difensiva. Proprio quello che era parso il fiore all’occhiello dell’era Di Carlo, limitatamente ai suoi primi due mesi. Dopo il giro di boa i gialloblù hanno infatti incassato dodici gol, il triplo di quelli subiti nelle prime sette partite. Un’inversione di tendenza maturata proprio quando Di Carlo, obbligato dalla difficile situazione di classifica, ha ordinato al gruppo di osare di più, di alzare l’asticella del coraggio. Di provare in qualche maniera ad accelerare in maniera convincente per accorciare sul serio rispetto alla zona salvezza. Un obbligo più che una scelta. L’esito ha tuttavia rivelato che la classica coperta, comunque la si tiri, resta corta. Cortissima. A maggior ragione contro avversari di gamba, tecnici e molto veloci, come quelli di Di Francesco. Non tutto è da buttare, per carità. E una sconfitta con la Roma, con questa Roma, la si poteva onestamente mettere in preventivo. Però servirà il miglior Di Carlo, sostenuto dal suo spirito indomito, per rimettere insieme i cocci, nettare la testa dei giocatori, restituire malgrado tutto motivazioni e fiducia. Davanti c’è Udine, campo di una rivale diretta: che non possa essere quello il teatro della svolta? •

Francesco Arioli
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Inter
12
Juventus
10
Bologna
7
Napoli
6
Cagliari
6
Atalanta
6
Torino
6
Brescia
6
Milan
6
Roma
5
Lazio
4
Hellas Verona
4
Genoa
4
Sassuolo
3
Parma
3
Spal
3
Udinese
3
Lecce
3
Fiorentina
1
Sampdoria
0
Atalanta - Fiorentina
Bologna - Roma
Cagliari - Genoa
3-1
Juventus - Hellas Verona
2-1
Lazio - Parma
Lecce - Napoli
Milan - Inter
0-2
Sampdoria - Torino
Sassuolo - Spal
Udinese - Brescia
0-1