12 luglio 2020

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17.08.2019

Addio a Gimondi
monumento del
ciclismo italiano

Era simbolo di un’Italia felice, che ora appare ancora più vuota e lontana. Felice Gimondi, un monumento dello sport italiano, ha scelto l’estate per andarsene, la stagione del Tour de France, uno dei grandi giri che ha conquistato nella sua lunga e straordinaria carriera. La morte lo ha colto in mare, quello sì ambiente inusuale per un ciclista abituato alle ampie pianure e alle grandi salite. Lo ha colto un malore mentre faceva il bagno nelle acque di Giardini Naxos, nei pressi di Taormina, dove era in vacanza insieme alla famiglia. Inutili tutti i tentativi di intervento.

 

Gimondi, che avrebbe compiuto 77 anni il 29 settembre, era sofferente di cuore e secondo i soccorritori sarebbe rimasto vittima di un infarto. Il cuore, che insieme a due gambe d’acciaio lo aveva spinto spesso oltre i limiti, facendogli toccare tra il 1965 e il 1979 tutte le vette della gloria sportiva in un palmares unico, che comprende tra l’altro tre Giri d’Italia, un Tour de France, una Vuelta, un Mondiale, una Roubaix, una Sanremo e due Giri di Lombardia. Vittorie ma anche sconfitte, in una stagione d’oro del ciclismo che viveva su grandi rivalità. In Italia, i suoi "nemici" erano Vittorio Adorni (classe ’37) e Gianni Motta (’43) ma sulla sua strada si trovò troppe volte davanti il "Cannibale", Eddy Merckx. «Stavolta perdo io». è il commento a caldo del campionissimo belga, che si dice distrutto. «Perdo prima di tutto un amico e poi l’avversario di una vita. Abbiamo gareggiato per anni sulle strade l’un contro l’altro, siamo diventati amici a fine carriera. L’avevo sentito due settimane fa, come capitava ogni tanto».

 

Anche Motta fatica a credere alla scomparsa del "nemico". «È un colpo durissimo, mi lascia senza parole. Eravamo nemici sempre, ma c’era grande rispetto. Con lui e ne va un pezzo della storia d’Italia e anche della mia». C’era il campione, ma non solo. Romano Prodi, ex presidente del consiglio e grande esperto di ciclismo, è commosso nel ricordare Gimondi. «Di lui mi ha colpito soprattutto l’aspetto umano, lo stile della persona. Era così quando correva, è rimasto tale a fine carriera. Mi dispiace davvero che il Paese perda un uomo come lui, era veramente un personaggio di grande spessore». Prodi ricorda l’imprenditore, li«uomo che dopo aver lasciato lo sport è riuscito a costruire e a gestire «strutture economiche importanti con saggezza, calma e serenità».

«Una tristezza enorme. C’è rammarico, delusione, un pianto nel cuore», dichiara il presidente della Federciclismo, Renato Di Rocco. «L’oro al mondiale 1973 è il ricordo più bello. Felice era una persona che stava bene con tutti ed era apprezzato da tutti». «Ho avuto un solo idolo nella mia vita: Felice Gimondi», le parole del ct azzurro, Davide Cassani, tra i tantissimi a reagire con dolore e stupore alla notizia. «Oggi è un giorno triste», afferma il sindaco di Bergamo, la sua terra d’origine, dove non era difficile incrociarlo, ancora in sella alla bici da corsa, e dove da anni organizzava la Gran Fondo Felice Gimondi, frequentata da migliaia di appassionati. Una minima parte di colore che lo hanno visto vincere tanto e lo ricordano con rispetto e nostalgia.

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