17 settembre 2019

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25.02.2019

Il Chievo si ferma alle intenzioni Col Genoa è 0-0

Poco calcio, poco Chievo, nessun sorriso. E niente strappo, niente accelerate, vittoria rimandata e obiettivo salvezza che resta a distanza siderale nonostante i contemporanei stop di Empoli, Bologna e Frosnione, altre pericolanti a forte rischio di scivolamento. Di Carlo si ferma allo 0-0 col Genoa, apparso a sua volta lontano dalla condizione (e convinzione) migliore. Ed è una mezza sconfitta visto che resta una giornata in meno per continuare ad azzardare l’impresa e che i prossimi ostacoli, lungo il cammino, non si annunciano dei più agevoli. Questa, però, è la Serie A e non sempre (quasi mai) il cuore, l’atteggiamento, la buona volontà - quelli pretesi dal tecnico gialloblù alla vigilia - bastano per fare risultato. Soprattutto se, lungo la spina dorsale del tuo undici, cominciano a marcare visita pezzi pesanti. La categoria, insomma, non si improvvisa. Né l’emergenza si può sempre risolvere con l’ingegno, il colpo d’ala, lo spunto favorevole. In altre parole: per mettere sotto il Grifone sarebbe servito il miglior Chievo. O, a rigirare la frittata, per spuntarla orfani di Tomovic, Pellissier, Giaccherini, Depaoli e compagnia bella sarebbe stato necessario sfruttare il motore gialloblù al centocinquanta per cento dei giri. Contando, certo, pure sull’aiuto della buona sorte. Nel pomeriggio di sole tiepido di Verona Di Carlo ci ha provato facendo con quello che aveva, chiedendo meraviglie a chi gli era rimasto. Puntando pure a stravolgere il meno possibile la squadra anche sul piano tattico. Quindi conferma del 4-3-1-2, la miscela dell’ardore agonistico senza smarrire l’equilibrio, desideri d’attacco senza scoprire troppo la difesa. Perché fare gol sarebbe assolutamente utile ma prenderlo equivarrebbe a una sentenza di morte anticipata. Il prodotto resta in ogni modo modesto: i gialloblù non riescono proprio ad alzare il ritmo, gli attaccanti - Stepinski e Meggiorini - restano spesso lontani dalla porta di Radu e, quando ci si avvicinano, la giocata resta prevedibile. Manca il sostegno di una mediana che è troppo timida, nella quale solo Leris sembra mettere davvero la dose richiesta di anima. Manca l’estro di Kiyine, promosso trequartista dall’inizio ma regolarmente prigioniero del nemico. E il Chievo sconta anche la scarsa confidenza di Schelotto col ruolo di terzino, il pomeriggio non proprio ispirato di Hetemaj, una condizione mentale non esattamente brillante. Così i primi tre quarti d’ora scivolano via lenti lenti, un solo brivido innescato da un colpo di tacco di Meggorini nell’area avversaria, tanti errori da una parte e dall’altra, il coraggio inghiottito da imprecisioni e carenze tecniche. L’intervallo poco cambia e non creano i presupposti della rivoluzione neppure le sostituzioni operate nel corso della ripresa. Di Carlo chiede verticalizzazioni a Dioussè, reclama una scossa da Djordjevic, si appella al Dio del pallone quando manda in campo Piazòn, al 93’, sperando che trasformi in oro una punizione dal limite assolutamente invitante. Nulla da fare. Rischia poco il Chievo ma, tutto sommato, rischia poco anche il Genoa, sopravvissuto senza particolare fatica anche agli ultimi assalti, quelli portati più con l’energia nervosa che con il cervello. I dati positivi: quinta gara del campionato senza subire gol, la soglia psicologica della doppia cifra in graduatoria finalmente oltrepassata - 10 punti a marzo, non proprio un trionfo - e, come detto, un modesto guadagno sulla concorrenza. Si ricomincia da Torino, contro una squadra oggi lanciata a mille all’ora verso un posto in Europa. Con «Giak», Depaoli e, probabilmente, poco altro da recuperare dall’infermeria. La matematica, in fondo, dice che è ancora possibile. Obbligatorio covare il residuo briciolo di fiducia, necessario provare a tenere la testa nel campionato. Con la massima concentrazione, consapevoli che non c’è davvero più nulla da perdere e ci sono, anzi, i colori gialloblù da onorare fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. Non si molla, insomma, alla faccia di una situazione naturalmente disperata. I conti, in fondo, si fanno sempre dopo. •

Francesco Arioli
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Inter
9
Bologna
7
Juventus
7
Napoli
6
Atalanta
6
Torino
6
Milan
6
Roma
5
Lazio
4
Genoa
4
Hellas Verona
4
Sassuolo
3
Cagliari
3
Brescia
3
Parma
3
Spal
3
Udinese
3
Lecce
3
Fiorentina
1
Sampdoria
0
Brescia - Bologna
3-4
Fiorentina - Juventus
0-0
Genoa - Atalanta
1-2
Hellas Verona - Milan
0-1
Inter - Udinese
1-0
Napoli - Sampdoria
2-0
Parma - Cagliari
1-3
Roma - Sassuolo
4-2
Spal - Lazio
2-1
Torino - Lecce
1-2