25 febbraio 2020

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31.12.2019

Marcia lenta ma più sicura Chievo, la strada è giusta

Lorenzo Dickmann, uno degli stakanovisti del Chievo 2019-’20, in campo a Pescara FOTO FORZAPESCARA.COMI tifosi gialloblù in trasferta domenica all’Adriatico
Lorenzo Dickmann, uno degli stakanovisti del Chievo 2019-’20, in campo a Pescara FOTO FORZAPESCARA.COMI tifosi gialloblù in trasferta domenica all’Adriatico

La porticina d’accesso alla Serie A, oggi, si distingue appena. Non tanto - o non soltanto - per la distanza che la separa dal Chievo, quanto piuttosto per quell’assembramento di pretendenti piazzate qualche passo avanti ai gialloblù. Perduta la zona playoff, otto le squadre ad oggi meglio posizionate, altre due quelle a pari punti. Eppure, a parte il Benevento in fuga (clamoroso il +12 sulla seconda e il +15 sulla terza) il resto del gruppone è piuttosto concentrato. Il che permette a tutti di conservare una discreta dose di fiducia e in particolare a Michele Marcolini, come precisato anche domenica in conferenza stampa, allo stadio Adriatico, che «sarebbero bastati i tre punti perduti con la Juve Stabia per concedersi una prospettiva del tutto diversa». Il Chievo insomma è presente, senza dubbio un po’ defilato ma vivo. Penalizzato enormemente dal dicembre a tinte fosche ma del tutto determinato - come si è potuto apprezzare anche due giorni fa - a riguadagnare il terreno smarrito. L’ESTATE DEI DOLORI. Il bilancio di fine 2019 è una sintesi di ottime intenzioni, buone partite e qualche inatteso (anche immeritato) scivolone. Gli ipercritici faranno notare che una squadra costruita sui talenti dei Giaccherini, Meggiorini, Djordjevic, Cesar, Vignato e compagnia bella non dovrebbe, a metà del percorso, ritrovarsi così lontana dalla vetta. Oltretutto fuori pure dalla zona spareggi. Chi invece preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno farà una serie di considerazioni anche molto diverse. Premessa: l’estate della ricostruzione è stata sofferta, complicata, delicatissima. La sessione di mercato ha sciolto parecchi dei dubbi trascinatisi fin da giugno soltanto l’ultimo giorno, permettendo a Marcolini di definire il suo modello a stagione abbondantemente iniziata. La risposta del campo è stata comunque interessante: calcio intraprendente, palleggio efficace, idee molto chiare. Attenzione però a questo dato: Jacopo Segre (1540’) e Lorenzo Dickmann (1530’), i più impiegati dal tecnico, elementi chiave dello scacchiere gialloblù, sono stati gli ultimi innesti in ordine di tempo. Il primo a debuttare, in corsa, solo alla prima di campionato, a Perugia; il secondo addirittura alla terza. A conferma del fatto che, almeno in parte, quello del tecnico è stato un faticoso lavoro di rincorsa, dettato più dai tempi del mercato che dalle reali esigenze del Chievo. Condizioni di lavoro non proprio comode, esiti quasi inevitabili della fresca, rovinosa retrocessione. LE OCCASIONI PERDUTE. Il Chievo, tuttavia, ha dato subito la sensazione di possedere una sua identità di gioco, una fisionomia anche divertente. E il necessario, dopo qualche giornata, per azzardare l’immediato ritorno in A. Settembre si è rivelato però anche il mese delle opportunità sprecate, con un bilancio tra il dare e l’avere, davanti alla porta avversaria, decisamente deficitario. Bilancio aggravato da qualche svista di troppo in zona difensiva. Ben diversa la piega presa dagli eventi a ottobre, fin dalla spettacolare rimonta di Livorno; meno esplosivo novembre; decisamente critico dicembre, che pareva potersi trasformare nel mese del definitivo decollo e invece - complice infortuni e ingenuità in serie - si è rivelato parentesi su cui riflettere. Due, lungo l’accidentato percorso, le gare-simbolo delle occasioni lasciate per strada, più di tante altre. La prima quella di La Spezia, partita dominata in maniera schiacciante per almeno un’ora e finita solo 0-0. L’altra quella giocata in casa contro la Juve Stabia: ferita, maltrattata e apparentemente sconfitta a fine primo tempo prima dell’incredibile ribaltone. Il più lacerante degli harakiri. APPARENZE E SPERANZE. L’ultima fotografia, in ogni caso, riapre il cuore alla speranza. L’immagine del Chievo di Pescara - più tonico, aggressivo, determinato, ispirato, arricchito peraltro da alcuni fondamentali rientri - è nuovamente quella di una squadra da ricollocare qualche gradino più in alto. La pausa, oltre che a resettare scorie fisiche e nervose, dovrebbe servire a restituire alla causa Ceter e soprattutto Obi, tassello chiave della mediana, troppo spesso vittima dei suoi disagi muscolari. Il mercato potrebbe fare il resto, completando un gruppo ancora carente in un paio di posizioni e garantendo a Marcolini ricambi più competitivi. Via i musi lunghi, insomma: la classifica è corta e la corsa alla A, tutto sommato, deve ancora cominciare. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Arioli
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
60
Lazio
59
Inter
54
Atalanta
45
Roma
42
Napoli
36
Milan
36
Hellas Verona
35
Parma
35
Bologna
34
Cagliari
32
Sassuolo
29
Fiorentina
29
Torino
27
Udinese
27
Lecce
25
Sampdoria
23
Genoa
22
Brescia
16
Spal
15
Atalanta - Sassuolo
Bologna - Udinese
1-1
Brescia - Napoli
1-2
Fiorentina - Milan
1-1
Genoa - Lazio
2-3
Hellas Verona - Cagliari
Inter - Sampdoria
Roma - Lecce
4-0
Spal - Juventus
1-2
Torino - Parma