22 ottobre 2019

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16.09.2019

Così Obi s’è ripreso il Chievo «Vi dimostrerò chi sono»

Joel Obi allunga la falcata sul terreno del «Penzo» FOTOEXPRESS
Joel Obi allunga la falcata sul terreno del «Penzo» FOTOEXPRESS

I suoi quadricipiti sembrano tornati quelli di un tempo. Di nuovo di granito Joel Obi. Rieccolo. Il Venezia è andato a sbattergli addosso per novanta minuti. Gli altri a rimbalzare, lui immobile come una quercia. «Il mio campionato comincia qui. Voglio dimostrare a tutti quel che valgo davvero», il suo grido di battaglia dall’isola di Sant’Elena dove ha lasciato intendere che in Serie A sarà stato anche uno dei tanti ma che in B può fare quello che vuole. «Il Chievo è molto forte, ma fra un po’ lo sarà ancora di più. Quello vero ancora non s’è visto», l’altra promessa di Obi, senza campo per troppo tempo per non aver voglia di ricominciare a correre come sa. Bisogna viaggiare fino ad Istanbul per ritrovare gli ultimi suoi minuti in una partita ufficiale. Diciotto, con l’Alanyaspor, nel pari col Basakseir il 24 di maggio. Lui dentro al posto di Junior Fernandes, uno che ha giocato l’ultima Copa America col Cile, dopo quasi quattro mesi in Turchia quasi da turista. Due presenze in tutto. Sempre fuori, sempre infortunato. Come al Chievo, salutato il giorno di Santo Stefano a Marassi con la Sampdoria. Un quarto d’ora, poi la solita smorfia sul suo volto. Più chiara di ogni referto. Niente di nuovo, vista la sua storia fatta di freni e faticosi tentativi di ripartire. Ma se Obi sarà quello di Venezia almeno fino a maggio nessuno oggi ha una mediana come quella del Chievo. L’UOMO DELLA DIGA. Da mezzala ha corso e osato, da metodista ha fatto il re. E con gente come Giaccherini, Segre, Vignato e Garritano a costruire gioco attorno alle sue semplici geometrie davanti alla difesa potrebbe rimanerci a lungo. «La partita era importante, contava tanto vincere. Avevamo bisogno di un risultato positivo, anche solo per la classifica. Adesso abbiamo tre gare fondamentali per alimentare ancor di più il nostro obiettivo», lo sguardo in avanti di Obi proteso già a Pisa, Salernitana e Pordenone, con l’aria di chi da qui a fine campionato non vorrebbe perdere neanche un minuto. Nemmeno un contrasto. «Sono positivamente arrabbiato. Voglio riprendermi tutto quello che ho perso finora. Voglio giocare sempre al mille per mille. Voglio dare sempre tutto. Non si molla niente al Chievo, lo farò capire anche ai nostri ragazzi. Li aiuterò», la fotografia da perfetto leader di Obi, presenza che rischia di rendere inquieta tutta la Serie B. OLTRE IL CONTRATTO. Estate strana la sua. A Veronello ma sempre sul mercato. A correre per il Chievo ma in teoria in partenza da un momento all’altro. Compresi gli ultimi giorni, perché i risultati contano ma i conti hanno un peso anche maggiore e il suo ingaggio fino al 2021, figlio dei parametri ereditati dal Torino, non è proprio così leggero. «Sono contento di come la società abbia gestito la situazione. Ci siamo detti tutto. Il Chievo sa che da me avrà sempre il massimo. Così sarà. Adesso testa sul campo, giorno per giorno. Zitti e pedalare», alza ancora il tiro Obi, perché uno passato da Mancini, Mihajlovic, Gasperini e Benitez non può accontentarsi e nemmeno adagiarsi sul suo promettente vissuto. «Sappiamo giocare a calcio, ma dovevamo far vedere anche di essere una grande squadra pure a livello caratteriale. Ci serviva un test così. Faccio i complimenti al Venezia. Ci hanno tenuto testa fino all’ultimo, hanno lottato con coraggio. Noi però dopo Perugia ed Empoli dovevamo riscattarci proprio in questo modo», l’ulteriore iniezione di energia di Obi, anche capace di gestirsi nelle folate che al Torino hanno prodotto anche cinque gol nell’ultima stagione, in attesa di salire di condizione e acquisire la giusta abitudine alla gara. Per avvicinarsi alla porta c’è tempo. GRANDE ACQUISTO. Il terreno della B pare proprio il suo. Zero fronzoli, tanta sostanza. A muso duro, sempre e comunque. «C’è un bel gruppo, io sto crescendo, gli altri anche. Siamo sulla buona strada, poco ma sicuro», la certezza di Obi, un martello a Venezia ma anche a Veronello dove il preparatore atletico Gigi Posenato ne ha dosato i carichi alla perfezione, tenendo conto di avere davanti una macchina di altissima cilindrata ma anche con qualche difetto. Impugna la sciabola Obi, guerriero vero nel mare di San’Elena. «In B vince chi ha più determinazione», la sua fotografia di fondo, «tutti devono quindi sempre essere pronti e non indietreggiare mai di una virgola. Ce l’ha detto anche il mister. Bisogna sempre farsi trovare pronti. Ce l’ha confermato il Venezia. Sono stati in dieci per tutta la partita eppure non hanno mai mollato. D’accordo la tecnica ma qui serve soprattutto altro. Ho fiducia in questo gruppo. E ora ci sono anch’io». •

Alessandro De Pietro
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