11 agosto 2020

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01.07.2020

Solido, brillante e spavaldo Chievo, il passo è perfetto

Leverbe e Giaccherini si danno il «cinque» a fine gara FOTOEXPRESSDe Giorgis e Aglietti: il confronto è sempre aperto
Leverbe e Giaccherini si danno il «cinque» a fine gara FOTOEXPRESSDe Giorgis e Aglietti: il confronto è sempre aperto

Faccia fresca e testa alta. Quadrato e brillante. Sicuro dalle fondamenta, più innumerevoli gocce di talento sparse ovunque. Aver azzerato il Frosinone, non proprio l’ultima della compagnia, è davvero tanta roba. E pazienza se la classifica ha distanze minime, se l’alta classifica è tutta da conquistare, se con l’Entella già dopodomani la musica potrebbe essere un’altra, se l’ottavo posto dovrà essere guardato a vista fino alla fine. L’ultimo Chievo è stato ad immagine e somiglianza di Aglietti. Essenziale e vivace, accorto ma anche spavaldo in una scena inzuppata di sudore e sacrificio. Ancora una volta il termometro sarà Giaccherini, anima tecnica senza troppe discussioni e un potere infinito. Mai del tutto esercitato quest’anno, giusto per alimentare il rammarico per non averlo avuto in quei pomeriggi in cui sarebbe bastato un suo tocco per cambiare l’umore della giornata. Le speranze di playoff nobili e della doppia finale, ancora troppo lontana, passano per forza da lui. Anonimo il Chievo quando va a marce basse, anche scintillante quando aumenta i giri. Perché nel calcio c’è chi corre e chi gioca a pallone. CAMPO ALLARGATO. Meno scontato l’arco di Vignato, non solo nel raggio che va dalla destra verso il centro per arricchire la mediana. Prima defilato dove non c’è troppo traffico, poi nel vivo del gioco fino a prendere velocità e a lasciar andare la fantasia. Se la sinusoide di Vignato diventerà una linea continua, magari con picchi all’insù, Aglietti sarà a cavallo. Manca l’ultimo passo, visto nitidamente nella testata che ha chiuso la contesa lunedì sera. Perentoria, senza appello. A seguire l’azione fino in fondo, a leggere le intenzioni di Giaccherini, ad attaccare lo spazio, a prendersi delle responsabilità. Senza rimanere a metà strada come tante volte gli è successo. Spesso troppo titubante, anche se è il più bravo di tutti. Un valore notevole pure il suo immergersi nella manovra, quel sano gusto di dominio che il Chievo ha sbattuto in faccia ad un avversario sfinito alla distanza ma pur sempre fatto di inappuntabili sergenti della B. Un senso di potere alimentato anche dalle geometrie di Esposito, piedi educati e personalità in crescendo pur davanti ad un santone come Maiello. I binari sono scritti. Qualità purissima, senza troppi compromessi. La battaglia il Chievo la lascerebbe volentieri ad altri. Meglio andar di fino, se si può. DOPPIO CASTELLO. Fraseggio e sbocchi laterali. Arioso il Chievo quando esce dalla ragnatela che crea ad arte per poi mandare nello spazio soprattutto Dickmann, il cui motore sta tornando quello potente dei bei tempi. Un treno sulla destra, sbocco sicuro perché da quella parte c’è spesso Vignato e anche Segre, in un triangolo che può generare di tutto fra corse sul fondo, triangoli stretti e inserimenti da dietro. Coi giusti sincronismi e tempi sempre più precisi. Quel che Aglietti ha preteso anche dall’altra parte con Renzetti, Obi e Giaccherini, asse più solido dove mancava l’estro di Garritano. A rendere l’impasto ancor più sostanzioso ci ha pensato Djordjevic, completamente al servizio della causa e mai così in palla. Ne ha date e ne ha prese, aprendo spazi e generando timori. Il centravanti, d’accordo, deve far gol. L’applicazione però è stata quella dei giorni migliori. E nelle occasioni più pericolose del Chievo ha messo spesso il suo timbro. Vedi il vantaggio di Obi. BELLA RIVINCITA. Aglietti ha avuto anche tante buone risposte dalla difesa, sigillata almeno fin quando tornerà Vaisanen. Dopo l’uragano dello Spezia e gli impeti di Galabinov, al netto dei disastri dell’arbitro Dionisi, la linea si è riassestata in fretta. Comandata senza fronzoli da Leverbe, il nuovo indiscusso leader ora che Cesar non c’è più, ma sostenuta pure dalle letture attentissime di Rigione davanti a Semper ogni sera più sereno e conscio dei propri mezzi. Applicazione totale, come dev’essere nell’emergenza e in gare senza un domani. Lievita il Chievo, con bella regolarità. A Crotone come con lo Spezia, risultato a parte, fino al Frosinone quando è stato chiaro come anche la condizione fisica possa diventare un altro punto a favore di Aglietti. A patto di riavere in fretta Vaisanen, di inserire in mediana Di Noia non solo per un quarto di gara, di pretendere almeno un minimo apporto da Ongenda più che da Morsay che qualche volta dovranno pur far rifiatare Giaccherini e Vignato. Sette partite in un mese non sono proprio poche, al di là dei playoff. Anche le seconde linee ora dovranno battere un colpo. E anche piuttosto deciso. •

Alessandro De Pietro
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