18 luglio 2019

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07.06.2019

«Chievo, è solo un arrivederci Tornerai presto dove meriti»

Mimmo Di Carlo sorride nel giorno della sua nuova presentazione al Vicenza
Mimmo Di Carlo sorride nel giorno della sua nuova presentazione al Vicenza

Cinque giorni appena che è rientrato a Vicenza ma l’ultima avventura al Chievo è ancora fresca. Troppo fresca per potersi liberare facilmente di immagini e pensieri. Mimmo Di Carlo l’aria di Veronello ce l’ha ancora addosso. Così come si tiene appiccicati frammenti di vita, sensazioni, sorrisi e lacrime, volti ed emozioni. Ha aspettato a lungo che il Chievo sistemasse le priorità per poi concentrarsi sulla scelta dell’allenatore ma a un certo punto la corte serrata del club berico l’ha convinto alla virata: «Il presidente Campedelli mi ha fatto presente che gli serviva altro tempo prima di prendere la sua decisione per la panchina. E ci siamo salutati come sempre. Da persone che si stimano e si vogliono bene. Il nostro è stato un arrivederci e non un addio», fa adesso il tecnico, che due giorni fa ha ricevuto il nuovo abbraccio del Menti. Pareva che Di Carlo potesse aspettare il Chievo all’infinito e invece il piano è cambiato. Cos’è successo? «Intanto premetto che la disponibilità io e il mio staff l’avevamo dato prima al Chievo, al cento per cento, per vari motivi. In questa stagione abbiamo dato tutto quello che dovevamo a una squadra che era in difficoltà. È finita come è finita ma secondo me abbiamo fatto tutto il possibile per rendere il Chievo competitivo fino all’ultima giornata, come è stato, pur nelle difficoltà». E poi? «L’obiettivo era quello di ripartire da qui per riportare il Chievo in alto, dopo aver ricreato in questi mesi la mentalità che è tipica di questo club, di questo gruppo. C’era la voglia di rivalsa, avevamo grandi motivazioni». E cosa è cambiato? «Io col presidente ho parlato molte volte nel corso delle settimane. Ho grandissima stima nei suoi confronti. E ho aspettato. Ma nell’ultimo colloquio ho capito che i tempi della scelta non erano ancora maturi. Allora ci siamo confrontati da uomini, l’ho ringraziato per l’opportunità che mi aveva dato a novembre ma ho dovuto valutare un progetto diverso e le occasioni importanti che mi avevano prospettato Vicenza e Benevento. Ma tra me e il presidente, ripeto, è stato solo un altro “arrivederci”». Insomma, un saluto tra amici. Massima serenità... «Assolutamente sì. E, ribadisco, è stato un “arrivederci”. Non me ne sono andato perché non volessi stare al Chievo o perché Campedelli non mi volesse tenere. È che i tempi non ci hanno aiutato. E io rischiavo di autoescludermi da un ambizioso progetto a lungo termine, come quello del Vicenza. Che poi assomiglia molto a quello che avrei voluto fare ancora anche al Chievo». Rosso cosa le ha detto, che vuole andare in A? «In quattro anni lui vuole costruire una squadra per poterci tornare». Che aria ha lasciato a Veronello? Si parlava di voglia di rivalsa. Quella voglia si respira ancora? «Il presidente, assieme a chi gli sta vicino, lavora giorno dopo giorno intanto per garantirsi l’iscrizione al campionato - priorità che adesso riguarda un po’ tutte le società - e poi, una volta scelto l’allenatore, per costruire una squadra che l’anno prossimo possa essere protagonista. Quanto meno per stare tra quelle che punteranno a vincere il campionato». Un messaggio ai tifosi, che l’hanno sempre sostenuta... «Intanto li ringrazio per il calore avuto per tutto l’anno nonostante le difficoltà. Loro hanno vinto ancora una volta perché sono stati veramente straordinari fino all’ultima giornata di campionato. Erano in un bel gruppo anche a Frosinone. Spero che possano tornare a vincere. E sono sicuro che il presidente non lascerà niente di intentato perché la squadra possa tornare subito a primeggiare. Ma un saluto lo voglio fare anche a chi ha lavorato in società e per la società e mi è stato accanto in tutti questi mesi». Quante volte ha pensato a cosa sarebbe potuto cambiare se Di Carlo fosse arrivato prima? Prima di Ventura o addirittura l’estate scorsa? «Sicuramente, vista a posteriori la reazione della squadra e il gioco che siamo riusciti a proporre, avremmo fatto qualche punto in più. Anche per l’atteggiamento, per l’organizzazione, per lo spirito Chievo. Quando sono arrivato ho rimesso al centro del progetto due elementi chiave che non giocavano come Pellissier e Cesar. Un altro, Sorrentino, era già titolare. È stato come riscoprire l’anima del gruppo, che ha infatti reagito subito tornando a fare cose da Chievo». E poi? «Poi è arrivato il mercato che non ci ha aiutato e quello è stato un peccato. Ma sapevamo che qualcosa in uscita bisognava fare. Purtroppo gennaio ha creato un po’ di confusione, si è persa un po’ di compattezza. Tutto cose che abbiamo pagato pesantemente, un po’ come il successivo l’infortunio di Pellissier». E al di là dei fattori esterni, degli infortuni, del Var, della sfortuna... Non c’è un rimpianto? Una scelta che a posteriori Di Carlo avrebbe magari fatto diversamente? «Noi abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, pur tra le difficoltà. Chiaro che qualche punto l’abbiamo perso per strada ma questa è la Serie A. Però rimpianti non sento di averne. Avevamo anche trovato una certa continuità, non è bastato. Ma preciso subito: io non mi voglio lamentare di nulla. A me non piacciono gli alibi, faccio soltanto delle constatazioni». C’è stato, nel corso di una stagione così amara, un momento bello? Da ricordare? «Penso al finale di campionato di Cesar, ai gol di Pellissier all’Inter e alla Lazio, due perle assolute. E al gol di Vignato a Roma con la Lazio. Un fatto che ha dimostrato che quando una squadra sta bene anche i giovani possono esprimere al meglio le loro qualità. E anche Semper merita una citazione particolare». Da giorni si fanno i nomi di suoi possibili eredi e si parla di tecnici che, da giocatori, hanno già avuto un’esperienza al Chievo. Quanto è importante trovare una persona che già conosca l’ambiente, che già abbia maturato il famoso senso di appartenenza? E che consiglio gli si potrebbe dare? «Già facendo entrare Pellissier nella stanza dei bottoni si è puntato su un valore assoluto in questo senso. Io penso che assieme a Pellissier e assieme a De Giorgis Campedelli sceglierà il meglio per il Chievo. Questi sanno che non si può prescindere da una certa mentalità. Sono sicuro che qualunque allenatore verrà scelto sarà anche messo nelle condizioni di lavorare con un certo metodo. Occhio: lo spirito Chievo resta imprescindibile». Marcolini, Italiano... «Anch’io mi auguro che venga scelto uno che ha già vissuto Veronello. Che arrivi uno che è già stato al Chievo. Ma il presidente sa già quali sono i criteri da seguire». Se Di Carlo avesse mano... liberissima quale giocatore porterebbe dal Chievo al suo Vicenza per iniziare la scalata alla Serie A? «Ma noi siamo in C... Certo potrei dire Pellissier, che però ha smesso. Ma anche Cesar. Gente che ha una professionalità e valori assoluti altissimi. Assieme a tanti altri che però è giusto che facciano ancora la Serie A. O la B a vincere». E se invece, per quanro ne sa, dovesse spedirne uno del Vicenza al Chievo? Ce n’è qualcuno che potrebbe meritare un investimento in prospettiva? «Prima bisogna che me li lasci allenare e conoscere veramente per almeno due o tre mesi. Mi parlano bene di Zerpelloni ma devo prima lavorarci per poter dare un giudizio compiuto». A Verona questi sono soprattutto i giorni dell’Hellas tornato in A. Un simbolo del Chievo come lei come ha vissuto questa promozione? «Faccio i complimenti all’Hellas che però, non dimentichiamolo, già in partenza era una delle squadre più accreditate. Ha meritato sul campo, certo, ma era molto più forte di Lecce e Brescia. Insomma, penso che per la qualità della squadra che aveva la promozione avrebbe dovuto guadagnarsela un po’ prima. Ora l’Hellas dovrà rinforzarsi per restare in A, il Chievo rimboccarsi le maniche per tornarci quanto prima. Il mio auspicio è che tra un anno sia Chievo che Vicenza possano festeggiare i reciproci trionfi».

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