22 ottobre 2019

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07.09.2019

C’è una freccia in più a metà Riecco Obi: insegue spazio

Joel Obi, nigeriano, 28 anni. Inizia la seconda stagione nel Chievo
Joel Obi, nigeriano, 28 anni. Inizia la seconda stagione nel Chievo

Ha corso in silenzio, anche al buio, Joel Obi in questi mesi. Di fatto a Veronello, in realtà sempre sul mercato. Con le valigie pronte, fino all’ultimo giorno. Perennemente in partenza, ora di nuovo in circolo. Ha corso soprattutto tanto e bene finora. Senza guaio alcuno ai suoi gracili muscoli, accorciando ogni giorno di più le distanze accumulate dopo cinque mesi di anonimo parcheggio in Turchia e un’annata da dimenticare. Ce n’era abbastanza per staccarsi anche inconsciamente dal gruppo, per chi come lui era sceso nell’umile Chievo dal Torino che stava diventando grande. Motivatissimo adesso Obi. Carico come una molla, come racconta la quotidianità. Con la rabbia giusta, con la tenacia ritrovata ma anche col punto di domanda sulla sua tenuta fisica a cui solo la prima verifica ufficiale e il tempo potranno dare una risposta. Marcolini l’ha gestito coi guanti di velluto. Con intelligenza e buonsenso. Attore protagonista al centro della settimana, defilato con l’avvicinarsi della partita. Logiche di mercato, più che di campo. Il Chievo si ritrova adesso un potenziale treno da aggiungere alla mediana, fuori concorso per la categoria se solo dovesse ritrovare i livelli di Inter e Torino. PERCORSO NETTO. Ha 28 anni Obi, per la prima volta in Serie A ad appena 19 quando Esposito era ancora in quinta elementare e Segre alle scuole medie. E lui a debuttare in Champions col Werder Brema al posto di Stankovic e col Cagliari in campionato sostituendo Coutinho. L’ultima con la Nigeria a giugno del 2018, poco prima di materializzarsi a Veronello, un tempo a Wembley contro l’Inghilterra da compagno di mediana di Obi Mikel e Moses, i due ex del Chelsea. Di un altro passo per la Serie B, ma solo in teoria. L’interrogativo ancora sussiste, una delle grande variabili della stagione del Chievo. Marcolini l’ha tenuto delicatamente in disparte, in odor di cessione fino all’ultimo minuto senza che poi sia successo niente. Neanche in Turchia, dov’era appena stato senza tuttavia mettersi mai davvero in moto. Un fardello al monte stipendi ma anche un’incalcolabile risorsa tecnica a cui cercare ora di attingere a piene mani. Non ha avuto fastidio alcuno Obi finora. Nessuna criticità, soltanto un lieve rallentamento prima del turno di Coppa Italia col Ravenna. Nulla di davvero significativo. Ad aiutarlo la continuità di lavoro, quei piccoli passi mossi ad ogni seduta fin dal ritiro che hanno ridotto i rischi e fortificato la sua struttura anestetizzandone la predisposizione agli infortuni, da sempre il grande freno alla sua ascesa. PURA ILLUSIONE. Un affare prendere Obi a un milione. Al Torino aveva segnato cinque gol, seppur in mezzo a due ricadute che stavano cominciando a diventare la regola. Il timore era soprattutto quello. Muscoli di cristallo che non avrebbero mai lasciato tranquillo il Chievo, ad un certo punto senza molte vie d’uscita e alternative. Castro se n’era andato, fatto salire e scendere dal treno e poco dopo spedito al Catullo per prendere di corsa un volo per Roma dove l’aspettavano le visite mediche a Villa Stuart quando col Cagliari finalmente si trovò l’accordo. Rimpiazzarlo era complicato. Vano il tentativo per Gerson che la Roma mandò alla Fiorentina, infruttuosa la mossa per arrivare a Krunic che rimase a Empoli, non fortunato l’approccio con Ionita chiamato nel bel mezzo di una questione familiare in Moldavia quando il Cagliari l’avrebbe volentieri impacchettato come parziale contropartita per avere prima Castro. Le sentenze popolari emesse già a giugno per il processo sulle plusvalenze resero il terreno ancor più aspro attorno al Chievo, ma quando dal cilindro uscì Obi sul centrocampo di D’Anna un po’ di sereno spuntò. Anche se Castro era altra pasta. Un’illusione però Obi, niente di più, alimentata più che altro dal suo passato. Dagli squarci nell’Inter di Benitez, Mancini, Ranieri, Leonardo e Stramaccioni, passando da Donadoni al Parma e quindi il periodo al Toro. Sempre una spia che s’accendeva e si spegneva sul più bello. Sempre con quelle fasce possenti ma delicate a ridurne il potenziale. Sei mesi al Chievo, a gennaio il viaggio verso Alanya, a sud della Turchia con vista sul mare. Senza quasi mai rimettersi a correre per davvero. Ancora infortunato, ma con altri due anni di contratto ed un ingaggio non proprio digeribilissimo. Sul mercato ma mai voluto davvero da nessuno. Alla periferia di Veronello fino a lunedì, in Serie B dove non era mai stato prima. Motivo in più per tornare il carro armato che il Chievo non ha mai visto davvero. •

Alessandro De Pietro
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Serie A

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6
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