11 agosto 2020

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06.07.2020

Tenevo molto al mio Chievo
Oggi vivo un profondo vuoto

Riccardo Meggiorini, 34 anni, sei stagioni al Chievo e 25 reti in gialloblù FOTOEXPRESS
Riccardo Meggiorini, 34 anni, sei stagioni al Chievo e 25 reti in gialloblù FOTOEXPRESS

Riccardo Meggiorini e il Chievo sono stati a lungo un corpo unico. Fatti l’uno per l’altro. Ora, all’improvviso, ognuno per la sua strada. Lui a valutare il Vicenza e soprattutto il Monza, i suoi compagni ad inseguire la Serie A. Divisi per sempre. Storia comunque bellissima, a parte l’ultimo amarissimo capitolo. «La prima sensazione è di un profondo vuoto, d’altronde quando succede qualcosa che non ti aspetti ci rimani male due volte. Io al Chievo tenevo davvero, questo sia chiaro. Me ne vado», l’animo di Meggiorini, «senza nessun rimpianto, perfettamente a posto con la mia coscienza. Non ho mai tirato indietro la gamba, sono sempre andato d’accordo con tutti».

Il rammarico più grande?

Credo nel rispetto delle persone, quel che negli ultimi tempi è invece venuto meno. In passato ogni questione veniva risolta col dialogo e in tutta serenità. Ma non ora. E senza fiducia è dura andare avanti. La proposta del Chievo per il prolungamento, per come mi è stata presentata, in realtà è stata fatta solo perché dicessi di no. Senza tenere conto che un anno fa accettai di dimezzarmi l’ingaggio. Non so quanti dei miei compagni l’abbiano fatto. Chiesi solo che mi venisse allungato il contratto di due anni. Il Chievo si fermò ad uno. Eppure non credo fosse una richiesta così pretenziosa, soprattutto per quel che ero diventato per la società. In ogni caso i soldi non c’entrano nulla.

Il rapporto con Aglietti?

Faccio fatica a trovare le parole per spiegarlo. Ad uno dei primi allenamenti mi ha chiesto quanti gol avessi segnato, quasi come se volesse sminuire il mio peso all’interno della squadra. Ero a sette più quattro assist, non mi sembravano pochi. Qualcosa non mi tornava. D’accordo, nel 4-3-3 non avevo giocato nemmeno con D’Anna. Ma più che di moduli è stata una questione di fiducia. Mai davvero avvertita, altrimenti sarebbe andata diversamente.

Che direbbe a Campedelli?

«Mi sarei aspettato una telefonata da parte sua. Invece niente. È il padrone di solito che chiama il dipendente, non il contrario. Se penso che sei anni fa fu soprattutto lui a volermi mi chiedo oggi, dopo aver dato sempre tutto, cosa abbia fatto di male per essere stato dimenticato così.

S’è confrontato con Pellissier?

La verità in questa storia è che non ho mai capito bene il suo ruolo, senza nulla togliere al grande compagno che è stato e al grande dirigente che mi auguro possa diventare. Non sapevo se fosse il direttore o uno che rappresentasse il presidente Campedelli. O se il riferimento fosse proprio De Giorgis. In sostanza non sapevo con chi interfacciarmi.

Com’è andata con De Giorgis?

Non ho apprezzato certe affermazioni della dirigenza, soprattutto negli ultimi giorni. Tanto che ancor prima del 30 giugno, quando il contratto sarebbe scaduto, ho comunicato che non sarei rimasto. Qualsiasi fosse l’accordo. E poi con tutto il rispetto per gli altri, del mio futuro avrei voluto parlarne col presidente.

La dedica ai tifosi?

Mi accolsero con diffidenza. Ricordo bene, ma anche a Torino fu così. Col tempo tutto è cambiato. E ne sono orgoglioso. Quando sei onesto nel tuo lavoro prima o poi la verità viene fuori. E la gente mi ha capito. Non verrò ricordato per quello dei cento gol ma spesso ho mandato in porta gli altri e il sacrificio, palla dopo palla, è sempre stato totale.

Quella ai suoi compagni?

Sono stati la parte più bella di questo lungo periodo. Quelli passati e quelli di oggi, a cui auguro di cuore la promozione. Le potenzialità ci sono tutte, nonostante la B sia un campionato imprevedibile.

Il ricordo più bello?

Il primo derby in Serie A. Un sogno, soprattutto per un veronese come me.

Il gesto tecnico da copertina?

Il colpo di tacco alla Lazio sulla linea di fondo per il gol di Paloschi. Roba da non crederci quando mi capita di rivederlo. Volontà, più che tecnica. Nulla è impossibile, neanche arrivare su un pallone che tutti avevano dato per perso.

Il compagno d’attacco ideale?

«L’intesa col Paloschi è stata particolare. Abbinamento perfetto.

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30
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29
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21
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Hellas Verona - Atalanta
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