17 ottobre 2019

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31.08.2019

L’Empoli ci prova
ma Djordjevic c’è
E il Chievo anche

Dezi semina angoscia al Bentegodi, Djordjevic riveste i panni del bomber e restituisce la meritata tranquillità. Portandosi a letto, purtroppo, il rammarico di aver lasciato l’impresa a metà.

 

Finisce pari il confronto, giustamente annunciato come uno dei più tosti, tra il Chievo ancora «in progress» e l’Empoli, che al Bentegodi si era portato appresso l’etichetta (magari scomoda ma veritiera) di squadra nata per vincere. Anzi, per assassinare il campionato, seminare la concorrenza, riprendersi in qualche mese la Serie A appena abbandonata.

 

Fatti due conti, riletta la cronaca spicciola degli episodi, rivisto con l’avanzamento veloce il film del secondo tempo della gara si può serenamente sostenere che tutta questa differenza tra l’orchestra assemblata per incantare e la band ancora improvvisata non si è avvertita granché. Anzi, pure gli applausi del popolo della Diga, arrivati dopo il triplice fischio, danno il segnale, l’ulteriore conferma che Michele Marcolini stia lavorando bene, che i suoi ragazzi stiano memorizzando gli spartiti, che pure gli ultimi solisti aggregati - Jacopo Segre in primis - abbiano tutte le caratteristiche per dare ritmo e suggestioni alla melodia.

 

Pari con l’Empoli e un solo punto in classifica dopo due giornate con la sensazione, però, che il seguito non possa che riservare passi avanti, occasioni di crescita. In particolare dopo il triplice fischio della sessione di mercato estiva, che permetterà al tecnico gialloblù di lavorare su un organico finalmente definito. Sorrisi e rimpianti, si diceva. Perché dopo un primo tempo combattuto, non facile, anche sofferto, il Chievo ha piano piano trovato le soluzioni per creare veri imbarazzi all’Empoli. Prima ha messo fine al tentativo di fuga ospite e poi - in particolare dopo aver rimesso Giaccherini al centro della tre quarti - ha dato un’ulteriore sgasata costruendo le premesse per il sorpasso. Rimasto un’illusione a poco più di un quarto d’ora dal 90’ sullo sparo sciagurato ancora di Djordjevic, liberatosi un po’ avventurosamente - e sul filo dell’offside - a tu per tu con Brignoli. Un calcio alle stelle che ricorda quello di Stepinski una settimana fa a Perugia.

 

Il rammarico che si somma al rammarico ma non inquina l’analisi complessiva e il senso della prestazione. Ora lo stop alle trattative, quindi il tempo di innestare anche le ultime new entry prima di misurarsi col Venezia nel derby programmato in laguna alla ripresa delle ostilità. Marcolini predica unità d’intenti, reclama identità comune: quanto apprezzato ieri al Bentegodi - senza che ci si debba troppo illudere - gli offre più di una ragione di conforto. Il «mood» è quello giusto: siamo sicuri che l’obiettivo debba restare quello della salvezza?

Francesco Arioli
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6
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3
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Bologna - Lazio
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Brescia - Sassuolo
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Genoa - Milan
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Hellas Verona - Sampdoria
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