23 agosto 2019

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21.12.2018

«Matey fulcro della squadra Una storia tutta da scrivere»

Emanuele Birarelli con Matey Kaziyski a muro contro Toncek Stern nel match vinto con Latina FOTOEXPRESSEmanuele Birarelli con Matey Kaziyski a Villa dei Cedri  FOTOEXPRESS
Emanuele Birarelli con Matey Kaziyski a muro contro Toncek Stern nel match vinto con Latina FOTOEXPRESSEmanuele Birarelli con Matey Kaziyski a Villa dei Cedri FOTOEXPRESS

Tra i più felici per l’arrivo a Verona di Matey Kaziyski c’è Emanuele Birarelli, suo compagno di squadra a Trento ai tempi d’oro. Ritrovarlo dopo tanti anni in squadra è, come ha detto, un grande regalo. È l’occasione per scrivere una storia tutta nuova insieme. Ma questa volta con i colori gialloblù. Ora si inizia a ragionare? Tutte le cose hanno bisogno di tempo e di lavoro. Matey è un grandissimo giocatore ma nulla è automatico nello sport. Nel breve periodo ci può dare una mano come punto di riferimento, a prendersi la responsabilità nei momenti importanti: è la sua caratteristica. È abituato a farlo e questo forse a volte finora ci è mancato. Avere delle sicurezze. E questo potrebbe fare Matey, essere un punto di riferimento. Ovvio che dobbiamo lavorare, bisogna trovare l'intesa. Per il resto non sono io che devo presentarlo, stiamo parlando di un giocatore che ha dominato nel mondo della pallovolo in ogni campo dove ha giocato. La squadra come lo ha accolto? Molto bene, c'è stata anche tanta sorpresa. Perché per quelli magari un po' più giovani lui è stato l'esempio a cui ispirarsi. Per me un po' meno visto che ci conosciamo da tanti anni e siamo amici. Prima che accettasse di venire ci eravamo anche parlati. Kaziyski ha detto che Birarelli è una delle regioni per cui ha scelto di venire a Verona. Questo non lo so, non voglio assolutamente prendermi questo merito. Non ho fatto nulla di che. Lui è sempre molto gentile. Io gli ho solo raccontato come è la situazione, che è ottimale per giocare a pallavolo, per dare il meglio e per esprimere il proprio potenziale. Gli ho detto che avevamo bisogno di uno come lui per aiutarci ad andare in alto e per divertirci con lui, fulcro della squadra. Poi, ovvio, ci ha pensato la società a trovare l'accordo, che non deve essere stato semplice perché parliamo di un giocatore molto importante. Quindi complimenti a tutti i soci per aver chiuso la trattativa. Che effetto fa ritrovare Kaziyski? A Trento avete dominato a livello mondiale. Una cosa particolare, non lo nego. Ci siamo conosciuti molto tempo fa, era il 2007. Lui arrivava da Mosca con Stoytchev e c'era pure Nikola (Grbic) che alzava. Vincemmo lo scudetto e l'anno successivo la Champions e poi tutto il resto. E poi arrivò pure Solé, con il quale abbiamo vinto l'ultimo scudetto a Trento, nel 2015, con Matey che era tornato dopo la Turchia, prima di andare tre anni in Giappone. Eravate voi il Kazan dell’epoca. Diciamo di sì, perché anche a livello europeo e mondiale le squadre italiane, nonostante il campionato fosse molto valido, non riuscivano a vincere. Poi è arrivata Trento. Si è ricomposta a Verona, con qualche anno in più, la vecchia colonna di Trento. Sì, vero. Quello è stato un periodo bellissimo. Ma a me piace anche guardare avanti e sapere che le cose mutano e non siamo più gli stessi di dieci anni fa. Non lo sono io, non lo è più lui. Ma non dal punto di vista tecnico. Questa è una nuova storia e quando si aprono le nuove storie bisogna riscriverle, magari in un altro stile. Quella è stata una storia, ora proviamo ad aprirne un'altra con un gruppo diverso e con un allenatore diverso e con una società diversa. Però ci lega sempre la volontà, ogni volta che andiamo in campo, di portare in alto la maglia che vestiamo. Abbiamo una grande professionalità e la consapevolezza di quello che possiamo fare, sicurezza che a volte ci è un po' venuta meno dato che in qualche partita ci siamo persi. Ora certi avversari si possono guardare con un po’ meno apprensione? Bisogna vedere. Non è automatico nulla. Può essere un trabocchetto aspettarsi che Matey risolva tutti i problemi. Magari cambiano un po' di automatismi della squadra, di sicuro è venuto qui per prendersi un po' di peso in attacco, fondamentale dove facevamo un po' fatica. Però non dobbiamo stare lì a guardare lui che schiaccia, dobbiamo aiutarlo e fare tutto il resto. La squadra deve essere complementare a quello che fa un campione. •

Marzio Perbellini
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