11 agosto 2020

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12.07.2020

Chievo, il tridente è spuntato Aglietti e le scelte obbligate

Anche in serie B Filip Djordjevic ha palesato le sue difficoltà a concretizzare FOTOEXPRESSAl Chievo farebbero comodo le reti di Emanuel Vignato
Anche in serie B Filip Djordjevic ha palesato le sue difficoltà a concretizzare FOTOEXPRESSAl Chievo farebbero comodo le reti di Emanuel Vignato

Fiato corto, come la rosa. Quest’estate ciclopica, ora ridotta al minimo. Il Chievo di oggi è piuttosto scontato. Dietro Semper, Dickmann, Leverbe, Rigione e Renzetti. A metà Segre, Esposito, Garritano, Obi e poco altro. Davanti Giaccherini, Vignato e Djordjevic. Una cantilena. Non si scappa, almeno fin quando la difesa non riacquisterà Vaisanen. Poche scelte, tante partite, tempi strettissimi. Vietato infortunarsi o essere stanchi, rischi tuttavia piuttosto concreti in una volata a cui non sarebbe male presentarsi brillanti il più possibile. Questione di numeri, difficili da sconfessare. TROPPO CORTI. Di Noia, difensore forzato venerdì notte, non giocava novanta minuti da Cittadella. Ventuno di dicembre. Netta e quasi impietosa la forbice espressa dai cambi. I cinque del Trapani hanno messo nel piatto della contesa 506 partite di B più le 32 in A di Fornasier e le 49 di Piszczek col Cracovia. Età media 26,6 anni compresi Odjer, Scaglia e Luperini. I quattro del Chievo arrivano a 30 fra Ceter, Karamoko, Zuelli e Grubac. Età media: 19 anni e mezzo. Senza mai far alzare dalla panchina Morsay, ancora troppo acerbo, così come Ongenda a cui l’altra sera non è rimasto altro che calciare una bottiglietta vuota quando ha capito che non sarebbe più entrato. CONDIZIONE. Alla ricerca di una condizione non ancora ritrovata, solo sbiadita copia del talentino nato nel Psg. Carta sprecata dell’arido mercato di gennaio, salvato solo dal contributo di Renzetti a sinistra. Là dove Marcolini è rimasto a lungo senza un vero padrone che non poteva essere Brivio e nemmeno Cotali. SENZA QUEI TRE. Al puzzle, già piuttosto asciutto, il Chievo ha appena levato il miglior realizzatore ed il capitano. Scelta precisa la rinuncia a Cesar così come a Frey, più macchinosa quella di rinunciare a Meggiorini maturata cammin facendo con un feeling andato via via deteriorandosi. Contratti conclusi il 30 giugno, senza alcuna volontà di prolungarli. D’accordo la carta d’identità, d’accordo lo sguardo verso il futuro, d’accordo tutto ma è piuttosto complicato credere che Meggiorini non sarebbe stato utile alla causa in un reparto a cui continuano a mancare i gol di Djordjevic la cui prima alternativa è diventata Grubac, visto che Ceter ora corre ormai soprattutto all’esterno. Primo cambio delle punte per riempire l’area o coprire il lato destro. Tanta energia là dove servirebbe però ben altro. Ambizioso anche ritenere superfluo Cesar, adesso utile come l’acqua nel deserto dopo l’infortunio di Vaisanen che con Leverbe e Rigione avrebbe chiuso il pacchetto dei centrali. Difficile anche pensare che con dieci gare di campionato e potenzialmente fino a cinque di playoff in due mesi non sarebbe servito nemmeno Frey, specie a destra dove il generosissimo Dickmann non può durare in eterno e il ventenne Pavlev, pur promettente, non può venir considerato un sostituto di qualità già certificata. Specie ora che di margini di errore non ce ne sono più. Dove l’esperienza conta come non mai. L’ANTICO VIZIO. Il modo più agevole per sbrogliare certi nodi sarebbe ottenere il massimo col giusto sforzo. Semplicemente concretizzando quel che il Chievo produce. Sulla carta Giaccherini, Djordjevic e Vignato valgono uno dei primissimi attacchi della B, ma soltanto il decimo effettivo cifre alla mano compensato in parte dalla terza miglior difesa. Aglietti avrebbe il tridente perfetto, spesso e volentieri però spoetizzato e quasi mai capace di incidere in proporzione al suo potenziale. Prigioniero degli stenti di Djordjevic, mitigati dal suo lodevole senso del sacrificio senza però fare fino in fondo il proprio dovere. Quello di buttarla dentro. E senza Meggiorini di garanzie alle sue spalle non ce ne sono poi molte. A meno che Vignato non si trasformi all’improvviso nel killer d’area che non è mai stato cercando la porta con l’ira che non l’ha mai davvero accompagnato o che i centrocampisti non comincino a produrre molto di più. Messaggio a Segre, Garritano e soprattutto ad Obi, quando Aglietti lo riavrà. I tre del Chievo messi insieme, 15 gol in tutto, hanno prodotto meno di Iemmello, Simy e Pettinari, bomber veri di Perugia, Crotone e Trapani. L’indice di pericolosità, termometro scientifico dell’incidenza della fase offensiva, parla a favore di Aglietti. L’impalcatura c’è, mancano le finiture. E non è poco. Tenuto conto che il tempo stringe, la classifica si è fatta sempre più scivolosa e il Chievo adesso sarà chiamato a fare, per forza di cose a fare i conti con la sindrome di “piccola con le piccole“. •

Alessandro De Pietro
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