22 ottobre 2019

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04.09.2019

Il Chievo si affida a Djordjevic Per Vignato è l’ora della verità

Pilip Djordjevic difende palla nel match contro l’Empoli FOTOEXPRESS
Pilip Djordjevic difende palla nel match contro l’Empoli FOTOEXPRESS

È rimasto forte il Chievo. Anche senza Tomovic ed Hetemaj, anche senza Stepinski. Più leggero, senza certi ingaggi difficili da reggere. Comunque talentuoso e profondo. Il mercato ha partorito una rosa ben miscelata. Prendere un difensore in più sarebbe stato il top, anche ai lati, ma gli ultimi tentativi si sono spenti contro il cronometro. Finalmente recintato, il Chievo si ritrova senza il suo centravanti che credeva di riuscire a tenere ma con Obi e Vignato di nuovo nelle varie rotazioni. Due da riallineare subito ai compagni, dopo settimane con le valigie in mano. Due acquisti in più, al tirar delle somme. «Siamo molto competitivi, ma lo eravamo anche prima. Altrimenti non avremmo dominato a lungo due squadre forti come Perugia ed Empoli. Adesso ritroviamo il nostro spirito», la strada tracciata da Sergio Pellissier, assist che Michele Marcolini aveva già colto alle 22.01 di lunedì, con paletti finalmente fermi almeno fino a gennaio e Dickmann a colmare il vuoto della fascia di destra. Pronto agli ultimi ritocchi, in ogni angolo del campo. IL PADRONE DELL’AREA. Ha l’occasione che voleva Djordjevic. Prima dimenticato da tutti, adesso di nuovo nell’area di rigore quasi da intoccabile. L’attacco è nelle sue mani, nella sua sete di rivincita, nella sua voglia di tornare grande. Di centravanti come lui in B non ce ne sono molti, nessuno col suo passato di gloria fra nazionale serba e Lazio. Il sigillo all’Empoli è più di un indizio. Impareggiabile in teoria Djordjevic in un livello di calcio in cui ha sempre saputo incidere pesantemente, dovesse riacquisire la continuità smarrita negli ultimi tempi. Venti i suoi gol nel 2013 col Nantes promosso nella Ligue 1 francese insieme al Monaco di Claudio Ranieri. Forse non è troppo tardi per tornare grandi. All’appello manca Millico, con cui Pellissier lunedì aveva parlato al telefono prima delle 20, quando pareva tutto fatto col Torino. Che è stato però occupato fino allo scoccare delle 22 col Napoli per il trasferimento di Verdi e senza più tempo quindi per chiudere il cerchio anche col Chievo. «Il contratto al Toro l’abbiamo mandato alle 21.30, se poi è saltato non è stato certo per colpa nostra», la ricostruzione di Pellissier, rimasto con l’amaro in bocca perché con gli spunti di Millico sarebbe stato tutto perfetto ma anche per i termini della cessione di Stepinski. «Ci è dispiaciuto cedere a cinque milioni e mezzo chi come lui ancora non ha dimostrato quanto vale ma che potrebbe diventare davvero un grande attaccante. Ma così va il mercato», la sintesi di Pellissier guardandosi alle spalle. Stepinski ora è storia. UN’ALTRA VITA. Anche Vignato, così come Djordjevic, ha una porta spalancata davanti. Minuti e spazio da conquistare ma anche talento da vendere. La freddezza della Samp l’ha lasciato a Veronello, dove adesso per lui non dovrà più parlare il mercato ma il suo genio. Se ha davvero le doti del campioncino è arrivato il momento di metterle sul piatto. Freccia tremenda nell’arco di Marcolini, patrimonio notevole del Chievo che adesso si metterà faccia a faccia col suo agente Tullio Tinti per provare ad allungargli un contratto che scade fra dieci mesi. «L’intenzione è quella», conferma Pellissier, in attesa delle prime mosse anche della controparte, perché il rischio di perderlo a parametro zero c’è ancora. Vignato da trequartista può all’occorrenza spingere Pucciarelli, finora mezzapunta, anche più avanti dove ha stazionato a lungo ad Empoli pur partendo da lontano. Soprattutto Vignato può rivelarsi arma potentissima per aprire spazi fra difese chiuse e catenacci vari. LA MANO DEI FORTI. Il Chievo vuole mettersi adesso nelle mani dei suoi big. «Dimostrino ora di essere campioni, anche in campionato dove non sempre la qualità è padrona», il messaggio chiarissimo di Pellissier, altro passaggio chiave dell’annata. Facile andare da Giaccherini, il fuoriclasse della categoria, perché nessuno in teoria ha uno così. Anche il miglior Obi al massimo della condizione di rivali nelle varie mediane della B ne avrebbe pochi. Pure lui, come Djordjevic, con l’obbligo di cancellare le assenze di un anno fa in un centrocampo comunque parecchio vivo dove un posto già è di Giaccherini, dove Segre ha lasciato intravedere ottimi numeri così come l’ultimo Garritano e dove presto salirà Bertagnoli dopo aver fatto fino infondo il suo dovere a destra. Esposito in regia ora è un intoccabile, senza dimenticare Karamoko che alla fine al Torino non c’è più andato. Mosaico al completo, adesso è tutto ancor di più nella testa di Marcolini. •

Alessandro De Pietro
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