24 febbraio 2020

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20.01.2020

Ceter è l’oro di Marcolini Il Chievo scopre il suo ariete

Damir Ceter esulta dopo il gol del vantaggio al Perugia FOTOEXPRESS
Damir Ceter esulta dopo il gol del vantaggio al Perugia FOTOEXPRESS

Finito col calcio studierà economia, il mondo degli investimenti e la corretta gestione dei guadagni. Damir Ceter l’ha deciso da tempo, dopo aver visto molti calciatori dilapidare autentiche fortune. Il salvatore del Chievo viene da lontano, dalla Colombia in cui amava addentrarsi Lorenzo Balestro da perfetto braccio armato della società. Come quella volta in cui scovò Carlos Bacca, visto a Barranquilla a due passi dai Caraibi e preso per un milione e mezzo. Affare fatto, ma le cronache del giorno dopo oltre alle sue prodezze in campo raccontarono soprattutto della sua notte brava in discoteca. Il Chievo bloccò l’accordo a un passo dalla firma, sbuffando non poco quando venne a sapere che a scatenarsi fra danze e bevute non era stato Bacca ma un suo compagno di squadra. Ferita riaperta negli anni successivi ad ogni suo gol col Bruges, col Siviglia, col Milan, col Villareal. Parla pochissimo Ceter, senza mai abbandonare il sorriso. Il suo solo pensiero è mettere in moto quella potentissima macchina che è il suo fisico ed irrobustire un patrimonio tecnico al momento tutto da affinare. Ci sta provando con allenamenti ad hoc che per lui durano sempre più degli altri. Materia grezza ancora da tagliare, ma a 22 anni compiuti da poco il margine per colmare certi difetti c’è tutto. E il gol al Perugia può cambiargli la vita. L’OCCHIO DI CONTI. Il Cagliari, titolare del suo cartellino, andò a pescarlo nel 2017 al campionato sudamericano Under 20. Due gol in due partite il suo biglietto da visita. Il primo al Paraguay, il secondo all’Ecuador padrone di casa. Un infortunio all’adduttore destro lo escluse dai giochi sul più bello, togliendogli il resto del programma e soprattutto la gara successiva vinta col Brasile del milanista Paquetà e di Neres, oggi stella dell’Ajax. A Daniele Conti, l’occhio del Cagliari in quei giorni in Ecuador, bastarono quei due colpi per decidere di portarlo in Italia dopo quella passerella che di talenti ne mostrò parecchi. Due su tutti: lo juventino Bentancur che trionfò con l’Uruguay e l’interista Lautaro Martinez capocannoniere con l’Argentina. Con Ceter in quella Colombia soprattutto Luis Diaz, adesso al Porto, più Chuco Hernandez del Watford prestato al Maiorca. Quando un volo per l’Europa riuscì a prenderlo anche Ceter. Vedendo allontanarsi sempre più l’amata baia di Buenaventura, a due passi dalla Calì da sempre la casa del leggendario Mario Yepes, fra il 2008 e il 2010 a Veronello leader come pochi. Per conferme chiedere a Marcolini. DOLCI PER TUTTI. Con quella stazza fin da ragazzino, fu facile per Ceter emergere dalle periferie colombiane. Giovanissimo professionista all’Universitario Popayan, quindi in seconda divisione al Deportes Quindio e poi all’Indipendiente Santa Fe di nuovo nella massima serie. Fino al Cagliari, al prestito all’Olbia e quindi al Chievo. Fino ai pasticcini che ieri mattina hanno inondato Veronello, rituale rispettato anche da lui per la prima firma in B dopo le 13 in Lega Pro, fra cui le doppiette ad Entella e Piacenza. L’ultimo colombiano del Chievo era stato Fernando Uribe, oggi trentaduenne e nove di meno quando Giovanni Sartori lo strappò alla concorrenza dopo 24 gol in 36 partite nell’Once Caldas ma appena due, alla Juve e al Palermo, con Pioli prima e Di Carlo poi. Parecchio deludente, ma il Chievo ci aveva visto giusto perché Uribe ora frequenta l’alto calcio brasiliano. Prima al Flamengo, ora al Santos. CALCIO D’AVVIO. Altra storia rispetto a Ceter, tutto casa e Veronello. Lui, la sua fidanzata e il calcio sempre in testa. Partito dal basso, sotto contratto col Cagliari fino al 2022 ed al Chievo in prestito secco. Con un bagaglio tutto da riempire, ma tanta volontà in corpo. Quella che ha intravisto ad esempio Pellissier, uno che di argomenti per valutare un attaccante ne ha abbastanza. Sempre vigile sul ragazzo, a cercar di carpirne anche la più sottile sfumatura. L’entrata in scena solo a fine ottobre col Crotone, dopo un infortunio ad un piede che gli ha tolto mesi vitali relegandolo al chiuso del Centro Atlante senza molti sbocchi verso il campo. Teorico prodotto in uscita fino al Perugia, ma da sabato sera in avanti lo scenario è ben diverso. Gol e rigore procurato, chili e centimetri al servizio di Marcolini e di un attacco sempre alla ricerca di una vera impennata. Trovata. E ora impossibile da ignorare. Il calcio di inizio del campionato di Ceter. •

Alessandro De Pietro
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