17 settembre 2019

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04.03.2019

Il Chievo lotta ma il Toro ne fa tre Incubo senza fine

Francesco Arioli TORINO Settantasei minuti di ordinata, paziente, scrupolosa, proficua resistenza attiva per ritrovarsi alla fine con tre pere sul groppone e l’ennesima amarezza stagionale da sistemare nell’album dei brutti ricordi. Il Chievo risponde presente anche a Torino (sponda granata), mette sabbia negli ingranaggi del nemico, limita i pericoli contro una delle squadre più in palla della Serie A ma si accorge, alla fine, che basta la giocata del campione per cambiare senso al pomeriggio e ritrovarsi nuovamente col sedere per terra. È la quindicesima volta da agosto in qua. Vecchia storia, quasi sempre quella a dire la verità. Nella categoria più impegnativa la qualità non si improvvisa e il compito può dirsi assolto solo al 95’. La consegna parziale, pur confortante, non paga. E, soprattutto, pesano da matti gli errori, anche i più banali. Peccati veniali che si trasformano in sentenze capitali. La sintesi insomma assomiglia a tante altre della collezione 2018-‘19. Nel senso che il Chievo corre, mette testa e cuore, riesce a versare abbondanti dosi di anestetico nel bicchiere di un avversario che fiuta traguardi europei ma, nell’occasione, sgomma spesso e volentieri a vuoto. Poi sbaglia, la squadra gialloblù, anche le occasioni - più di una - che le capitano in mezzo ai piedi. E quello, a posteriori, è peccato forse più grave rispetto alle sfasature difensive che hanno mandato in porta prima Belotti - giocata d’autore, peraltro, la sua - e poi Rincon e Zaza. Troppi tre gol al passivo, troppissimi a valutare l’atteggiamento e la bontà della manovra a lungo sfoggiata dal Chievo. Sempre zero punti sarebbero stati, chiaro, ma con un carico di rabbia supplementare che Di Carlo e i suoi avrebbero evitato volentieri. Soprattutto a ripercorrere le tappe della gara, iniziata come previsto con Schelotto terzino al posto di Depaoli e Djordjevic e Meggiorini in avanti. Grande affidamento, chiaro, in Giaccherini, il trequartista di rientro - dopo la squalifica - che il popolo granata inizia a massacrare di fischi e ululati non appena sfiora il primo pallone. La strategia gialloblù comunque è funzionale alla gara. Perché il Torino, sostenuto da una folla nutrita e appassionata, prova immediatamente a caricare per scontrarsi però contro le linee elastiche disposte da Rigoni e compagni. I quali avanzano spesso il baricentro, vivono fasi di apprezzabile supremazia a centrocampo, accendono l’iniziativa su un paio di strappi eccellenti senza però riuscire a completare l’opera, causa la precipitazione di «Giak» o le imprecisioni di Djordjevic. Scorri la lancetta e scopri, al 45’, che Sorrentino ha dovuto allungarsi appena un paio di volte in uscita. Belotti non pervenuto, Iago Falque al rallentatore, Baselli nascosto. E il solo Ansaldi potenziale chiavistello della fase offensiva, male assistito però dai finalizzatori di Mazzarri. Nota a margine, si fa per dire: Di Carlo al quarto d’ora ha già dovuto pagare pegno alla sfiga, sempre all’erta quella, costretto a sostituire Schelotto dopo un movimento innaturale del ginocchio. Dovrà replicare la sostituzione forzata poi con Jaroszynski. Comunque equilibrio sostanziale nei fatti e nel punteggio, col Chievo che anche in avvio di ripresa si fa preferire per la pulizia del gioco e la discreta facilità a muoversi. Di Carlo l’aveva chiesto anche stavolta di osare, di provarci, di tentare di dare uno schiaffo al destino tenendo vivo un sogno forse impossibile. Il problema è che davanti a Sirigu spesso capita Djordjevic, non esattamente lucido, nè sufficientemente concreto. Un disastro perchè se sbagli troppo non puoi pensare che gli altri siano ugualmente clementi. In altri termini: se non riesci a portare gli episodi dalla tua parte - Mimmo dixit - non è che puoi appellarti a qualche strano, oscuro maleficio. E allora è quasi fatale che al primo scivolone - palla gestita male da Leris, a qualche metro dalla linea mediana - Belotti trovi lo scambio rapido con Zaza e riesca a indirizzare un destro di rara precisione e potenza nell’angolo. Il resto è fisiologico: pubblico incendiato dall’entusiasmo, due palloni che trovano Dioussè vagamente distratto, Rincon e Zaza puntuali ad arrotondare. Altro giro, altri schiaffi. Alla faccia dei meriti. •

Francesco Arioli
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Inter
9
Bologna
7
Juventus
7
Napoli
6
Atalanta
6
Torino
6
Milan
6
Roma
5
Lazio
4
Genoa
4
Hellas Verona
4
Sassuolo
3
Cagliari
3
Brescia
3
Parma
3
Spal
3
Udinese
3
Lecce
3
Fiorentina
1
Sampdoria
0
Brescia - Bologna
3-4
Fiorentina - Juventus
0-0
Genoa - Atalanta
1-2
Hellas Verona - Milan
0-1
Inter - Udinese
1-0
Napoli - Sampdoria
2-0
Parma - Cagliari
1-3
Roma - Sassuolo
4-2
Spal - Lazio
2-1
Torino - Lecce
1-2