09 aprile 2020

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07.02.2020

Talento, estro e coraggio Mosca e Meggio, è lì la sfida

Michele Marcolini
Michele Marcolini

Sarebbero andati d’accordo. Davide Moscardelli è quel che servirebbe al Chievo. Il gol al momento giusto, il colpo che non t’aspetti, la scatola aperta quando la partita sembra segnata. Riccardo Meggiorini è quel che al Chievo non poteva proprio mancare, ponte di collegamento fra il vecchio e il nuovo proprio ora che lo spogliatoio è rimasto orfano di Pellissier. Grande coppia sulla carta. Da quattro giorni Moscardelli ha quarant’anni, col solito animo ribelle che in Toscana ha trovato l’habitat perfetto. Prima ad Arezzo, dove ha guidato come un capopopolo di razza compagni senza stipendio conducendoli alla salvezza e quindi al trionfo dopo una battaglia furente. Ora a Pisa, dove sta semplicemente sfidando il tempo ma anche segnando gol pesantissimi. Due ai playoff a giugno, due quest’anno al Trapani per ricordare a tutti che a lui bastano un paio di palloni per lasciare ancora il segno. Come succedeva al Chievo, dove fra le mille bandiere nel 2010 c’era anche Marcolini. Due subito, all’esordio con Pioli. Uno al Catania di Giampaolo, uno al Genoa di Gasperini, quindi uno all’Inter di Benitez ed uno alla Roma di Ranieri. La sua Roma, da sempre la sua seconda pelle. Compreso l’ultimo tocco, un tatuaggio con le iniziali di Daniele De Rossi, quando il suo grande idolo è passato al Boca Juniors. Lo zampino ce lo metteva spesso al Chievo. Specialmente quando vedeva il Napoli, specie quando dal cilindro qualcosa in un modo o nell’altro bisognava tirar fuori. Quando andare da Moscardelli era operazione quasi immediata. SENZA LIMITI. Anime diverse quei due. Errante Moscardelli, sempre lontano da casa. Sempre alla ricerca di adrenalina, di situazioni al limite, di orizzonti nuovi, di edifici da ricostruire quasi con la sola forza delle mani. Sempre sull’orlo del precipizio. Anche ora, nel suo piccolo. Carta di riserva, ma sempre utile. Basta un cenno. Il tempo invece ha rimodellato Meggiorini. Levigato dagli anni, temprato dalle bufere. Scorza dura, necessaria soprattutto adesso che il Chievo la porta avversaria la vede sempre più piccola. E i compagni ad esitare. Da Djordjevic a Giaccherini, da Vignato a tutti gli altri. Sei squilli, la doppia cifra a portata di mano. L’ultima volta toccata quand’era ancora una ragazzino, alla Primavera dell’Inter, dopo i 13 al Bovolone in Eccellenza diventati il primo passo verso il professionismo e il contratto ad Interello firmato davanti a Piero Ausilio che all’epoca si occupava solo di giovani e non di star. Quando Moscardelli era già in pista in B, alla Triestina, con 16 gol fra i primi dieci in una classifica cannonieri vinta da Toni davanti ai vari Lucarelli, Protti, Riganò, Zampagna, Calaiò, Suazo e Di Napoli. Anche lui partendo dai dilettanti, dai ragazzi della Maccarese. Zona Fiumicino. La sua Roma. Come la Verona di Meggiorini. Il Garda attraversato in bici, i sapori della sua terra, il Chievo da ripagare. Ed una partita, domenica, in cui sarà vietato sbagliare. TALENTO PURO. Moscardelli è lo spirito del Pisa, con la fame dei tempi di Arezzo e il talento seppur appassito di quelle ruggenti annate di Serie A cominciando proprio dal Chievo, allora maestro nel catturare al piano di sotto merce ancora mescolata nel retrobottega del calcio ma perfettamente trasferibile coi grandi. La lista è infinita, arricchita da quel ragazzo uscito da Cesena e Piacenza con tanta energia e ora avvolto dall’amata barba che l’ha reso celebre più delle sue gesta in campo. Più dei suoi 166 gol in una carriera che non potrà durare ancora molto ma che non è ancora finita. Spettacolari alcune sue giocate, come quelle abbaglianti di Meggiorini. A volte inarrivabili anche per tanti campioni. L’assist di tacco di controbalzo girato di spalle sulla riga di fondo per il tocco comodo di Paloschi alla Lazio proprio di Pioli è cartolina indelebile. Più delle sue rovesciate, marchio di fabbrica ormai quasi accantonato sull’altare della pura praticità. I dodici chilometri nei 75 minuti in una trasferta a Firenze, nell’arco dei novanta in proiezione quasi 14 e mezzo e quindi ben oltre del più regolare dei centrocampisti, sono l’altra faccia di una medaglia che brilla ancora a dispetto dei suoi 34 anni. Due icone di fronte domenica pomeriggio, lo sfondo dell’Arena Garibaldi, la foto scritta di Moscardelli con Pellissier e Marcolini. Dolce istantanea dal passato. Amici per un attimo, prima della lotta. Aspra. Perché nessuno può permettersi di lasciar altri punti per strada. Tantomeno il Chievo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro De Pietro
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
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63
Lazio
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Inter
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Atalanta
48
Roma
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Napoli
39
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Hellas Verona
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27
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Genoa
25
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25
Spal
18
Brescia
16
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3-4
Juventus - Inter
2-0
Lazio - Bologna
2-0
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2-7
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1-2
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