20 agosto 2019

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12.07.2019

Bluvolley investe nel vivaio «Faremo crescere i talenti»

Bruno Bagnoli, direttore tecnico del settore giovanile FOTOEXPRESS
Bruno Bagnoli, direttore tecnico del settore giovanile FOTOEXPRESS

Ritorna a casa, là dove tutto cominciò. Bruno Bagnoli, lo storico allenatore della Marmi Lanza, torna a Verona sotto la bandiera della Bluvolley e lo fa in una veste tutta nuova. Come già era stato detto e annunciato, sarà il direttore tecnico del settore giovanile. Una specie di allenatore degli allenatori, «ma meglio dire che lavorerò in sinergia con gli altri tecnici». Si presenta alla conferenza stampa con le idee molto chiare e tanta passione. «Ho ricevuto offerte anche all’estero», dice, «lontano da casa, ma ho preferito rimanere qui perché non sentivo il fuoco dentro, sono nelle condizioni per poter rifiutare qualcosa non mi va a genio, le cose le faccio se c’è passione e qui con Paolo Fasoli e Gian Andrea Marchesi ce n’è tanta. Questo ruolo me lo sento bene, mi calza a pennello». E spiega che tra le cose che lo hanno spinto ad accettare la proposta è stato determinante anche l'emozione indelebile del tributo che i tifosi gialloblù gli riservarono al Forum quando tornò come avversario sulla panchina di Sora. «Tutti in piedi ad applaudire, è stato un momento che mi ha commosso. Significava che a Verona qualcosa di buono avevo fratto». Eccome: il condottiero che per 7 anni guidò la Marmi Lanza ottenne una promozione in A1 nel 2004 senza mai subire una sconfitta tra coppa Italia e campionato (33 vittorie). Adesso una nuova sfida: fare crescere i giovani, strutturare il settore giovanile. «Pajenk, Maruotti, Kovar, Semenzato, Lasko, Holt, sono passati tutti da qui. Ragazzi che poi si sono affermati e che noi abbiamo avuto il coraggio di lanciare», ricorda. «Se non hai il coraggio di fare giocare i giovani difficile che crescano. Quello che conta, in generale, è fare in modo che siano messi nelle condizioni di dare il massimo». L’idea è semplice quanto efficace: mettere al centro del progetto i ragazzi e creare l’ambiente più idoneo al loro sviluppo ispirandosi a realtà come Trento e, in passato, a Treviso e Cuneo. «Il settore giovanile», spiega, «dovrà essere la terza gamba (oltre a quella sportiva e a quella economica finanziaria) di una struttura che negli anni si è affermata nel panorama della pallavolo vincendo anche una Challenge cup. Ricordo che l’ultimo anno da allenatore qui, la società era tecnicamente fallita. Si è saputa rialzare e consolidare grazie alla passione e all’intraprendenza dei soci». Ed è arrivato il momento di sviluppare, come i grandi club, la propria “cantera“ da dove i ragazzi più talentuosi potranno spiccare il volo. «Dalla prima squadra, all’under 14, dovremo seguire tutti lo stesso metodo di lavoro», spiega, «in modo che ci sia continuità nel percorso di crescita». Ma non solo, sarà necessario intrattenere anche buoni rapporti con le altre società di pallavolo sul territorio e con le scuole. Bluvolley dovrà essere un polo attrattivo per i giocatori più talentuosi. «Ma bisognerà lavorare tutti solo ed esclusivamente nell’interesse del ragazzo», sottolinea. «Metterlo al centro. E non difendere il proprio orticello. Niente campanilismi. Qui alla Bluvolley», spiega, «i giocatori potranno sfruttare la struttura e la nostra esperienza per esaltare le loro doti piuttosto di rimanere sacrificati in ambienti dove, magari, non potrebbero sbocciare. Per realizzare questo, però, ci deve essere un movimento di ricambio tra noi e le altre realtà. Non vogliamo depauperare le loro risorse sportive», spiega, «anche noi offriremo atleti ai club del territorio. Ragazzi formati e con un buon bagaglio tecnico che se non potranno aspirare all’alto livello almeno potranno alzare la qualità dei campionati minori. Bisognerà lavorare in squadra». •

Marzio Perbellini
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