21 maggio 2019

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12.04.2019

Pellissier, i 40 anni di una leggenda
«Ho sposato il Chievo, amore senza fine»

La macchina del tempo impostata sul 2007. La DeLorean di «Ritorno al Futuro» che atterrà a Veronello. Sergio Pellissier s’infila dentro all’abitacolo e imposta la data: 27 maggio 2007, Bologna come location. Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, il capitano di sempre del Chievo, fa un tuffo nel passato. Quel giorno i gialloblù persero contro il Catania la serie A. Un abisso. Dal quale, però, Sergio ha saputo risalire. Non da solo.

Pellissier, a 40 anni le danno una sola possibilità di viaggiare nel tempo...
«Tornerei indietro per evitare quella retrocessione. Un momento bruttissimo. Ma poi, penso: è giusto farlo? Senza quella pagina di storia, non sarei quello che sono adesso. Nemmeno il Chievo. Non ci sarebbe stato l’anno di B. Non ci sarebbero stati i miei 22 gol. Non ci sarebbe stato quello spirito di condivisione che ci ha resi tutti più forti».

Che regalo si fa per il suo compleanno?
«Ho la fortuna di vivere una vita nella quale riesco ad esaudire ogni desiderio. Non serve una giornata speciale per farmi un regalo speciale. Semmai, il vero regalo oggi può essere quello di consegnare ai nostri tifosi una grande prestazione contro il Napoli. Conta finire bene questo campionato».

La retrocessione che sta per arrivare appare molto diversa da quella del 2007
«I momenti sono diversi. Nel 2007 siamo scesi in B all’ultima giornata, con 39 punti, con un gruppo che era forte. E lo ha dimostrato l’anno successivo. Oggi, invece, stiamo vivendo una fase di rinnovamento generazionale. Il Chievo, da qualche anno, non è più quel Chievo. Deve ritrovare la sua dimensione, le sue regole».

Regole?
«Chi gioca qui deve venire con addosso la voglia di spaccare il mondo. Io resisto perché mi rinnovo. A 30 anni mi avevano fatto capire che quello che ero poteva non andare bene fino in fondo. Mi sono rimesso in discussione, sono ripartito da zero. Ho scelto il Chievo. Fino in fondo, per sempre».

Poteva andare al Napoli
«Sì, nel 2009. Prima della mia unica convocazione in Nazionale. Ma il presidente Campedelli decise di declinare l’offerta di De Laurentiis».

Il gol che non mai fatto?
«Juve-Chievo 2-2 (stagione 2010-2011 ndr). Contropiede, finisco fuori dal terreno di gioco per evitare Buffon uscito a centrocampo, evito anche un ostacolo, rientro, mi presento in area a porta vuota. Fossi stato egoista avrei calciato ma ho preferito passarla ad Uribe che poi non ha segnato. Probabilmente l’avremmo vinta tre a due. Ma è andata così».

Con chi avrebbe voluto giocare?
«Del Piero, Totti ma anche Cassano. Che ti metteva sempre davanti alla porta».

In passato si è cercato spesso il suo successore. Senza trovarlo? O lei aveva individuato qualcuno?
«Io ho giurato fedeltà eterna al Chievo. Chi passa e fa bene qui magari cerca di fare carriera altrove e se ne va. La storia ha detto questo».

Il più bel complimento ricevuto da un collega?
«Mi è arrivato da Thiago Silva. In un’intervista disse che ero stato il giocatore più difficile da marcare. E poi, le parole di Moratti, rammaricato per non essere mai riuscito a portarmi all’Inter».

Ha ammesso di avere grandi affinità con Bud Spencer e Terence Hill. Ci spieghi
«Ho visto tutti i loro film. Mi piace il loro modo di essere. Mi sento molto vicino a loro. Burbero ma non troppo. Ma allo stesso tempo molto buono. Io sono un montanaro. Si può avere un cuore d’oro senza darlo per forza a vedere».

Pellissier come Trinità?
«Magari fossi come lui. Anche io, però, ho fatto le mie buone azioni... per il Chievo».

Coppia del futuro: Pellissier con Vignato. Le piacerebbe?
«Vignato ha un dono: sa leggere veloce il gioco e mandare la palla dove vuole. Ma ora deve far “esplodere“ il carattere. Avesse la personalità di Zaniolo, sarebbe ancora più forte di lui».

Vent’anni ad alti livelli. I campioni icona della sua lunga avventura calcistica?
«Il primo Ronaldo, Ibrahimovic, Totti e Del Piero».

A cena con?
«Roger Federer, incarna l’esempio del campione». •

Simone Antolini
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