31 maggio 2020

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05.03.2020

Il Chievo ruggisce ma non è spietato E l’Ascoli reagisce

Francesco Arioli ASCOLI PICENO L’idea c’è, il cuore pure. Così come emergono la buona volontà, l’attenzione, la gamba, l’intraprendenza e pure - quando la partita cambia registro - l’attitudine al sacrificio. Il nuovo Chievo targato Aglietti esce da Ascoli con un buon punto, la certezza di aver dominato la scena per almeno un tempo e la conferma di possedere qualità tecniche, spirito e la capacità di saper far gruppo anche nelle difficoltà. Nessuna svolta epocale, intendiamoci, rispetto alla precedente gestione tecnica, penalizzata soprattutto dalla discontinuità dei risultati. Comunque interessanti indicazioni da raccogliere nell’attesa delle indispensabili conferme. «Aglio», come da indiscrezioni, non stravolge. Piuttosto corregge. Non scatena rivoluzioni. Magari aggiusta. Non cancella i trascorsi, rivede invece qualche situazione, raffina l’impostazione generale, fa le prove di rilancio non solo della squadra ma anche di alcuni singoli. Chiamati adesso a caricarsi di ancora maggiori responsabilità per tirare la volata di primavera. Nel «Del Duca» svuotato dall’emergenza coronavirus le novità tattiche sono poche e mirate. Qualcosa andava cambiato, non soltanto per giustificare l’avvento del nuovo timoniere ma anche per sperimentare strade diverse, soprattutto nella costruzione della manovra, e Aglietti la sua impronta l’ha data. Ottenendone risposte davvero confortanti. Quindi: dentro Dickmann, smanioso di riprendere a galoppare, in difesa, e spazio a Vignato in attacco per un tridente - completato da Giaccherini sul lato opposto e Djordjevic centravanti - subito efficace. E ancora cambio di compiti, e di posizioni, tra Esposito e Obi: il primo restituito alla regia e il secondo a far la mezzala. Tutto perfettamente registrato dalla squadra che si incarica subito di fare la partita. Prima aggirando l’ostacolo, poi aggredendo con sempre maggiore forza, soprattutto sugli esterni. Vignato, a destra, è una scheggia impazzita. Djordjevic, bravo a cercarsi spazi e palloni, è riferimento solido dalla tre quarti in su. Bene la mediana, puntuali i soccorsi da dietro, cortissime le linee, robusta la pressione sui portatori di palla del «Picchio». La macchina insomma funziona benissimo, oliata come se tutti giocassero così da sempre. E legittimo è il vantaggio griffato Djordjevic, puntuale nel ghermire un tiro cross di Vignato da destra. Proprio lì, volendo, riaffiora un vecchio limite della squadra. Quello di non saper uccidere una gara piegata per il verso migliore. Perché l’Ascoli non può stare sempre a guardare e infatti nella ripresa, grazie anche ai cambi, il copione cambia. Stellone indovina i cambi - quello di Trotta su tutti - e adesso là dietro c’è da alzare di brutto il livello di attenzione. L’Ascoli pareggia, avvicina pure il sorpasso, poi trema su un paio di contropiede di Meggiorini e soci. A conferma del fatto che il Chievo è vivo, nonostante gli spifferi. E il pari è buono. Adesso, appunto, occorre insistere. •

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