07 luglio 2020

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25.05.2020

Iachini, miracolo annunciato «Era il mio Chievo da record»

Beppe Iachini portato in trionfo dai suoi ragazzi al fischio finale della gara di Grosseto FOTOEXPRESSGialloblù in festa a fine partita per la A ritrovata
Beppe Iachini portato in trionfo dai suoi ragazzi al fischio finale della gara di Grosseto FOTOEXPRESSGialloblù in festa a fine partita per la A ritrovata

Di nuovo le lacrime. Stavolta di gioia. Il 25 maggio 2008 è il giorno del Paradiso ritrovato e dalla fine dell’incubo. Avete segnato la data? Bene, facciamo un salto all’indietro di dodici mesi. Il Chievo, il 27 maggio 2007, aveva perso contro il Catania (0-2) al Dall’Ara di Bologna la serie A. Un epilogo terribile, anzi, terrificante. Mai, i gialloblù, erano stati in quella stagione seriamente a rischio. Gli ultimi novanta minuti si rivelarono, invece, fatali alla squadra che era stata riaffidata a Gigi Delneri dopo l’esonero in corsa di Bepi Pillon. Una caduta imprevista. Dai fasti dei preliminari di Champions alla rovinosa caduta tra i cadetti. Poteva essere l’inizio della fine. Invece, la società di Luca Campedelli trovò la forza per rialzarsi subito. E un anno dopo la caduta di Bologna, i ragazzi di Beppe Iachini, attuale tecnico della Fiorentina, si riprendevano a Grosseto, esattamente dodici anni fa, la serie A. Rete di Ciaramitaro (splendida spaccata), pareggio di Danilevicius per i maremmani. Poi nulla più, fino alla festa finale. E alla A ritrovata. Iachini, l’avevano scelta per fare il miracolo... «Mi ritrovai con un puledro di razza tra le mani. E ci regalammo una cavalcata esaltante dall’inizio alla fine, con qualche rallentamento, nulla più». Il Chievo, con quella retrocessione, aveva perso il disincanto «Ma non si era perso dentro. Quando arrivai, ricordo gli occhi della gente, dei ragazzi, della dirigenza. Tutt’altro che smarriti. Non avvertivo rabbia ma grande senso di rivalsa. Utile per spingere fino all’ultimo». Scelsero uno specialista «Da solo non avrei fatto nulla. Del Chievo mi dissero, prima di andare: una famiglia che fa felice tutti». E quando se ne andò? «Non potei che confermare. Valori, talenti, uomini giusti al posto giusto. Eravamo un grande collettivo. E tutti di resero protagonisti nel momento del bisogno». Tipo Pellissier? Quell’anno trascinò la squadra con 22 reti «Il Chievo, in passato, aveva avuto prime punte di grande prestanza fisica: penso a Michele Cossato, Bogdani, Amauri. Decisi di utilizzare Pellissier come prima punta di movimenti. Giocavamo con lui e oer lui. E Sergio divenne perfetto terminale del nostro gioco». Il Chievo, alla prima retrocessione della sua storia, si giocava molto. Avvertiva anche lei che quella stagione poteva segnare gli eventi futuri del Chievo «No, il Chievo non si era sciolto dopo la retrocessione, non aveva perso la sua identità. Anzi, si era ricompattato subito. Tanti anni di A lo avevano forgiato. Il club aveva spalle larghe». E lei cosa si è portato via? «Tanti record. Miglior attacco, squadra con maggior numero di vittorie e minor numero di sconfitte in campionato. Riuscii a fare meglio solo a Palermo. Chievo è stata un’avventura che mi ha permesso di vincere e di crescere. Scoprendo tante cose». Proviamo a fare l’elenco? «Luciano fu straordinario. Visse una seconda giovinezza. Bentivoglio esplose, trovando un ruolo da titolare e pure continuità in fase realizzativa. Dietro eravamo solidissimi. In mezzo c’era tantissima qualità. Penso a Italiano e a Marcolini, che al Chievo c’è tornato anche da allenatore. Avevamo muscoli, velocità e testa. E quella era una B molto tosta da vincere. Con Bologna e Lecce fu sfida all’ultimo colpo». La partita della svolta? «Credo al San Nicola contro il Bari di Antonio Conte. La forza e la mentalità escono nei momenti della verità. Era l’ultima giornata di andata. Dopo otto minuti eravamo sotto di due gol. Da ammazzare un orso. Finì che la vincemmo noi. Una rimonta straordinaria (Iunco e doppietta di Pellissier ndr) che ci fece capire che avevamo imparato ad assorbire qualsiasi tipo di colpo». Grosseto fu... «Come rivedere la luce per tutti. Per me: la felicità di chi arriva al traguardo e si sente sudato ma felice». Iachini, anche oggi il Chievo insegue lo stesso sogno «La B è cambiata tantissimo. Sono cambiati i rapporti di forza. Il Chievo si è sempre affidato alla forza delle idee e agli uomini giusti al posto giusto. Pellissier c’è ancora. Sergio è la bandiera. Campedelli era la forza silenziosa. Il Chievo lo capisci fino in fondo quando lo vivi da dentro. Chi parte dal basso conosce il valore della sofferenza. Sono in corsa. Il passato aiuta. Entusiasmo, cuore e senso di appartenenza dovranno sempre fare la differenza». •

Simone Antolini
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