11 agosto 2020

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05.07.2020

Rigione, l’errore e il riscatto Chievo, goditi il tuo guerriero

Michele Rigione, 29 anni, cerca di opporsi a Mazzitelli sul campo dell’Entella FOTOEXPRESSScambio di convenevoli, al Gastaldi, tra Boscaglia e Aglietti
Michele Rigione, 29 anni, cerca di opporsi a Mazzitelli sul campo dell’Entella FOTOEXPRESSScambio di convenevoli, al Gastaldi, tra Boscaglia e Aglietti

La vita calcistica di Michele Rigione è la sintesi dell’annata del Chievo. Ondulazioni profonde, anche violente. Alti e bassi, uno dietro l’altro. La Primavera dell’Inter con Caldirola, Destro e l’amico Obi. L’Under 20 azzurra a fianco di Insigne e Florenzi ma anche il vuoto lasciato da mesi trascorsi a Veronello lontano dalla rosa. Senza una meta precisa, fra quelle rifiutate e il silenzio del mercato. Finché lo scorso gennaio se ne andò al Novara. Ad un tratto Rigione s’è trasformato nell’effigie del Chievo che soffre, sbuffa, lotta, cade, si rialza, impreca e gioisce. Il gol di Chiavari che vale per ora un posto nei playoff fa il paio con quello siglato nell’infausta serata di metà dicembre al Bentegodi con la Juve Stabia, quando una partita già vinta si trasformò in una colossale beffa e una sanguinosa sconfitta. Uno dei suoi pochi raggi di luce di una stagione, come tante altre, spesso senza un unico filo conduttore. POSTO VACANTE. Mai sul proscenio Rigione, spesso dietro le quinte, in sospeso anche un’estate fa quando il Chievo era un cantiere senza troppe certezze. Dove i difensori scarseggiavano, tanto da costringere Marcolini a chiedere di fare un passo indietro a Karamoko. Quando Tomovic era ancora lì a dispetto della logica e Vaisanen aspettava alla Spal. La storia non è cambiata di molto neanche adesso, senza Cesar e Frey salutati da un bel pezzo più riserve parecchio claudicanti. Rigione, venerdì sera col Trapani, sarà anche senza il fedele compagno Leverbe. Squalificato dopo il quinto giallo preso venerdì. Senza Colley da una vita, rimasto chissà dove ma non certo a Veronello. Senza Cavar, prima recuperato e ora di nuovo fermo dopo l’operazione di un anno fa ai legamenti. Senza Vaisanen, a causa di una frattura al quinto metatarso del piede destro diventata un’autentica pugnalata quando il Chievo aveva già deciso di puntare tutto su di lui e dare il benservito a Cesar. Adesso la coperta è diventata cortissima. Ridotta ai minimi termini. CORSI E RICORSI. Non ha mai mollato Rigione. Neanche un attimo, nemmeno quando pareva inchiodato in panchina. Dieci partite senza un minuto, poi quattro da titolare a dicembre, quindi altre dieci in naftalina. Venerdì scherzato da Rodriguez sul vantaggio dell’Entella, orgoglioso nell’andarsi a prendere il maltolto nell’altra area dopo il riposo. Quasi dieci anni dopo il primo gol fra i professionisti, allo stadio Flaminio contro l’Atletico Roma ai tempi del Foggia di Laribi e Sau ma soprattutto di Zeman con cui non è proprio semplicissimo giocare da difensore centrale. Il mondo è piccolo, anche quello del calcio. Basti tornare al suo centro numero due, quand’era alla Cremonese. Suo compagno di reparto Cesar, il vice di Aglietti e non il suo vecchio capitano. Tutti e due, quella domenica di gennaio del 2012 davanti al Bassano, a marcare Galabinov fresco giustiziere del Chievo con lo Spezia. Tre gol e un bel calcio ai sogni di risalita, almeno fino alla vittoria sul Frosinone e all’orgoglioso pari di venerdì. Tre come i gol di Rigione, il massimo in carriera, quand’era al Catanzaro. Uno al Foggia di De Zerbi, uno al Messina francobollando Bjelanovic, uno alla Salernitana. DURE PENDENZE. Sempre di rincorsa Rigione. Come l’altra sera, nonostante una smorfia che pareva preludere al cambio proprio quando verso la lavagnetta luminosa sollevata da Marco Pacione si stava avvicinando Obi. Mai a terra, come si conviene ad un difensore che si rispetti. Chiavari è stata la sua rivincita, a 29 anni non più la promessa dell’Italia Under 16 anche di Jacopo Sala e Faraoni, dell’Under 17 di Luca Gotti, dell’Under 18 di Sepe e Nicola Sansone. Sempre a rincorrere l’obiettivo, passato col tempo fra le mani anche dei vari Sannino, Castori, De Canio, Moriero e D’Aversa ai tempi di Lanciano. Titolare e spesso riserva, continuamente sotto esame, in giro per l’Italia senza una meta fissa. Catapultato all’improvviso nella mischia più selvaggia, dove con una palla giusta sei ai playoff ed con una sbagliata si rischia di guardarli alla tv. Ha saputo conquistarsi spazio Rigione. Sempre di più. Aggrappandosi ai centravanti avversari, alzando il muro spesso alla meno peggio, cibandosi di un’autostima lievitata di settimana in settimana. Semper loro là dietro. Dickmann e Renzetti, lui e Leverbe. Senza troppi ricambi, se non giovanissimi e mezzi infortunati. Il momento di innalzare la leva dell’orgoglio, di gettare ancora una volta il classico cuore oltre l’ostacolo. Come tutto il Chievo e il suo animo indistruttibile. Segnato nella fatica, mosso dalla voglia di finire almeno fra le prime otto. Fino alla linea dei playoff, dove di miracoli ne sono capitati tanti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro De Pietro
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
77
Atalanta
71
Inter
71
Lazio
69
Roma
57
Milan
56
Napoli
53
Sassuolo
48
Hellas Verona
45
Bologna
43
Cagliari
42
Parma
40
Fiorentina
39
Sampdoria
38
Torino
37
Udinese
36
Genoa
30
Lecce
29
Brescia
21
Spal
19
Brescia - Spal
Cagliari - Sassuolo
1-1
Fiorentina - Torino
Genoa - Lecce
Hellas Verona - Atalanta
1-1
Juventus - Lazio
Milan - Bologna
5-1
Napoli - Udinese
Parma - Sampdoria
Roma - Inter