23 febbraio 2020

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19.01.2020

Il gigante buono stende il Grifone Chievo, che salto

Un tuffo d’istinto sulla palla vagante, lo schiaffo al destino che in un attimo cancella le difficoltà, gli errori, l’insistito sbattere contro il nemico: Bentegodi in festa, Chievo di nuovo a braccia alzate quasi quaranta giorni dopo l’ultimo successo, quello colto contro la Cremonese. Sempre sul campo alleato. E la prospettiva che, come d’incanto, si tinge di rosa. Il Chievo insomma riaccende il sorriso e scopre al tempo stesso un nuovo beniamino, capace di trasformarsi in match-winner in mezz’ora di campo. E uscito di scena, a 95’ consumato, come alternativa d’attacco oggi più che credibile. Persino più di Djordjevic, incappato in un sabato assai grigio, e di tutti i compagni di reparto che nei primi cinque mesi di stagione mai sono riusciti davvero a impossessarsi del ruolo con la richiesta efficenza e la necessaria continuità. Il resto rientra nelle logiche imprevedibili, magiche del pallone: quelle che permettono ai gialloblù di Marcolini di mettere sotto il Perugia dopo 88’ di grande fatica, al di là del finale giocato con voglia, determinazione assoluta. Più sui nervi magari che sulla qualità del gioco. Del resto erano già stati richiamati sia Vignato (colpito duro) che Giaccherini, ovvero i due interpreti più estrosi e raffinati del lotto, protagonisti di una prova lontana dai loro standard. Marcolini aveva già deciso che era meglio investire sul fisico di Ceter, sul dinamismo di Garritano e sul palleggio di Esposito per cercare di schiodare il punteggio. Troppo importante portare a casa la partita, troppo utile abbattere il primo ostacolo del 2020, troppo prezioso quel quinto posto raggiunto alla fine che proietta nuovamente la squadra in piena zona promozione, a sei lunghezze - non un’enormità - dal secondo posto, quello che garantirebbe la A diretta. Ceter, si diceva. Lui l’uomo dell’allungo. Perché non fosse bastato lo spunto - lucido e furioso al tempo stesso - valso il vantaggio, il colombiano si è procurato, una manciata di minuti dopo, pure il fallo da rigore del raddoppio. Quello che ha definitivamente messo in ghiaccio il risultato. Con citazioni d’obbligo per Semper, rivisto titolare a provvidenziale sullo 0-0, e per Segre, che a un certo punto deve aver deciso che toccava a lui inserire la quinta per dare la scossa al match. Il resto, a questo punto, conta poco. Perché nella fredda serata di ieri contava soprattutto rialzare la testa, riprendere confidenza col successo, ritrovarsi a respirare l’aria buona della zona playoff e riaffermare la propria candidatura al salto di categoria. Contando pure sui rientri prossimi di Dickmann, Vaisanen e Di Noia. E sperando che il guaio capitato a Vignato non sia troppo grave. Il cammino è lungo, certo, ma ricominciando a sveltire il passo il traguardo non pare neppure così remoto. •

Francesco Arioli
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